The Illusionist

2006, Avventura

Recensione The Illusionist (2006)

Lì dove sembrava impossibile che l'immagine potesse riscattare il potere evocativo e sobrio della parola, ci ha messo lo zampino (e soprattutto la fantasia) Neil Burger.

Alessandra Sciamanna

Tutti i trucchi dell'illusionista

Dopo Interview with the Assassin (2002), vincitore del Woodstock Film Festival e del Festival di AVignone, il regista-sceneggiatore Neil Burger torna con una particolare pellicola, frutto di un'interessante commistione di generi. Tratto infatti dal celebre racconto Eisenheim the Illusionist di Steven Millhauser (vincitore di un Pulitzer), questo film combina il racconto fantastico con la politica, l'amore con la magia, lasciando aleggiare anche, nell'atmosfera, qualche venatura horror.

L'intreccio prende vita nelle strade della Vienna di fine Ottocento, dove si va affermando prepotentemente la figura di Eisenheim (Edward Norton), l'illusionista più geniale d'Europa. Il suo carisma e il suo forte ascendente sul popolo riecheggiano sino alle porte della residenza del Principe ereditario Leopold (Rufus Sewell) che, incuriosito, si reca ad un suo spettacolo insieme alla principessa Sophie von Teschen (Jessica Biel). Convinto che il lavoro di Eisenheim sia tutta una truffa, il principe è deciso a smascherarlo, dopo il suo spettacolo. Se non fosse che, durante un trucco sul palco, il mago e la principessa Sophie, amici d'infanzia, si riconoscono, con la rinascita di un amore forzatamente taciuto per anni. E' sfida aperta tra Eisehneim e Leopold. A complicare la vicenda c'è anche il Capo Ispettore della polizia Uhl (Paul Giamatti). Da serio uomo di legge qual è, nel suo mondo non può rientrare certamente la magia; piuttosto viene vista come qualcosa da controllare, da tenere a bada.

Si apre come una classica favoletta d'amore, e promette di restar tale per tutta la durata del film, se non fosse che, alcuni elementi esterni alla vicenda amorosa, lo rendono particolarmente godibile. Innanzitutto l'atmosfera che si respira, ombrosa, intrisa di colori cupi, sfumati, quasi fossero ritoccati con i pastelli. Artificiale, quel tanto che basta, ma comunque di "plastica".
Poi la magia, che non è insita solo nella trama, nelle vicende, poiché lo spettatore stesso è nel mezzo di un'illusione, convinto di avere di fronte qualcosa di tangibile, a volte addirittura prevedibile, che in realtà non lo è. Tutto ciò che sembra, poi non appare. Il confine tra realtà e magia si fa sottilissimo, proprio come quello tra il potere e la corruzione, tra la vita e la morte.

Lì dove sembrava impossibile che l'immagine potesse riscattare il potere evocativo e sobrio della parola, ci ha messo lo zampino (e soprattutto la fantasia) Neil Burger. Sembrava davvero arduo trasformare in film qualcosa di fortemente astratto come la magia, l'illusione. Eppure ci è riuscito, facendo (forse non volutamente) proprio di quelle scene, la vera essenza di The Illusionist.
I trucchi magici di Eisenheim, durante i quali l'artista piega le leggi della natura a suo piacimento, davanti ad un pubblico incredulo e sbigottito, sono ricercati, molto suggestivi, e mai banali; sono inoltre rappresentativi del fatto che la gente ha bisogno di credere in qualcosa di soprannaturale, di prodigioso.
Nel finale, tuttavia, il film sembra ricordarci che siamo dalle parti di Hollywood. Si chiude in modo scontato, rincorrendo un effetto che forse non era necessario... ma molti gradiranno lo stesso.

Recensione The Illusionist (2006)
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