Bonsái

2011, Drammatico

Recensione Bonsái (2011)

Pervaso da una grande tenerezza e nostalgia, il film di Jimenez rievoca la passione degli amori giovanili e allo stesso tempo parla di libri in maniera adorante e sottile.

Un amore da coltivare

Julio ed Emilia si conoscono all'università parlando di Proust. O meglio, mentendo su Proust; pare che sia una menzogna molto diffusa, tra giovani e meno giovani, quella di affermare di aver letto la Recherche. Ma loro hanno vent'anni e non importa come inizino a esplorarsi, la loro è la storia che risuonerà negli anni, che determinerà le loro vocazioni e i loro aneliti,
i loro interessi e le loro solitudini, per sempre vivida e per sempre emozionante perché amplificata dall'intensità della giovinezza.

Come un romanzo, Bonsai procede alternando capitoli sul presente e sul passato, raccontando con grande tenerezza e dolce partecipazione quell'amore giovanile di cui Julio, che otto anni dopo Emilia è un uomo solo e misterioso, decide di scrivere, non sapendo che avrà presto notizie dell'antica fidanzata.

Diego Noguera e Nathalia Galgani sono i protagonisti del film Bonsái di C. Jiménez (2011)
Non si tratta certamente di un'espediente nuovo, ma il film riesce a distanziare in maniera efficace il protagonista dal sé stesso più giovane, riempiendo di meraviglia l'epoca in cui lui ed Emilia si sono amati, e di magia il procedimento della scrittura, che rende tutto possibile.

La piantina di trifoglio che Julio regala ad Emilia, simbolo dichiarato della fragilità del loro amore, si trasforma, nel presente, nel bonsai che dà il titolo al film: una pianta creata dall'uomo e non dalla natura, a cui solo cure costanti, meticolose ed esperte permettono di sopravvivere, come Emilia sopravvive nella scrittura. Per questo il più delle volte l'amore giovanile consuma sé stesso: non siamo in grado, se non con qualche anno in più alle spalle, di coltivare una cosa pulsante e delicata e preziosa come un romanzo, o come un amore, o come una vita, con l'impegno necessario, impegnati come siamo a imparere a vivere, e a mentire in maniera convincente sulla Recherche. E, in qualche caso, non lo saremo mai.

Recensione Bonsái (2011)
Alessia Starace
Redattore
3.0 3.0
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