Viaggio d'estate

2009, Commedia

Recensione Viaggio d'estate (2009)

My One and Only è una commedia convenzionale ma piacevole, con la Zellweger in un ruolo che si addice particolarmente al suo tipo fisico e al suo stile di recitazione.

Una mamma on the road

Arriva finalmente sul grande schermo il tribolato progetto scritto da Charlie Peters e abbracciato da Richard Loncraine, il regista della piacevole commedia romantica Wimbledon e del Riccardo III mckelleniano. Tra brillantina, romantiche serenate e lussuose Cadillac, My One and and Only è una integrale colorata immersione nell'atmosfera anni '50 USA, e un perfetto veicolo per Renée Zellweger, che ha il look e l'espressività perfetti per ruoli leggeri e "nostalgici" come quello di Anne Devereaux. La signora in questione, stanca delle infedeltà e della superficialità del coniuge, direttore d'orchestra di successo, decide di piantarlo da un giorno all'altro trascinandosi dietro i figli adolescenti, Robbie e George, per un improbabile coast to coast alla ricerca di un nuovo marito. Tra New York e Los Angeles, tra ex fiamme e nuove incontri, Ann imparerà a cavarsela da sola, e i suoi figli vivranno esperienze significative per la loro età.

Renee Zellweger in una scena di My One and Only
I due ragazzi, interpretati da Logan Lerman e Mark Rendall, sono valide spalle per la Zellweger, anche se soprattutto il secondo è relegato a un ruolo decisamente macchiettistico. Se Kevin Bacon è sprecato nei panni del marito fedifrago, Renée, come detto, è davvero a suo agio con i boccoli da diva e una Kelly di Hermès al braccio; il film, purtroppo, non è altrettanto brillante, e, sebbene costellato di battute riuscite e diretto con buon ritmo, difetta di autentica propulsione narrativa. Nonostante la "missione" di Ann, decisa a dare una lezione al marito e a trovare un compagno dnaroso e ripettabile che si occupi di lei e dei ragazzi, My One and Only non è una commedia romantica, e il personaggio principale manca dello spessore che potrebbe indurci a palpitare e a fare il tifo per la causa della sua emancipazione. L'elemento più sensibile è senz'altro il rapporto della donna con il figlio minore, gestito però con eccessiva sbrigatività e superficialità anche nei momenti più critici.
Per i fan di Renée Zellweger, e per chi, di revival Fifties, non ne ha mai abbastanza.

Recensione Viaggio d'estate (2009)
Alessia Starace
Redattore
2.0 2.0
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