Bambole russe

2005, Commedia

Recensione Bambole russe (2005)

Il clima spensierato e multilinguistico dell' "appartamento" e dell'età del divertimento, qui si trasforma in un approfondimento sul tema dei trentenni che navigano a vista.

Mattia Nicoletti

Vendesi appartamento per sopraggiunta maturità

Sono passati cinque anni da quell'appartamento spagnolo a Barcellona pieno di allegria e di incoscienza, e Xavier è ormai giunto alla soglia dei trent'anni. La sua vita è tutt'altro che soddisfacente. Il conto perennemente in rosso, un lavoro da giornalista tappabuchi, una serie di relazioni sentimentali leggere e volanti non sono i successi che Xavier si aspettava. Ma ora è tempo di class reunion, di incontrare nuovamente i vecchi amici dei tempi dell'Erasmus, dell'università, dell'era della spensieratezza, in un occasione che formalizza l'essere diventato adulto: il matrimonio di uno dei suoi amici.

Klapisch aveva giurato che non avrebbe mai fatto il seguito di uno dei suoi film, ma l'occasione de L'appartamento spagnolo era troppo ghiotta. Infatti, senza necessariamente scomodare il grande Truffaut, Cedric Klapisch, con questo film ha consolidato la collaborazione con il bravo Romain Duris (Xavier) come se la propria via cinematografica fosse indissolubilmente legata alla trasposizione regista-attore (Truffaut-Leaud-Doinel, ricordate?). Entrambi crescono, mutano, affrontano la vita, nella rappresentazione sul grande schermo di elementi e valori reali. La realizzazione quindi delle Bambole russe è frutto di un percorso di crescita sia del cineasta che del protagonista (l'idea è venuta a Klapisch quando si trovava a San Pietroburgo).
E' chiaro che sia impossibile nell'analisi del film prescindere dal primo "episodio" e per questo motivo il clima spensierato e multilinguistico dell' "appartamento" e dell'età del divertimento, qui si trasforma in un approfondimento sul tema dei trentenni che navigano a vista. L'uso dei clichè quindi che funzionavano benissimo e facevano vivere agli spettatori il clima dell'Erasmus, qui per forza di cose, diviene una modalità interpretativa dolce-amara dei primi scontri con i problemi dell'esistenza. L'atmosfera manca della sottile magia e del gioco delle parti caratteristica fondamentale del lungometraggio precedente (per approfondire le incertezze amorose del protagonista), e solo occasionalmente sono presenti situazioni e battute divertenti che conferiscono il tono da commedia. Tuttavia si deve notare come l'intento di Klapisch sia quello di fotografare i tempi della maturità dei personaggi per dare una continuità non tanto sul tono quanto sui contenuti, ottenendo in definitiva buoni risultati.

Chi ha vissuto una vera riunione di classe, anche a vent'anni di distanza, sa cosa significa incontrarsi e confrontarsi nella vita vera, non quella delle speranze, ma quella dura della realtà.

Recensione Bambole russe (2005)
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