Recensione Come lo sai (2010)

Dopo sei anni di assenza James L. Brooks torna al cinema con una nuova commedia romantica, raccontata attraverso i toni delicatamente ironici che contraddistinguono da sempre il suo stile.

Un amore splendido

E' universalmente riconosciuta la capacità umana di affrontare qualsiasi tipo d'imprevisto, tenere a bada il destino più avverso e all'occasione risolvere una crisi famigliare dalle proporzioni devastanti. Eppure basta scontrarsi con la fatidica, quanto complessa scelta dell'anima gemella per assistere al crollo di qualsiasi certezza. Se poi questo avviene in un momento di fragilità e insicurezza personale, la catastrofe è praticamente assicurata. In sintesi, come essere certi di aver trovato l'amore della propria vita senza incorrere in danni irreparabili? Questa è esattamente la domanda cui Lisa Jorgenson non riesce a dare una risposta. Presa da un difficile periodo di transizione e dall'irrefrenabile necessità di distrarsi, si trova inaspettatamente a metà strada tra due relazioni sentimentali senza sapere quale direzione prendere. Abbandonarsi tra le braccia di Manny, un affascinante e spensierato giocatore di baseball troppo concentrato su sé stesso per portare avanti una relazione equilibrata, o accettare le timide avance di George, dolce e goffo uomo d'affari perseguitato dalla sfortuna e da un padre troppo scaltro? Questo è il dilemma che, almeno una volta nella vita, ha accomunato il genere umano e che trascina la giovane Lisa e i suoi pretendenti in un vortice emotivo capace di rimettere nuovamente in moto le loro vite.


Dopo sei anni di assenza James L. Brooks torna al cinema con una nuova commedia romantica, raccontata attraverso i toni delicatamente ironici che contraddistinguono da sempre il suo stile. Dai successi di Voglia di tenerezza sono trascorsi quasi tre decenni, ma la capacità di misurare con particolare cura i livelli "cromatici" della vita è rimasta assolutamente inalterata. Una dote, in questo caso, messa al servizio di una sceneggiatura elegante e ben modulata, che utilizza l'umorismo come un naturale arricchimento della vicenda e non come un effetto speciale da sfoggiare ostentatamente. Poco apprezzato negli Stati Uniti, Come lo sai riporta indietro le lancette a una preziosa cinematografia vecchio stile, che non riesce proprio a prescindere dalla raffinatezza della parola e dall'importanza del ritmo. Il risultato è una commedia che nasce dalla fusione di due tra le più famose varianti del genere. Gli elementi narrativi della screwball e della sophisticated comedy si sfumano all'interno di una modernità, in cui i presupposti dell'annoso rapporto tra uomo e donna sono decisamente mutati. La battaglia dei sessi non è più di moda. Il suo posto è stato occupato da un confronto meno isterico e più produttivo, all'interno del quale i protagonisti fanno spazio a un interrogativo antico come il mondo: come sai di essere veramente innamorato?

Afflitto, sfortunato ma mai vittima dell'autocommiserazione, il trio messo in campo da Brooks si affanna più o meno coscientemente nell'individuazione dei segni riconoscitivi del vero amore e i risultati sono a dir poco sorprendenti: dall'infantile stupore di un narcisista con ancora molto da imparare, alla costante ma rispettosa aspettativa di un ottimista a tutti i costi, fino all'improvvisa illuminazione di una giovane donna pragmatica e reattiva. Una moltitudine di sentimenti espressi attraverso una varietà di toni, che Brooks armonizza come un esperto direttore d'orchestra. In questo modo l'istrionico talento di Owen Wilson si fa più sommesso, mentre l'attitudine al genere di Paul Rudd e di Reese Witherspoon determina il ritmo su cui si muove questo microcosmo in cui l'innamoramento non tormenta e non chiede il pagamento di alcun prezzo. Il fine ultimo è creare la melodia di un sentimento che sa ciò che vuole ed ha imparato a chiederlo. Un principio stucchevole e anacronistico, se vogliamo, ma ancora irresistibilmente romantico perché, come il cinema ci ha spesso ricordato, l'amore è una cosa meravigliosa.

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4.0/5