Veep, una politica tutta da ridere

Erede di The Thick of It e di In The Loop, Veep è una frizzante e irriverente comedy dedicata alla spietata satira delle sfere più alte della politica e interpretata da una magnifica Julia Louis-Dreyfus, pluripremiata con l'Emmy per tre serie diverse.

Veep, una politica tutta da ridere

Bill Maher, Jon Stewart o Stephen Colbert, giusto per citarne alcuni. La televisione USA può contare da sempre su un numero pressoché infinito di vere e proprie personalità della satira politica che con i loro show ogni giorno non fanno altro che dissacrare, evidenziare e sbeffeggiare l'intero sistema, Democratici e Repubblicani, eletti ed elettori. Ma quando si tratta di serie TV di finzione, tutti i protagonisti della politica USA vengono trattati con un tono serioso, spesso drammatico, al limite del complottistico.

A partire dal capolavoro di Aaron Sorkin, West Wing, tutto ambientato nella Ala Ovest della Casa Bianca, fino ad arrivare al grande successo recente di House of Cards, con un machiavellico Kevin Spacey che manipola tutto e tutti per i propri interessi, e passando anche per le trame terroristiche di 24, la figura del Presidente USA, il suo intero staff così come i membri del congresso, molto raramente sono trattati con leggerezza o ironia.

La donna più potente del mondo. O quasi.

Veep: Julia Louis-Dreyfus nell'episodio Tears, finale della prima stagione

Questo fino all'arrivo di Veep, nuova comedy HBO che negli USA è già alla terza stagione (e con una quarta già confermata) e finalmente approda anche in Italia su Sky Atlantic. Nella serie di Armando Iannucci, infatti, la protagonista assoluta è sì la Vice Presidentessa (la VP del titolo) degli Stati Uniti Selina Meyer, ma al contrario di quanto si potrebbe immaginare è una donna senza alcun potere, che non ha il rispetto di nessuno (a maggior ragione del fantomatico Presidente che non compare mai e che non la degna nemmeno di una telefonata) e nemmeno si può definire particolarmente diplomatica.

Come possa essere arrivata ad un ruolo di tale prestigio è un qualcosa che lo spettatore si chiederà molto spesso, soprattutto considerato lo stile più boccacesco che presidenziale ed uno staff che di certo non brilla per arguzia o visione politica. Eppure il suo assistente personale Gary Walsh (l'ottimo Tony Hale), vero e proprio uomo ombra, la segretaria Sue Wilson (Sufe Bradshaw) così come il chief of staff Amy Brookheimer (l'ex bambina prodigio Anna Chlumsky, vera rivelazione della serie) sembrano aver estrema fiducia ed affetto per Selina e sarebbero pronti a seguirla in capo al mondo. Non si può forse dire lo stesso del direttore delle comunicazioni Mike McLintock (Matt Walsh), un uomo spesso distratto e confuso, a cui infatti viene aggiunto un nuovo vice, Dan Egan (Reid Scott), giovane capace e ambizioso anche se forse non particolarmente leale. Insieme a questo gruppo di "campioni" va poi ricordato Jonah Ryan (Timothy Simons), un giovane arrogante e facilmente detestabile che fa da ponte tra l'ufficio del Vice Presidente e la Casa Bianca e che si bulla costantemente, proprio come un bambinone troppo cresciuto, del suo prestigioso ruolo.

La satira che arriva d'oltreoceano

Veep: Julia Louis-Dreyfus e Anna Chlumsky nell'episodio Frozen Yoghurt

Non è forse un caso quindi, che per prendere in giro in maniera così palese il sistema politico americano ed i suoi protagonisti si sia dovuti ricorrere ad uno scozzese (anche se di evidenti origini italiane) e al suo umorismo britannico. Iannucci infatti era stato contattato in passato da alcuni network USA quali la ABC per realizzare una versione americana della sua serie culto The Thick of It, il cui spin-off cinematografico, In the Loop aveva riscosso un discreto successo in America, arrivando perfino ad una sorprendente nomination all'Oscar per la sceneggiatura.

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Se non conoscete la serie o quantomeno il film, il nostro consiglio è di recuperarli perché scoprirete una fonte inesauribile di risate soprattutto nel personaggio, che definire sopra le righe è un eufemismo, di Malcolm Tucker, un Peter Capaldi (il nuovo Doctor Who per chi non lo sapesse) di una volgarità e una violenza verbale che probabilmente non ha eguali. Caratteristiche che in un certo senso vengono riproposte anche in Veep, seppur con meno veemenza. In ogni caso il remake americano che fu affidato al Mitchell Hurwitz di Arrested Development non andò a buon fine e il progetto rischiò di saltare una volta per tutte. Con l'inserimento della HBO però le cose cambiarono: lo stesso Iannucci fu coinvolto personalmente, anzi fu messo al centro del progetto, e la storia che nel remake fallito doveva seguire un congressman appena eletto fu spostata sulla figura del Vice Presidente.

Una protagonista da record

Julia Louis-Dreyfus impugna l'Emmy 2012 per Veep

A quel punto per funzionare serviva solo un protagonista forte, un attore o un'attrice che con il loro talento comico potessero rendere al meglio una comicità forse lontana dai gusti del pubblico americano, senza per questo far perdere nulla di credibilità ad un personaggio dal ruolo così importante. Julia Louis-Dreyfus, che aveva appena concluso la premiata serie La complicata vita di Christine, era evidentemente la scelta migliore che si potesse immaginare, non solo per l'indiscutibile verve comica ma anche per l'abitudine ad interpretare personaggi non esattamente "irreprensibili" ma non per questo meno amabili.

Dopo essere stata l'indimenticabile Elaine Benes di Seinfeld per nove anni, l'attrice ha continuato a costeggiare serie di culto (la già citata Arrested Development, ma anche I Simpson o 30 Rock) con piccoli camei e ha tentato anche la via del cinema con buon successo (recentemente l'abbiamo vista in sala, anche in Italia, con Non dico altro), ma è proprio con Veep che ha finalmente ritrovato un ruolo degno del suo talento ed è appunto proprio in questi anni con la serie di Iannucci che ha conquistato non solo decine di premi ma anche infranto ogni record diventando l'attrice più nominata della storia degli Emmy, nonché l'unica ad aver vinto il premio per tre diverse commedie.

Polticamente scorretta e disallineata

Facile capire quindi che la vera punta di diamante della serie sia proprio la sua Selina Meyer, con le sue continue gaffe, i suoi sfoghi rabbiosi e i repentini pentimenti, il suo linguaggio volgare e certamente molto lontano dall'immaginario classico della classe dirigente statunitense. Per capirci, con il Presidente Bartlet di West Wing, Selina o chiunque altro del suo staff si sarebbe ritrovato senza lavoro dopo pochi minuti. Ma appunto qui un Presidente non c'è, o almeno non si vede, ed è così che l'ufficio del VP vive spesso nel più assoluto caos, senza una reale guida e senza un'idea chiara di quello che stanno facendo o perché lo stanno facendo.

D'altronde uno dei punti di forza di Veep è proprio il suo essere ambigua e ambivalente nel messaggio e nel prendere delle posizioni, tanto che da anni ormai negli USA si è creato un dibattito per individuare il partito politico di appartenenza di Selina. C'è chi dice repubblicana, chi invece democratica: tutti sembrano voler fare a gara ad associare comportamenti scorretti e infelici all'avversario e alle loro spalle se la ride Iannucci, nuova serpe in seno della politica americana, arrivato dalla Gran Bretagna per prendersi gioco di tutti e tutti, senza distinzioni. E che invece che fermarsi, mira sempre più in alto.

Veep: Julia Louis-Dreyfus nell'episodio Chung, della prima stagione

Conclusione

Facendo perno sulla straripante comicità della migliore Julia Louis-Dreyfus da 15 anni a questa parte, e su un cast di supporto di tutto rispetto, Veep riesce a divertire e a convincere, anche se manca probabilmente quel guizzo che potrebbe farla entrare nella storia delle serie TV. In un momento storico in cui le serie drammatiche di alto profilo abbondano ma le le comedy scarseggiano, la serie HBO può tranquillamente riempire il vuoto lasciato da 30 Rock e diventare un punto riferimento per un divertimento adulto e di qualità.

Luca Liguori
Redattore
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