Tim Roth: "Il cinema italiano mi ha cambiato la vita"

Abbiamo incontrato Tim Roth al Magna Graecia Film Festival, dove ci ha raccontato il suo rapporto con il cinema italiano e quello messicano, oltre a esplicitarci la propria visione ecologista.

The Hateful Eight: Tim Roth

Lo abbiamo conosciuto con il cinema di Quentin Tarantino. Giacca nera, cravatta nera, camicia bianca. Inzuppata di sangue. Ne Le iene, Tim Roth era Mister Orange: ma una inquadratura dopo l'altra, a rantolare lì per terra in una pozza di sangue, diventava sempre più Mister Red. L'abbiamo ritrovato in Pulp Fiction, nella sequenza che apre e chiude il film: a parlare di rapine come niente fosse, con la fidanzata Amanda Plummer. E, di colpo, eccoli sopra il tavolo con le pistole puntate. "Fermi tutti, questa è una rapina!". Fermi tutti, questo è Tim Roth. Cinquantasei anni, magro, sguardo apparentemente distaccato. Ha incarnato inquietudini, tormenti, dubbi, malattie dell'anima, una serie infinita di villains, di cattivi. E tutto un campionario di intelligentissima nevrosi. Poi, c'è la purezza angelica, assoluta di Novecento, il pianista sull'Oceano del film di Giuseppe Tornatore.

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Tim Roth è stato a Catanzaro, ospite d'onore del Magna Graecia Film Festival, in corso fino al 5 agosto, che vede fra i suoi ospiti anche Riccardo Scamarcio, Michele Placido e Greta Scarano. Una nomination all'Oscar per Rob Roy, il grande successo internazionale raggiunto con Tarantino - con il quale ha anche interpretato The Hateful Eight -, Roth ha ricevuto il Magna Graecia Award, ha tenuto una masterclass, e ha presentato al pubblico Chronic, il film del messicano Michel Franco che, dopo essere stato applaudito a Cannes, fatica a trovare un'uscita nelle sale italiane. Tim Roth vi interpreta un infermiere che presta cure ai malati terminali, con l'anima perduta dentro il dolore.

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Chronic: Tim Roth con Claire van der Boo in una scena del film

Chronic, 600 Miles e il cinema messicano

Chronic: Tim Roth con Michael Cristofer in una scena del film

Chronic è un film molto personale e intenso, nel quale lei si prende cura dei malati terminali...

Era un film molto forte, molto duro, con una bellissima sceneggiatura. Lo stile di Michel Franco mi ha conquistato, al punto che ho deciso di lavorare ancora con lui.

È andato a lavorare con i giovani talenti in Messico.

Dopo Chronic ho fatto un film chiamato 600 Miles, un'opera prima che mi ha travolto con la sua forza, e che poi ha rappresentato il Messico per l'Oscar al miglior film straniero. È un film girato al confine fra Arizona e Messico: è un film sulla cultura delle armi, su un giovane ragazzo e sulla sua battaglia per sopravvivere. Poi interpreterò il prossimo film di Michel Franco.

Messico, terra di cinema?

Sì, particolarmente in questo momento. Come dovrebbe essere anche in Italia.

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Il cinema italiano, Tornatore e Morricone

Parlando di Italia, c'è un regista italiano con cui vorrebbe lavorare?

Il cinema italiano è stato la storia, ha cambiato la vita di tutti: vorrei lavorare con Fellini e con Rossellini, ma non si può più, sfortunatamente... ma credo che sia il momento per una nuova ondata di registi personali in Italia. C'è bisogno di insegnare il cinema nelle scuole e nelle università, e c'è bisogno da parte dello Stato di finanziare i giovani registi.

È rimasto ancora in contatto con Tornatore, il suo regista ne La leggenda del pianista sull'oceano?

Ci siamo sentiti per la preparazione di un libro su Ennio Morricone. E per The Hateful Eight ho sentito più volte lo stesso Morricone.

Che cosa rappresenta per lei Ennio Morricone?

L'uomo che realizza la musica più bella e complessa che esista nel cinema. Quando ho interpretato La leggenda del pianista sull'Oceano ero molto spaventato. Poi, alla fine di un ciak, vidi che c'era lui nascosto in un angolo che piangeva, commosso.

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Il futuro di Roth e degli Stati Uniti

Non ha in mente un nuovo film da regista, sedici anni dopo Zona di guerra?

Certo che sì. Ma ho ancora un figlio all'università. Quando non dovrò più pensare a lui, potrò rilassarmi finanziariamente e pensare a fare il regista di nuovo.

Ha ancora paura della precarietà economica?

Per un attore la precarietà è lo stato normale. Ed è qualcosa che ci accomuna tutti, no?

Ha paura per i suoi figli?

Voglio essere sicuro che non siano costretti a lasciare l'università con i debiti.

Ma lei è un attore molto noto...

A volte vieni pagato molto bene, a volte per niente. E lo spettro della disoccupazione c'è, eccome.

Politicamente sostiene ancora i partiti ecologisti?

Tendenzialmente sì. In America, dove vivo, c'è una donna bravissima, chiamata Kamala Harris, che ha idee veramente forti, e sarebbe fantastica come candidata presidenziale.
Una donna presidente sarebbe oggi una cosa straordinaria per l'America, specialmente ora che i diritti delle donne e della comunità LGBT sono male rappresentati da chi governa.

Schwarzenegger ha postato un video divenuto virale. Dice che curando l'ambiente, l'economia va meglio. Verde, insomma, non solo è giusto, ma conviene.

Schwarzenegger ha detto una cosa molto giusta. Le scelte ecologiche sono le uniche giuste.

Spera in un cambiamento per gli Stati Uniti?

Non sa quanto!

Ha fiducia?

La gente non è come Trump. In California ci sono moltissime persone progressiste, aperte, democratiche.

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