Ritorno a Spoon River

2015, Documentario

Ritorno a Spoon River: l'America di provincia tra passato e presente

Nene Grignaffini e Francesco Conversano con Ritorno a Spoon River raccontano l'America di provincia attraverso i celebri epitaffi di Edgar Lee Masters a cent'anni dalla pubblicazione della sua celebre antologia del 1915.

Ritorno a Spoon River

2015 – Documentario

Ci sono libri che più di altri colpiscono generazioni trasversali di lettori, influenzando i loro gusti ed il loro immaginario, unendo personalità e storie intime diverse grazie ai personaggi raccontati in quelle pagine. Uno degli esempi più celebri riguarda sicuramente Holden Caulfield, l'adolescente ribelle ed irresistibile nato dalla penna di uno degli autori più importanti del '900, J.D. Salinger, con il quale l'autore ha dato vita ad una nuova fase della letteratura americana con il suo romanzo manifesto, The Catcher in the Rye. Oltre quarant'anni prima, un avvocato/scrittore dell'Illionis, Edgar Lee Masters, pubblicò tra il '14 e il '15 sul Mirror di St. Louis, una serie di poesie confluite poi ne L'Antologia di Spoon River, raccolta che, sotto forma di epitaffi, raccontava a ritroso la vita delle persone dell'omonima e fittizia cittadina americana del titolo, sepolte nel cimitero comunale. Sebbene, però, Spoon River fosse solo un luogo immaginario, l'ispirazione per le storie nasceva dalle esperienze dei concittadini dell'autore che venne isolato dalla comunità carica di risentimento nei suoi confronti per averne svelato aspetti privati, fragilità e difetti. Una raccolta arrivata in Italia, in lingua inglese, in un contesto storico molto complesso come quello del secondo conflitto mondiale e dell'egemonia fascista che osteggiava la cultura non in linea con l'ideologia di partito. A tradurlo una giovanissima Fernanda Pivano - messa in carcere per questo - che se ne innamorò dopo averlo ricevuto in prestito dal suo insegnante/mentore, Cesare Pavese.

Ritorno a Spoon River: una scena del documentario

A cent'anni dalla sua pubblicazione oltreoceano, i registi Nene Grignaffini e Francesco Conversano sono tornati nelle zone raccontate da Edgar Lee Masters per omaggiare l'opera dello scrittore e scoprire le analogie tra l'America di ieri e quella di oggi grazie alla lettura di alcuni suoi componimenti affidata ad altrettanti cittadini dell'Illinois, tra Lewinstone e Petersburg, due piccole comunità divise dal fiume Spoon River, che costituiscono un ponte ideale tra passato e presente.

Il ventre molle dell'America

Ritorno a Spoon River: un'immagine del documentario

Quello che colpisce immediatamente lo spettatore è la meravigliosa fotografia realizzata da Roberto Cimatti in un bianco e nero nitidissimo che lo catapulta in una dimensione temporale parallela nella quale il confine tra passato e presente è evidenziato solo nel profilo architettonico del paesaggio, negli arredamenti delle abitazioni dei lettori/personaggi. Con lentissimi movimenti di macchina i registi scrutano da vicino le esistenze di chi si è prestato a far rivivere le parole dei defunti protagonisti dell'Antologia, entrando nelle loro case, nei loro luoghi di lavoro, filmando dettagli, oggetti e piccole particolarità che ci parlano di loro per la manciata di minuti nei quali leggono uno degli epitaffi, sempre in linea con la loro personalità o impiego. "Quando siamo partiti avevamo scritto ai sindaci per farci aiutare a trovare le persone che poi avrebbero letto le poesie. In entrambe le città, nelle sedi del comune, le leggevano tra di loro e a seconda dei temi o dei personaggi si consultavano e facevano il casting per noi! Quando li abbiamo incontrati erano tutti giusti e le loro case con questi oggetti ci aiutano a raccontare chi sono oggi quei personaggi" racconta Nene Grignaffini. Con delle inquadrature che ricordano gli scatti dei grandi fotografi del '900 americano, Ritorno a Spoon River, è un ritratto sincero dell'America di provincia dei nostri giorni, un luogo colmo di contraddizioni nel quale si susseguono diner con le salse e le zuccheriere sempre colme sui tavoli, onnipresenti bandiere a stelle e strisce, predicatori, villette a schiera, negozi di armi, viali alberati, pompieri, salotti rivestiti di tappezzerie barocche e pick up. Simboli di un Paese raccontato attraverso i brani di una raccolta scritta cent'anni prima ma ancora attualissima. L'ho letta a quindici anni su suggerimento di mia sorella. All'inizio di quegli epitaffi non comprendevo a fondo il senso, poi me ne sono innamorata e con Francesco abbiamo provato a raccontarlo cento anni dopo. La prima cosa da fare era capire dove e come andare. A Petersburg è sepolto Edgar Lee Masters, mentre a Lewinston c'è la famosa collina della celebre poesia The Hill" aggiunge la Grignaffini.

Ritorno a Spoon River: un'immagine del documentario di Francesco Conversano e Nene Grignaffini

Una poesia nella poesia

Ritorno a Spoon River: un'immagine tratta dal documentario

L'Antologia di Spoon River, raccolta dalla quale Fabrizio De Andrè trasse ispirazione per l'album Non al denaro non all'amore né al cielo, è omaggiata nel documentario presentato nella sezione Festa Mobile del Torino Film Festival che si attesta come vero e proprio reading cinematografico nel quale i lettori non si limitano a declamare l'epitaffio scritto da Edgar Lee Masters ma concludono dicendo cosa vorrebbero ci fosse scritto sulla propria lapide a racchiudere in poche parole tutta la loro esistenza, accompagnati dalle musiche tra il blues e l'onirico (che ricordano le composizioni di Angelo Badalamenti, realizzate da Andrea Carrieri e Gianni Lenoci. "Sono poco meno di 2000 abitanti divisi nelle due comunità dal fiume Spoon River. Lì c'è il cuore della provincia americana ed il film è una lunga poesia fatta di poesie. Le emozioni raccontate sono le stesse di cento anni fa. Abbiamo scelto ventisei poesie lette da altrettanti interpreti tra le oltre duecento che secondo noi, oggi, potevano ancora avere un senso come temi e argomenti fuori dal tempo, attuali cento anni fa come tra duecento" ha sottolineato la regista. Un documentario nato, quindi, dalla condivisione della comunità con i due registi italiani di un comune sentire che ha dato vita ad un lavoro intenso ed originale, penalizzato forse da un'eccessiva lunghezza che appesantisce l'ultima parte dell'opera. "Hanno partecipato con entusiasmo. C'è stata una condivisione pazzesca da parte loro e da parte della troupe grazie alla quale abbiamo potuto raccontare la provincia americana ed intavolare un discorso sull'assenza, sul pieno e sul vuoto ricollegandoci al lavoro di Raymond Carver e al suo discorso di luoghi, gesti ed oggetti che partono da un dettaglio" ha concluso Francesco Conversano.

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Manuela Santacatterina
Redattore
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