Brothers & Sisters

2006 - 2011

Una famiglia perfettamente imperfetta

Con 'Brothers & Sisters' la serialità made in Usa ci da un'altra lezione, mostrandoci come si possa parlare di famiglia senza il falso moralismo e l'imperante pedagogismo della fiction nostrana.

Luigi Fruscio

"Ce l'hai con me perché ho mandato mio fratello Justin in guerra, perché l'ho sbattuto in prima linea? E' ridicolo!"
Alzi la mano chi si ricorda una battuta lontamente simile nei dialoghi di qualsiasi fiction di casa nostra.
Una madre e una figlia divise dalle proprie opinioni sulla guerra che se le dicono in faccia senza remore e senza mezze parole.
Spiace ammetterlo, senza essere tacciati di facile esterofilismo, ma dalle parti nostre un dialogo così intenso è merce ancora rara anzi già esaurita prima che il teleutente possa decidere di metterla nel suo carrello-tv.
Il dialogo riportato è uno dei momenti topici di una delle serie americane più in voga del momento.

Brothers & Sisters, in onda su FoxLife ogni mercoledì alle 21:55, racconta le complicate relazioni dei Walker, una numerosa famiglia californiana dei nostri giorni composta da padre, madre e cinque figli (tre fratelli e due sorelle).
La serie vanta un cast d'assoluto livello, tra cui spicca la Calista Flockhart della mitica serie tv Ally Mc Beal, qui in stato di grazia dopo le fuggenti e dimenticabili esperienze cinematografiche degli ultimi anni.
Appese al chiodo le sue mitiche faccette da imbranata, Calista in questa serie è Kitty, una dura e pura ancorwoman di un seguitissimo talk show americano in cui non fa mistero del suo fervente credo repubblicano.
Questo la porterà ad avere un rapporto fortemente conflittuale con l'altra figura femminile centrale della serie, la madre Nora (Sally Field, icona del cinema a stelle e strisce, tra gli altri Forrest Gump e Fiori d'acciaio), donna intelligente e persa d'amore per i suoi figli ma anche risoluta e determinata quando deve difendere le sue idee democratiche dalla sua adorata figlia guerrafondaia.
A tenere le redini del nucleo familiare e dell'azienda di famiglia c'e' il patriarca William Walker (Tom Skerrit, il papà di Tom Cruise in Top Gun) che però ci regala solo un cameo con la sua repentina morte, teaser del primo episodio della serie.
E poi c'è Sarah (Rachel Griffiths, già vista in Six Feet Under), donna in carriera con famiglia a carico, perennemente in conflitto con sé stessa per il suo ruolo di madre-assente, lontana anni luce dal clichè della mamma protagonista delle fiction italiane, sempre presente e sempre pronta a riscaldare le lasagne in cucina.
Justin (Dave Annable, Reunion), invece, è il piu' piccolo e il piu fragile ma in realtà anche il più coraggioso, che non esita a partire per l'Afghanistan istigato dalla sorella interventista, pur di conquistarsi quell'affetto e quella stima che il padre non ha voluto mai manifestargli apertamente e che finirà per aprirgli le porte dell'inferno della tossicodipendenza.
E ancora, Kevin (Matthew Rhys), rampante avvocato gay con qualche problema in affari di cuore. Non il gay alla "Commesse" con la voce in falsetto e sempre triste e reietto ma un gay bello come il sole e perfettamente inserito nell'America che conta, con un lavoro ben remunerato e gessato di ordinanza. Insomma proprio "quello di cui non lo penseresti mai".
E infine, Tommy (Baltahazar Getty, Alias), il fratello maggiore che gestisce l'azienda di famiglia.
Solido come una roccia, il tipico uomo d'altri tempi senza macchia e senza difetti, ma in realtà debole e "difettoso" come tutti, intento a specchiarsi nella perfezione incarnata dal padre imperfetto.

Di fronte a un concentrato così variegato e complicato di natura umana, difficile non accorgersi del valore e della superiorità della fiction made in Usa.
Una fiction che per DNA è a vocazione internazionale, che fa riflettere grazie a un perfetto gioco di immedesimazione, che ha nella forza apologetica del racconto e nella maniacale attenzione al prodotto le sue armi segrete.
Una fiction che rifugge le mille agiografie che imperversano nella fiction nostrana, che non rincorre ma si fa cercare dal suo pubblico, che immancabilmente non perde un suo appuntamento.
Una fiction, infine, in cui la recitazione non è un optional ma un valore aggiunto chiavi in mano di un prodotto curato nei minimi dettagli e che per questo alle volte è appeal anche più del grande schermo per le guest star hollywodiane che fanno la fila per centellinare i loro camei nelle serie più seguite.

La famiglia di Brothers & Sisters non è la famiglia che abita accanto al granaio del "Mulino Bianco", ma è una famiglia che cerca di accettarsi con tutte le sue debolezze e le sue contraddizioni.
Una famiglia in cui poter parlare di tutto senza cercare all'esterno altri interlocutori e in cui i segreti hanno vita breve e le bugie, come sempre, le gambe corte.
Una famiglia rappresentata in tutte le sue perfette imperfezioni, senza inutili moralismi e senza preoccuparsi delle eventuali critiche dei family supporters, gli adulatori di un'idea di famiglia spesso lontana da quella reale, da quella famiglia che tutti i giorni cerca di recitare al meglio il suo ruolo in quel film bellissimo ma in chiaro-scuro che è la vita.

Una famiglia perfettamente imperfetta
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