Ti lascio perché ti amo troppo

2006, Commedia

Recensione Ti lascio perché ti amo troppo (2006)

Alessandro Siani non cede alla tentazione di interpretare sè stesso, ma ha l'umiltà di mettersi al servizio del film e della storia, riuscendo a renderla autentica nonostante la semplicità (o forse banalità) eccessiva.

Un ciclone napoletano

Napoli oggi è una città di contraddizioni, divisa tra la voglia di modernità che una metropoli europea giustamente pretende ed una radice tradizionale ed antica a cui non può sfuggire. In questo contesto partenopeo, molti artisti di ogni campo, dal teatro alla musica, diventano eroi popolari.
E' uno di questi artisti, adorato dal popolo di Napoli, che fa il suo debutto cinematografico con Ti lascio perchè ti amo troppo: Alessandro Siani.

Siani è un cabarettista di Napoli, uno che viene dal popolo, che conosce e sa rappresentare la gente della sua città. Uno di quelli che ce l'ha fatta, che ha ottenutto anche alcune importanti vetrine nazionali in cui potersi mettere in mostra. Quello su cui il produttore Mauro Berardi ha deciso di puntare per poter bissare il successo che venticinque anni fa gli regalò Massimo Troisi con Ricomincio da tre.
Qui in veste anche di sceneggiatore, l'attore napoletano interpreta Mariano, giovane di Napoli, uno come tanti, lasciato dalla ragazza con la insensata frase che dà il titolo al film.
Depresso ed avvilito, Mariano coglie l'occasione del momento e decide di ospitare una turista brasiliana, Ana Paula, fingendo che la propria casa sia un Bed & Breakfast.
Tra situazioni imbarazzanti ed incomprensioni, Mariano poco a poco ritroverà la felicità perduta e tra i due scoccherà l'amore.

Quando si realizza un film intorno ad un personaggio conosciuto in un diverso ambito, il rischio che si costruisca il film su di lui, lasciando che il resto passi in secondo piano, è notevole.
In questo caso, la trama è banale, semplice e per niente originale, ma ha il pregio di non essere soltanto un contenitore per gli sketch dei protagonisti, di provenienza cabarettistica e quindi facilmente propensi a questo tipo di impostazione. Accompagnato con efficacia dai suoi colleghi teatrali Francesco Albanese, anche co-sceneggiatore, e Lello Musella, Siani non cede alla tentazione di interpretare sè stesso, ma ha l'umiltà di mettersi al servizio del film e della storia, riuscendo a renderla autentica nonostante la semplicità (o forse banalità) eccessiva. La recitazione del comico non è, però, esente da difetti, soprattutto laddove fa il verso a Troisi od in un paio di sequenze in cui l'anima cabarettistica prende il sopravvento (come nella scena della discoteca), facendo cadere il livello del film.
Al suo fianco spiccano la sicurezza di una caratterista come Nunzia Schiano, la professionalità di Clara Bindi e la leggerezza di Mariana Braga.
I personaggi si muovono in una Napoli fotografata con calore e modernità da , rappresentata soffermandosi sui luoghi meno noti e cercando di darle una veste diversa da quella che il cinema la obbliga ad indossare abitualmente. Il tutto accompagnato diligentemente dalla musica composta da Sal da Vinci ed arrangiata da Ciro Caravano.

Sono molte le citazioni più o meno volute del film, richiami più o meno velati alla cultura popolare, partenopea e non: si pensi al padre silenzioso, che ricorda, seppur in modo diverso, il Così parlò Bellavista di Luciano De Crescenzo, o la stessa Brasiliana ospite in casa che in qualche modo strizza l'occhio ad Un sacco bello di Carlo Verdone.
Nel complesso, il film richiama, per la sua leggerezza, Leonardo Pieraccioni e il suo Il ciclone, più che i film di Massimo Troisi, a dimostrazione di un'impostazione che cerca di non limitarsi a Napoli, di andare oltre nella volontà di conquistare un pubblico diverso.

Dal già citato capolavoro di Troisi sono passati ben venticinque anni, ma i due film non sono paragonabili nè per impostazione, nè per qualità, nè, si spera, per pretese autoriali. L'unico parallelo è forse nel produttore e forse nella sua speranza di ottenere un successo nazionale simile, ma quelle sugli incassi del film sono considerazioni che non spettano a chi scrive, e che solo il tempo, ed il botteghino, potranno rivelare.

Recensione Ti lascio perché ti amo troppo (2006)
Antonio Cuomo
Redattore
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