Toni Erdmann: un sorriso per Ines

Maren Ade realizza un film intelligente ed esilarante sui rapporti familiari, trascinato da un incredibile tour de force attoriale di Sandra Hüller.

Toni Erdmann: un sorriso per Ines
Toni Erdmann

2016 – Drammatico
4.5 4.5

Sette anni fa Maren Ade, regista tedesca "sponsorizzata" da Wim Wenders, era stata una delle sorprese del Festival di Berlino con il suo Alle Anderen, che vinse ben due premi, il Grand Prix della giuria e l'Orso d'argento per la migliore interpretazione la protagonista Birgit Minichmayr. Ritrovarla in concorso alla sessantanovesima edizione del Festival di Cannes ci ha riportato alla memoria i meriti di quel piccolo film con un grande cervello e un grande cuore, facendo di Toni Erdmann uno dei titoli attesi con maggiore curiosità di questo ricchissimo cartellone.

Toni Erdmann: Sandra Hüller in un momento del film

Dopo la Minichmayr, Ade dirige in Toni Erdmann un altro vulcanico talento femminile, Sandra Hüller, anche lei già vincitrice di un orso d'argento per il ruolo drammatico e delicatissimo di Requiem, per raccontare, in modo che non ha nulla di formulaico, la storia di un padre e di una figlia che cercano di ritrovarsi.

La mela lontana dall'albero

Toni Erdmann: Sandra Hüller in una scena del film

Nel mondo degli affari c'è poco spazio per i lazzi e le spiritosaggini, e nella vita di Ines, determinata consulente finanziaria, c'è poco spazio per suo padre, un insegnante di musica la cui unica vera ambizione nella vita è quella di fare ridere il prossimo. Lui vive in Germania e lei in Romania, dove lavora per un'importante compagnia, e nelle rare occasioni in cui s'incontrano, la tragica distanza che si è creata tra loro con gli anni si fa sempre più incolmabile. Dopo una visita a sorpresa a Bucarest, l'uomo si rende conto che la figlia non è affatto felice come sperava, e riparte a malincuore verso casa perché lei possa prepararasi per un'importantissima presentazione. Intanto Ines piange lacrime che sono ad un tempo sollievo e dolore, perché è incapace di stare vicino a un padre che ama. Ma la giovane donna non ha la minima idea di cosa il genitore abbia in mente per il suo immediato futuro.

Contenuto pubblicitario

Il clown e la regina di ghiaccio

Per il ruolo irriverente di un uomo capace di tutto in nome del divertimento, Maren Ade si affida all'attore austriaco Peter Simonischek, un amabile orso logorroico e refrattario all'imbarazzo che strappa risate a tutti (compreso il pubblico che assiste a Toni Erdmann) ogni volta che apre bocca. L'unica a rubargli la scena è Sandra Hüller, anche perché, pur affidandosi per divertire al faccione irresistibili e agli improbabili travestimenti di Winnfried / Toni, il film è di Ines.

Introdotta come una donna votata esclusivamente alla carriera, indotta a trascurare il padre rimasto solo con un vecchissimo cane cieco e una vecchissima madre, Ines riesce a conquistare le nostre simpatie quando vediamo quanto le tocca in sorte; i giochi di potere, le pugnalate alle spalle, il continuo lottare con le unghie e con i denti per farsi ascoltare, per non essere messa in un angolo con le altre donne. I suoi trionfi sono grandiosi, ma effimeri: c'è un'altra battaglia da combattere domani. Questa è la vita che si è scelta, ed è la vita che vuole ad ogni costo; ma non c'è da sorprendersi che abbia poco tempo da perdere e poca voglia di scherzare.

Vittima del diabolico piano paterno, Ines reagisce in maniera spesso sorprendente, e la Hüller si mette generosamente al servizio di questo tour de force emotivo e fisico. L'attrice tedesca è credibile e accattivante in ogni circostanza: la vediamo assassinare la sua presentazione; la vediamo quasi morire dall'imbarazzo causato dalle follie del padre; la vediamo cantare a squarciagola The Greatest Love of All... e la vediamo anche fare di peggio. Non vogliamo anticipare troppo delle delizie che riserva allo spettatore Toni Erdmann, ma sappiate che la Hüller è scatenata e Ines destinata a una spettacolare catarsi grazie alla "variabile impazzita" della presenza di Toni Erdmann, consulente, life coach, e ambasciatore della Germania.

Lo stereotipo no

Toni Erdmann: Sandra Hüller e Peter Simonischek in una scena del film

Per noi - e per voi, ci auguriamo, e certamente per Maren Ade - ritrovare la capacità di comunicare con chi ci ha messo al mondo, con chi ha condiviso con noi le prime, decisive esperienze è molto importante, ma non è tutto. Ciò che conta più di tutto è autodeterminarsi: sapere cosa vogliamo, rispettare chi siamo, perché noi siamo l'unica persona con cui siamo destinati a condividere tutte le esperienze, e non possiamo tradirla. Maren Ade sfiora lo stereotipo della donna ambiziosa e nubile da compatire per l'aridità della sua vita per rigettarlo con disgusto. Corteggia la dramedy sulle famiglie disfunzionali che si riavvicinano per darle una sferzata amara. E lo fa guidando i suoi interpreti con mano esperta e fermissima, gestendo i funambolici cambiamenti di tono che caratterizzano il suo film senza mai perdere il controllo. Non resta che sperare di non dover aspettare di nuovo sette anni per rivederla all'opera.

Alessia Starace
Redattore
4.0 4.0
Cannes 2016
News Film Foto Video
The Handmaiden: con Park Chan-Wook sesso, amore e colpi di scena
American Honey: voglia di partire
Privacy Policy