Torino 2014: Il festival chiude con Dario Argento e il suo Profondo Rosso

La pellicola, prossima a festeggiare i quarant'anni, è stata proiettata nella versione restaurata.

"So che tornerò a girare qua. Si tratta della mia città di adozione che conosco anche nei suoi luoghi più misteriosi." Con queste parole Dario Argento dichiara il suo amore per Torino, chiudendo simbolicamente la trentaduesima edizione del festival con la presentazione della versione restaurata del suo storico Profondo Rosso, girato proprio tra le vie della città. Il prossimo anno la pellicola compirà quarant'anni e, per l'occasione, si prevede un ritorno trionfale in sala. Nel frattempo a Torino il regista fa un po' il punto sulla sua carriera, confermando il grande amore per il cinema, e sul futuro che lo vedrà impegnato con due progetti televisivi misteriosi, uno per il mercato americano e l'altro per quello europeo.

Da Profondo Rosso al crowdfunding

Una delle scene più inquietanti di Profondo rosso

In questi anni, complice anche la crisi economica, i metodi produttivi di un film sono profondamente cambiati. Anche a causa dell'attuale difficoltà produttiva, ha preso piede la tecnica del crowdfunding, ossia una campagna lanciata per il reperimento di fondi cui possono partecipare società e singoli. Ed è così che, con molta probabilità, prenderà corpo il prossimo progetto di Argento. Si tratta di The Sandman, film in cui vedremo la presenza di Iggy Pop e che verrà girato in Germania. "Il termine ultimo per la raccolta è l'8 gennaio. Fino ad ora si sono fatte avanti due società, Amazon e Indiegogo. La prima ha molte più influenze in oriente, mentre la seconda può coprire tutto la parte americana. Io non vedo il crowfunding come un modo per finanziare il film, quanto una possibilità per avvicinare ancora di più il mio pubblico e farli sentire partecipi stringendo con loro un rapporto. È come creare una famiglia allargata."

I film del cuore

Prima di mettersi dietro la macchina da presa, Argento ha avuto un passato da critico cinematografico, cui deve la sua formazione culturale, almeno dal punto di vista cinematografico. "Non potrei mai fare una scelta tra tutti gli autori che ho amato. Ce ne sono stati così tanti che hanno influenzato le mie visioni e il mio stile. Facendo il critico ne ho visti migliaia e ne ho amati appassionatamente molti. Per me, andare al cinema ed essere pagato per farlo è stata una delle gioie più grandi delle mia vita. Ed è proprio lì, nel buio della sala, che ho studiato per diventare un regista."

L'horror del futuro

Il pubblico americano adora le sue opere, considerandolo un maestro del genere, ma il regista non ricambia l'aamore per i nuovi prodotti horror, in particolare quelli a stelle e strisce. "Il cinema horror americano non mi fa impazzire, troppo legato alla tecnologia e racconta sempre le stesse storie. Abbiamo il solito gruppo di ragazzi che partono in una macchina per andare in una casa sperduta nella foresta. Qui bevono e si divertono fino a quando cala la notte con successivo arrivo delle presenze. Mi affascinano, invece, quelli orientali! Come i sud coreani, giapponesi e thailandesi. Li trovo che si sia ancora un interesse per i personaggi e la psicologia."

C'era Una Volta il West, ricordando Leone

Sergio Leone

Forse non sono in molti a ricordarlo, ma Dario Argento ha firmato a quattro mani la sceneggiatura di C'era una volta il West con Bernardo Bertolucci e, ancora oggi, conserva un ricordo vivo di quell'esperienza e della capacità visionaria di Sergio Leone. "Leone lo conoscevo per la mia attività di critico. I suoi film erano poco apprezzati perché considerati troppo popolari, ma io lo amavo. Sergio mi fu grato e in questo modo diventammo amici. Quando poi decise di fare il suo primo film incentrato su una figura femminile, volle rinnovare la sua squadra di collaboratori e si circondo' di persone più giovani capaci di affrontare senza remore la costruzione di un personaggio femminile. Per quel motivo scelse me e Bertolucci, regalandoci un'esperienza meravigliosa. Ricordo ancora i pomeriggi trascorsi a casa sua impegnati a scrivere e a vedere le nostre parole trasformate in scena dalla sua visione. In quel momento compresi l'importanza della macchina da presa nella realizzazione di un film. Si tratta di uno strumento che deve essere utilizzato con senso, perché ogni inquadratura deve avere anche una valenza psicologica. Ci deve essere qualche cosa, una motivazione, dietro ogni sequenza."

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