Una mappa per Cameron Crowe

Il regista di Vanilla Sky presenta al lido l'ultima creatura, Elizabethtown; lo accompagna buona parte del cast.

Cameron Crowe presenta fuori concorso alla 62 Mostra del Cinema di Venezia il suo ultimo lavoro, Elizabethtown, atipica storia d'amore che sboccia sullo sfondo di un colossale fiasco lavorativo e di un funerale. Protagonisti Orlando Bloom e Kirsten Dunst, presenti al Lido insieme al regista e a Susan Sarandon, che qui interpreta il ruolo della madre di Bloom, vedova novella intenta ad elaborare il lutto recente tuffandosi nei corsi di cucina e tip tap.

Elizabethtown ci regala un happy end totale, visto che il protagonista, dopo l'iniziale fallimento della scarpa da lui disegnata sul mercato, alla fine ottiene il successo anche sul piano lavorativo. Il finale era questo anche nello script originale o è stato cambiato durante le riprese per esigenze produttive? Cameron Crowe: Il finale è stato questo fin dall'inizio, volevo che il successo arrivasse quasi in modo magico, quando Drew (Orlando Bloom n.d.r.) ha capito il valore di amore e famiglia, ridimensionando l'importanza del proprio lavoro. Molti vivono con l'ossessione del successo e del fiasco, quando ciò accade sembra che tutto crolli, poi la vita prevale e soffoca questo problema. Grazie all'aiuto di Claire (Kirsten Dunst n.d.r.) Drew diventa una persona più completa e più consapevole.

La musica, in Elizabethtown, ha un ruolo preminente, per certi versi sembra quasi che venga prima del film. Cameron Crowe: Amo la musica, è sempre stata una parte fondamentale della mia vita, mi piace molto quando completa la storia, infatti la uso durante le riprese per creare un clima particolare sul set, per dare la giusta atmosfera ad ogni scena.

Quale è il significato della mappa che Claire regala a Drew alla fine del film? Cameron Crowe: La mappa rappresenta il viaggio che tutti noi vorremmo intraprendere, coadiuvati dai consigli di chi sa viaggiare. E' tutto organizzato in modo perfetto, c'è la musica giusta per ogni luogo, i posti chiave che occorre visitare perché rivestono, ognuno in modo diverso, particolare importanza. Il viaggio ti cambia, modifica te stesso e le tue priorità.

Elizabethtown ruota attorno al tema della morte. Quale è stato il vostro approccio con questo argomento? Susan Sarandon: La morte serve a renderci più consapevoli della vita, il film fa capire che spesso cadiamo in trappole disperandoci per cose secondarie e rinunciando a ciò che è veramente importante. Le catastrofi sono il momento in cui si impara di più.

Cameron Crowe: Personalmente mi è piaciuta molto l'idea di invertire l'ordine naturale delle cose cominciando là dove gli altri finiscono, con una morte, e chiedermi: "E ora che succederà"?

Quanto ha influenzato le performance attoriali l'uso della musica sul set? Orlando Bloom: Cameron è un grandissimo regista, in alcune scene, mentre stavamo girando, alzava la musica al massimo e noi dicevamo: "Allora non va bene?" Invece serviva a creare questa atmosfera magica, a farci entrare nei personaggi. La sua gioiosa irriverenza è straordinaria. Non so come farò ad andare avanti senza Cameron.

Kirsten Dunst: La sceneggiatura era già scritta in modo musicale, quando mi sono presentata al provino Cameron mi ha fatto sentire la musica della scena e tutto è andato a posto.

La scena del funerale è piuttosto cupa, e crea una certa inquietudine. Per caso questa è legata all'atmosfera che si respira attualmente in America a causa della situazione politica internazionale? Cameron Crowe: Questa osservazione è veramente interessante. Se un regista, quando gira, riesce a far si che ognuno, vedendo il film, vi proietti i propri sentimenti personali allora ha fatto bene il proprio lavoro. Io non ho pensato specificatamente a questo mentre giravo, ma il mio film parla anche della paura e di come essa può essere sconfitta grazie alla comunione, alla solidarietà, all'unione tra le persone. Se si è soli non si può andare avanti nella vita.

Una mappa per Cameron Crowe
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