Recensione Ortone e il mondo dei Chi (2008)

A convincere è soprattutto la messa in scena di 'Ortone', che conferma quanto di buono fatto in passato dallo studio che ha dato vita a Scrat e compagni, sia dal punto di vista dell'evoluzione tecnica che da quello del risultato artistico.

Universo in miniatura

Approda nelle sale italiane Ortone e il mondo dei Chi, reduce da un buon successo al botteghino in patria, dove è uscito a metà marzo incassando 45 milioni di dollari nel primo week-end di programmazione e diventando il miglior incasso di apertura del 2008. Un successo dovuto sicuramente al richiamo fornito dai doppiatori dei protagonisti del film, ma anche dall'autore del libro da cui la storia è tratta, quel Dr. Seuss a cui si devono oltre quaranta libri per l'infanzia, spesso sfruttuto da televisione e cinema, e qui per la prima volta oggetto di un adattamente in animazione 3D, realizzato dallo studio Blue Sky, noto in tutto il mondo per i due film de L'era glaciale e Robots.

Protagonista della storia è l'elefantino Ortone, che sente un grido d'aiuto provenire da un granello di polvere che fluttua nell'aria. Incuriosito, Ortone scopre che la particella ospita la città di Chi-non-so e decide, contro tutto e tutti, di portarla in un luogo sicuro per metterla in salvo, convinto che "una persona è sempre una persona, non importa quanto sia piccola".
Nella versione originale è Jim Carrey a dare letteralmente vita ad Ortone, definendone la personalità con la sua interpretazione in fase di doppiaggio, vera e propria guida per gli animatori della Blue Sky, a cui fa da contraltare Steve Carell nel ruolo del Sindachi, unico dei Chi con cui Ortone riesce a comunicare. Altri nomi noti completano il cast di voci americane, da Seth Rogen a Will Arnett e Carol Burnett, sostituiti per l'italia da Christian De Sica (nel ruolo di Ortone), Paolo Conticini (il Sindachi) e Veronica Pivetti (la Cangura).
La sceneggiatura del film, ad opera di Ken Daurio e Cinco Paul si mantiene semplice, alternando il viaggio di Ortone per mettere il salvo il granello di polvere alle più folli situazioni della città di Chi-non-so, richiamando nella voce fuori campo la scrittura in rima usata a volte dall'autore.

Ma a convincere è soprattutto la messa in scena di Ortone, diretta da Jimmy Hayward e Steve Martino, entrambi all'esordio dietro la macchina da presa virtuale ma non senza esperienza nel campo dell'animazione, con partecipazioni a diversi lungometraggi Pixar, da Toy Story a Alla ricerca di Nemo per il primo, e come art director a Robots per il secondo. I due riescono a confermare quanto di buono fatto in passato dallo studio che ha dato vita a Scrat e compagni, sia dal punto di vista dell'evoluzione tecnica che da quello del risultato artistico. Lo stile grafico e narrativo dell'autore fornisce un punto di riferimento prezioso, che permette a tecnici ed animatori dello studio di avere dei binari da seguire e di poter trovare un'impronta originale ed allo stesso tempo consolidata: bastano poche occhiate al look dei personaggi per notare l'ispirazione del Dr. Seuss, sia nella costruzione dei modelli 3D degli stessi, sia nell'elasticità dei loro movimenti, che richiama anche tanta animazione tradizionale, che sempre più i mezzi tecnici del 3D riescono a riprodurre nel feeling e nel calore, così come negli espedienti visivi. Molta attenzione, infatti, viene rivolta dai tecnici non solo ai movimenti di camera vertiginosi, usati per dare la giusta vivacità alle sequenze della città di Chi-non-so, ma anche alla realizzazione dei dettagli, dal pelo che ricopre i Chi ai loro bizzarri capelli, ed alla naturalezza del loro movimento in base al vento ed agli spostamenti d'aria.
Altro artificio tecnico sviluppato dalla Blue Sky e lo schiaccia e allunga, efficace per riprodurre degli effetti di elasticità e morbidezza del tratto del Dr. Seuss, ma anche quelle deformazioni tanto comuni nel campo dell'animazione a mano.

Dopo Il Grinch e Il gatto e il cappello matto, giunti in sala nell'ultimo decennio con un basso livello qualitativo, il popolare autore per l'infanzia trova finalmente un adattamente cinematografico che gli rende giustizia. E lo studio Blue Sky si conferma una valida alternativa al predominio indiscusso della Pixar nel campo dell'animazione 3D.

Movieplayer.it

4.0/5