L'intrus

2004, Drammatico

Recensione L'intrus (2004)

L'irritazione deriva dall'assoluta autocompiacenza della regista, che si sofferma con gusto discutibile per interi minuti su particolari del tutto irrilevanti, inframezzandoli con inserti di camera a spalla e riprese panoramiche verso l'infinito.

Un viaggio al cloroformio

Esistono film belli e brutti. Limpidi o incomprensibili. Ed esistono anche I film irritanti: è il caso de L'intrus (L'intruso) di Claire Denis, che porta sul grande schermo un racconto autobiografico del filosofo Jean-Luc Nancy. La storia è quella del viaggio di Louis Trebos (un intenso Michel Subor), malato di cuore e in attesa di un trapianto cardiaco. Dopo essersi in qualche modo assicurato il trapianto, Louis vaga dalle montagne francesi in Svizzera, gira l'Europa e poi finisce in Asia, nei mari del sud, apparentemente alla ricerca di se stesso ma soprattutto per sistemare alcune cose importanti e convivere con il nuovo cuore (che è l'intruso del titolo).

L'irritazione deriva dall'assoluta autocompiacenza della regista, che si sofferma con gusto discutibile per interi minuti su particolari del tutto irrilevanti, inframezzandoli con inserti di camera a spalla e riprese panoramiche verso l'infinito. Il tragico è che il film dura oltre due ore, quando la reale storia poteva essere sviluppata in metà tempo e con poche pagine di sceneggiatura, anche perchè i dialoghi sono pochi.

Alcune scene, soprattutto quelle paesaggistiche e quelle girate con gli animali, sono certamente belle, anche perchè la Denis dimostra di avere notevole abilità per certe riprese; purtroppo rovina il tutto assestando sulla testa dello spettatore una bottiglia piena di cloroformio e indugiando troppo a lungo in ramificazioni del racconto che appaiono insignificanti. In altre occasioni ritmi lenti e riflessivi sono funzionali alla vicenda, qui invece appaiono solo come una pura forma di esibizionismo.

Il finale, incredibilmente, regala perfino un sussulto, ma non fa sobbalzare sulla sedia. Anche perchè a quel punto il problema è di essere ancora svegli.

Recensione L'intrus (2004)
Privacy Policy