A proposito di Schmidt

2002, Commedia

Recensione A proposito di Schmidt (2002)

A proposito di Schmidt può sembrare una commedia, ma non lo è. Può sembrare la lotta di un uomo contro il mondo che lo schiaccia, ma non lo è.

Elena Da Prato

Uomini e mostri

A proposito di Schmidt può sembrare una commedia, ma non lo è. Può sembrare la lotta di un uomo contro il mondo che lo schiaccia, ma non lo è. E' semplicemente il racconto di come un uomo anziano (magnificamente interpretato da un Jack Nicholson in stato di grazia), spento, senza più stimoli e senza più aspirazioni, improvvisamente si renda conto che quello che pensava di sé era completamente sbagliato. E di come la sua magnifica vita in verità lui l'ha persa per strada, aspettando e sperando per qualcosa che cambiasse le carte in tavola e che non è mai arrivato.

Warren Schmidt non riesce più a parlare con i suoi cari, non riesce più a parlare con i suoi amici; l'unico contatto che ha con la sua umanità e soprattutto con i sentimenti che tiene sepolti nel suo cuore è un bambino che ha adottato a distanza, Ndugu. Solo a lui, che non ha mai visto di persona, Warren riesce a confessare i suoi reali sentimenti, quelli che nascono quando gli vengono rivelate le piccole miserie e le grottesche ironie della sua vita. Perchè se Warren è un perdente, le persone che incontra sono comunque mostri come lui, con i loro egoismi e le loro fissazioni, piccoli esseri che si dibattono per un attimo di felicità in un mondo perennemente grigio: la moglie con le sue piccole manie, la figlia che da lui vuole solo soldi, il genero che si rivela un ipocrita della peggior specie (un irriconoscibile Dermot Mulroney) e una suocera fisicamente debordante (grande Kathy Bates). E con tutto questo Warren dovrà andare a patti, perchè siamo uomini e non dei e la strada per accettarci passa anche attraverso i piccoli atti di bontà.

Mentre Warren viaggia per l'America, attraverso luoghi conosciuti e un pochino banali, compie anche un viaggio interiore, che gli svela i propri difetti e le sue piccole meschinità, ma che gli permetterà anche di trovare un pò di compassione per se stesso, per accettarsi per quello che è e per perdonare agli altri quello che sono. Scoprirà così che non può rimanere attaccato a rapporti che ha idealizzato e che non esistono più, ma che comunque rimane ancora qualcosa di bello nella sua vita, a dispetto degli altri e di se stesso.

Questo film si rileva un'opera inusuale per il cinema americano, una piccola parentesi poetica a cui Jack Nicholson dà voce e sembianze, in un ruolo differente dai suoi soliti. Gli fanno da contraltare il resto del cast, perfetti anche loro, e una regia lieve e leggera, senza però essere superficiale. Una piccola gemma da vedere e rivedere.

Recensione A proposito di Schmidt (2002)
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