Una Venezia da ridere

Tante risate in sala e negli incontri con la stampa, il più delle volte figlie di una comicità non voluta da registi, sceneggiatori, divi e falsi divi.

Maria Vittoria Galeazzi

Sarà per sdrammatizzare un'edizione del festival di Venezia non del tutto brillante, ma conviene ricorrere - o rifugiarsi- in pacificanti, derisorie, ingiustificate, consolatorie risate.
Eleggeremmo in una immaginaria top ten la spiazzante apertura del film francese L'autre: la protagonista che prende a martellate il suo doppio nello specchio e, non contenta, si tira un definitivo colpo in testa con l'attrezzo. In tanti considererebbero questa scena come un'immagine simbolica di questa 65° Mostra un po' deludente, ma per evitare di scadere nel deprimente tanto meglio scandagliare i momenti divertenti.
Nella lista c'è certamente un Takeshi Kitano pittore senza talento, in Achilles and the Tortoise, che tenta in ogni modo di sperimentare l'arte moderna, anche facendo picchiare la moglie da un pugile professionista dai guantoni verniciati o facendosi affogare in una vasca per dipingere un post mortem transitorio e finire quasi per rimetterci la pelle. Una delle battute elette invece per il geniale cinismo è quella di uno dei personaggi di 35 rhums di Claire Denis che, davanti alla lei che lo ama ed è convinta di essere la ragione del suo rifiuto di lasciare la sua vecchia casa, dichiara deciso: "Ora che è morto il gatto, posso finalmente partire".

Hanno fatto ridere quasi fino alle lacrime i personaggi di Joel e Ethan Coen nel film d'apertura Burn After Reading - A prova di spia, primi tra tutti i due "belloni" George Clooney e Brad Pitt declassati - o se si vuole eccellentemente elevati - a credibilissimi deficienti. Vedere il più bel biondo di Hollywood nei panni di un istruttore di palestra sciroccato che balla disco music sul tapis roulant o si finge una spia imitando malamente il personaggio di un film, è stata una delle perle dell'intero festival.
Risate ci state anche per il drammatico film di Ozpetek Un giorno perfetto, questa volta a suo malgrado, per una scena costruita nell'orripilante tentativo di commuovere: Nicole Grimaudo flirta senza una precisa ragione con il figlio del suo compagno (di cui è rimasta tra l'altro incinta) e, portata davanti ad un murales dipinto con impressionante e inverosimile realismo dal ragazzo, si mette a raccontare di quando da piccola era in vacanza non si sa bene dove, con chi, perché (?).

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Un'altra involontaria risata italiana è sfuggita per la dichiarazione di Pupi Avati in conferenza stampa, quando, per sottolineare l'impronta autobiografica data al protagonista di Il papà di Giovanna, ha voluto raccontare di essere sempre stato convinto di aver amato più sua moglie di quanto lei abbia amato lui. Nessuno gli aveva chiesto niente o era minimamente interessato, ma c'è chi di sé non vuole parlare e chi ha bisogno di confidarsi.
Una carrellata di sketch esilaranti ha collezionato invece il grottesco Sell Out! di Yeo Joonhan, per la Settimana degli autori. Tra i tanti tocca l'apice della comicità un momento apparentemente drammatico in cui, al partire di una canzone struggente in sottofondo, appaiono sullo schermo le parole del testo, come per essere cantate tipo karaoke dal pubblico.
Il regista malese consiglia un modo per arrivare a fine festival, della serie "canta che ti passa"!

Una Venezia da ridere
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