Tra le nuvole

2009, Commedia

Recensione Tra le nuvole (2009)

Liberamente tratta dall'omonimo romanzo di Walter Kirn, Tra le nuvole è una commedia dolceamara che affronta temi di grande importanza e di grande valore in special modo di questi tempi, tempi interconnessi e iperglobalizzati in cui ci si illude che basti costruire lo stesso aeroporto con gli stessi negozi in ogni città del mondo per riuscire a far sentire le persone a casa.

Tutti abbiamo bisogno di un copilota

E' di George Clooney dalla testa ai piedi il personaggio protagonsita di Tra le nuvole, e non avrebbe potuto essere di nessun altro attore. Ryan Bingham è un po' come lui: ha 45 anni, è molto affascinante, ha una vita movimentata, un lavoro molto ben pagato che lo rende libero, ipertecnologico, veloce e senza vincoli, né oggettivi né affettivi. Vivendo la maggior parte del suo tempo in aereo Ryan è uno di quei viaggiatori privilegiati da tutte le compagnie cui basta strisciare una qualsiasi carta di credito o un qualsiasi badge per aprire ogni tipo di porta ed avere accesso a lussi e scorciatoie. Tutto quello di cui ha bisogno per vivere, o meglio quello di cui lui pensa di aver davvero bisogno per vivere, entra comodamente in un trolley di medie dimensioni e nelle tasche della sua giacca, ma nonostante la sua vita cronometrata e sempre piena zeppa di appuntamenti Ryan è un uomo abituato a guardare il mondo dall'alto, è vivace e allegro, dotato di grande ironia e di un forte senso autocritico ma è un individualista, uno che non concepisce quanto sia importante condividere con gli altri quel che si ha e che si vive, forse perchè non è abituato a pensare al futuro, non è abituato a pensare quasi a nulla, per usare una metafora calcistica non è di quei giocatori che si ferma per un attimo a guardarsi intorno prima di lanciare la palla. Sarà forse colpa del suo lavoro, un mestiere complesso che lo ha abituato a pensare solo a se stesso e lo ha trasformato in una scheggia impazzita che gira il mondo ma che essenzialmente non sa dove sta andando. Ryan è infatti un tagliatore di teste, uno che si guadagna da vivere licenziando la gente in giro per gli Stati Uniti per conto di una società di intermediazione usata dai manager di grandi aziende al momento di effettuare riduzioni del personale. Il suo tristissimo e sbiadito monolocale è ad Omaha ma Ryan ci passa in tutto una ventina di giorni all'anno. Quando qualcuno in aereo gli chiede dove vive lui risponde "esattamente qui, su questo sedile, tra le nuvole". Sarà l'incontro con due donne, una giovane ed efficientissima 'ottimizzatrice' aziendale ed una viaggiatrice misteriosa e bellissima a svegliarlo dal suo torpore, a farlo uscire dal suo bozzolo di individualità e di egoismo, a fargli cambiare idea sull'amore e sui legami familiari, sull'importanza di prendersi degli impegni sentimentali e non solo lavorativi, di sentirsi veramente a casa e di trovare finalmente il prprio posto nel mondo.

George Clooney in una scena di Up in the Air
Un altro anti-eroe, un altro personaggio provocatorio, un'altra storia avvincente e ricca di umanità per Jason Reitman, che già con il bellissimo Juno e con Thank You For Smoking ci aveva regalato due realtà diverse ma unite nella particolarità di non esser per forza positive e ottimiste, e di voler sfidare in ogni momento le aspettative dello spettatore medio. Liberamente tratta dall'omonimo romanzo di Walter Kirn, Tra le nuvole è una commedia dolceamara che affronta temi di grande importanza e di grande valore in special modo di questi tempi, tempi interconnessi e iperglobalizzati in cui ci si illude che basti costruire lo stesso aeroporto con gli stessi negozi in ogni città del mondo per riuscire a far sentire le persone a casa. In realtà negli aeroporti, come ovunque, ognuno di noi vive per conto suo, legge, ascolta musica in cuffia e ha smesso di parlare e di sorridere a chi gli passa a fianco o chi gli sta seduto di fronte. L'unica ancora di salvezza in un modo divenuto così arido e freddo sono gli affetti, la famiglia, gli amici, persone che ami e che vuoi ti circondino in ogni istante della tua giornata per tutta la vita. Su questo si è concentrato Reitman durante l'adattamento del romanzo, sfruttando l'onda emozionale di grande cambiamento che in quel periodo investiva la sua vita e la sua routine quotidiana con il matrimonio e la paternità.

Si respira in ogni inquadratura questo suo cambiamento rispetto ai film precedenti sebbene sia rimasta intatta la sua capacità di umanizzare e rendere amabili anche personaggi che di positivo e di umano sembrano avere poco. Diversi i cambiamenti che Reitman ha voluto apportare alla storia originale e molte anche le sfumature che ha voluto realizzare, aggiungendo personaggi e situazioni al limite del surreale che riescono a mantenersi sempre saldamente aggrappati all'assurda realtà del mondo di oggi. La crisi economica mondiale che ha scatenato il fallimento di migliaia di società in tutto il mondo ha poi dato al cineasta figlio d'arte (uno dei pochi che non lo è solo di nome ma anche di fatto) la spinta necessaria a far decollare (mai verbo fu più azzeccato...) la realizzazione di questo piccolo grande film ambientato più Tra le nuvole che sulla terraferma.

George Clooney e i bagagli ribelli di Up in the Air
Missione compiuta anche stavolta per Reitman, che è riuscito a realizzare (nel senso stretto del termine) una storia estrema sfruttando pienamente il potenziale emotivo contenuto nei personaggi e il talento attoriale di un George Clooney in stato di grazia, presente dalla prima all'ultima inquadratura, capace di restituire un'incarnazione perfetta e senza sbavature di Ryan Bingham. Il finale non proprio lieto contribuisce poi a rafforzare il significato dell'intera opera e ad umanizzare personaggi che sembrano sempre senza speranza, senza via d'uscita e pronti ad implodere. Reitman sembra ormai aver trovato la sua strada e confermare la sua predilezione per la narrazione di storie fuori dai canoni che quando meno ce lo si aspetta prendono pieghe e curve a dir poco imprevedibili. La sua scrittura arguta e mai superficiale, i dialoghi ritmati, veloci e pieni di sarcasmo pungente contribuiscono poi a donare al film e ai suoi personaggi quel pizzico di delicata negatività che è un po' in tutti noi. Comunque la si pensi su certi argomenti è un dato di fatto che la vita a due sia più bella e spesso anche più facile. Per dirla in termini aeroportuali, c'è sempre bisogno di un co-pilota.

Recensione Tra le nuvole (2009)
Luciana Morelli
Redattore
3.0 3.0
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