Blade: Trinity

2004, Azione

Recensione Blade: Trinity (2004)

Il film propone uno scontro di dimensioni teoricamente epiche, opponendo il granitico Snipes nientemeno che al Principe delle Tenebre: il risultato, però, delude a causa di una sceneggiatura esile e di una regia piatta e ripetitiva.

Uno scontro che delude

Dracula incontra il Diurno. Questo terzo e (a quanto pare) ultimo episodio della saga dedicata al celebre cacciatore di vampiri, propone uno scontro di dimensioni teoricamente epiche, che porta nella serie uno dei personaggi più affascinanti (e rappresentati) dell'immaginario letterario e cinematografico contemporaneo. Uno scontro che appare l'ideale per un ultimo capitolo, ma che purtroppo, per limiti di sceneggiatura abbastanza evidenti, non riesce a coinvolgere né ad aggiungere un qualche elemento di interesse ad una saga che inizia a mostrare, con sufficiente evidenza, tutti i crismi della ripetitività.

Il film si apre con un prologo ambientato in Iraq (riferimento casuale?), in cui un gruppo di vampiri si cala in uno scavo per disseppellire il corpo di una creatura antichissima, addormentata da secoli; un successivo dialogo ci spiega che si tratta del principe dei vampiri, chiamato nel corso dei secoli con vari nomi, al quale Bram Stoker si ispirò per scrivere il suo romanzo. In seguito troviamo il protagonista, impegnato in una delle sue "ronde" a caccia di succhiasangue, che durante un inseguimento finisce per uccidere quello che poi si rivelerà un essere umano: catturato dall'FBI e additato all'opinione pubblica come un pericoloso criminale, Blade scoprirà di essere vittima di un complotto ordito dai vampiri per neutralizzarlo. La successiva liberazione ad opera di un grupppo di giovani ammazzavampiri denominati "Nightstalkers", preparerà il terreno allo scontro del Diurno contro il suo temibile avversario.

Ai limiti intrinseci di un prodotto pensato e realizzato come pop-corn movie, limiti in fondo comuni a tutta la saga ispirata al personaggio della Marvel, se ne aggiungono qui di altri, dovuti soprattutto ad una regia poco convincente (ai comunque validi Stephen Norrington e Guillermo Del Toro è subentrato il più anonimo sceneggiatore David S. Goyer), e al trattamento poco lusinghiero riservato all'ingombrante antagonista, che non ha nulla del carisma e della carica di sensualità e inquietudine che gli sono stati sempre propri, e si riduce qui a un monoespressivo body-builder che forse entrerà nella storia per aver rappresentato la più inadeguata incarnazione del personaggio. Wesley Snipes è monolitico e statuario come sempre, ed è affiancato stavolta da un partner come Ryan Reynolds che gli garantisce l'indispensabile contraltare di ironia, e dalla bella (e atletica) Jessica Biel, agguerrita cacciatrice di non-morti.

La regia di Goyer accentua l'estetica da videogame della saga (in alcune sequenze, specie nella parte finale, sembra di assistere ad una partita ad un "picchiaduro"), ma confeziona sequenze d'azione alla lunga ripetitive e stancanti, non aiutato in questo da una lunghezza eccessiva (113 minuti) che sicuramente agevola di molto l'elemento noia. La fotografia è abbastanza curata, e conferisce al film il look dark già proprio degli altri due episodi (anche se presente qui in misura minore, date le molte sequenze ambientate di giorno), ma questo non supplisce ai limiti di una sceneggiatura piuttosto esile e di una regia, come detto, caratterizzata da una notevole ripetitività.

Si può parlare dunque, complessivamente, di un terzo episodio poco riuscito, che, pur mantenendo alcune caratteristiche di base, oltre ai limiti fisiologici, della saga di cui fa parte (nessun Blade, in fondo, è mai stato paragonabile o si è mai voluto paragonare al Vampires di John Carpenter), pecca di presunzione nel voler mettere al centro della storia un personaggio che avrebbe meritato ben altro trattamento, e non riesce a evitare la trappola della ripetitività. E la prossima volta che il Principe delle Tenebre sarà risvegliato dal suo sonno, si spera non abbia più il volto monoespressivo di Dominic Purcell e sia inserito in una storia che abbia qualche motivo di interesse in più.

Recensione Blade: Trinity (2004)
Marco Minniti
Redattore
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