Recensione Toy Story 3 - La grande fuga (2010)

Toy Story 3 arriva nelle sale italiane con una storia senza momenti di stanca, che scivola con incantevole freschezza verso un finale toccante e perfetto nel chiudere il cerchio della serie, iniziata quindici anni fa dal primo lungometraggio che ha fatto conoscere al mondo quel piccolo miracolo che si chiama Pixar.

Tornare bambini, per diventare adulti

Sono passati undici anni per noi spettatori da Toy Story 2, ed una decina sono trascorsi anche per Woody, Buzz e compagni. Ma soprattutto per il piccolo Andy alla vigilia della partenza per il college, evento che segna l'inizio del suo cammino verso l'età adulta. E' il momento di lasciarsi alle spalle gran parte della vita da ragazzo: la stanzetta che andrà alla più piccola Molly, il cane Buster, una mamma tra l'orgoglioso ed il commosso per l'imminente partenza, ed i giocattoli che hanno dato vita alle sue giornate. Compagni di giochi ed avventure immaginarie, come quella adrenalinica, spettacolare e creativa dei primi cinque minuti di Toy Story 3 - La grande fuga, ma anche, e più di ogni altra cosa, compagni di vita per il piccolo Andy, come solo i giocattoli, in linea con quello che è il loro vero ruolo, sanno esserlo per ogni bambino che si rispetti.
La pulizia della cameretta fa sì che, per un disguido, il gruppo che fa capo a Woody e Buzz finisca nell'asilo Sunnyside, luogo apparentemente da sogno per tutti loro: d'altra parte cosa c'è di meglio di un posto come un asilo, pieno di bambini con cui giocare tutto il giorno, cinque giorni su sette?

Non tutto è perfetto come sembra, perchè il luogo è controllato dal perfido orsetto Lotso Grandi abbracci, che relega i nuovi arrivati nella temibile stanza del bruco, nella quale devono sopravvivere ai giochi selvaggi e spietati del bambini più piccoli. Una stanza gestita come un campo di concentramento, da cui è difficile scappare.

La storia pensata da Andrew Stanton e John Lasseter, il gruppo storico che è alle spalle degli altri due capitoli della serie, concretizzata nella sceneggiatura di Michael Arndt (premio Oscar per Little Miss Sunshine) è in perfetto equilibrio tra i suoi diversi elementi e si avvale della regia di Lee Unkrich che li sa sottolineare con ritmo, emozioni ed intuizioni visive di rilievo: divertente al punto giusto, emotivamente efficace e ricca, con la giusta dose di tensione nelle atmosfere opprimenti della sua parte più carceraria, con il brillante piano d'evasione dall'asilo-lager messo a punto da Woody ed i suoi amici, sullo sfondo di un'ambientazione che sa passare con disinvoltura dall'innocente apparenza diurna al minaccioso look notturno in cui ogni oggetto si deforma, dalle strutture gioco del cortile che appaiono come torrette di guardia alle molle che sembrano filo spinato.

Nuovi personaggi, creativi, a tratti geniali, sempre divertenti, animano le due stanze dell'asilo: se Lotso è un cattivo esemplare, non sono da meno i suoi scagnozzi ed in particolare un non sveglissimo Ken, mostratoci nella sua ostentata opulenza che culmina in una impagabile sfilata di abiti a beneficio dell'amata Barbie.
Ma soprattutto una storia che non ha momenti di stanca, che scivola con incantevole freschezza verso un finale toccante e perfetto nel chiudere il cerchio della serie, iniziata quindici anni fa da Toy Story, primo lungometraggio che ha fatto conoscere al mondo quel piccolo miracolo che si chiama Pixar.

La solita cura dei dettagli, dalle infinite citazioni, interne al mondo Pixar e non (tra i giocattoli dolci e ben trattati della piccola Bonnie c'è anche un Totoro); un uso della terza dimensione funzionale alla storia (si pensi alla sua totale assenza nella sequenza che simula la ripresa amatoriale, fatta dalla madre di Andy, del figlio ancora bambino impegnato a giocare con il suo amato gruppo di amici/giocattoli), mai invasivo o stancante; la ormai scontata raffinatezza dell'aspetto tecnico, qui al suo meglio in sequenze che impressionano per il quantitativo di oggetti presenti in scena e mirabilmente animati nella definizione di un mondo mai realistico, ma assolutamente credibile, un aspetto che ha il suo culmine nella complessa scena della discarica; l'incredibile livello emotivo di un film che intrattiene i più giovani ed arriva a commuovere gli adulti in più di un'occasione.
Tutto questo ha un nome: Pixar, uno studio che ormai non smette di sorprendere e che, probabilmente, non sbaglierà mai un film.

Confermato il cast dei doppiatori principali sia in originale che nella versione italiana, nella quale Fabrizio Frizzi e Massimo Dapporto sostituiscono gli americani Tom Hanks e Tim Allen. Tra i nomi nuovi italiani segnaliamo Fabio De Luigi e Claudia Gerini a dar voce alla coppia formata da Ken e Barbie, Gerry Scotti nel ruolo del Telefono chiacchierone, Giorgio Faletti e Riccardo Garrone in quelli di Chuckles e Lotso.
Sarebbe ingiusto per Teddy Newton che l'ha realizzato, chiudere senza citare il piccolo gioiello che introduce Toy Story 3: Quando la notte incontra il giorno, corto che con fantasiosa e smumeggiante creatività, sottolineata dalla musica di Michael Giacchino, mette in scena l'incontro con ciò che non si conosce, le iniziali paure dovute all'ignoranza, la meraviglia della scoperta e l'accettazione finale.

Movieplayer.it

5.0/5