The Walking Dead

2010 - ....

The Walking Dead, le ragioni del successo: una tragedia umana nell'era dell'apocalisse zombie

In vista del ritorno di The Walking Dead con la sua settima stagione, analizziamo quali sono i motivi che hanno reso questo franchise meritevole di un successo così vasto e duraturo.

Raffaele Caporaso

È oramai imminente il ritorno di The Walking Dead con la sua settima stagione, che promette di fare scintille (e schizzi di sangue e altri fludi corporei) sin dalla première, nella quale Negan e Lucille faranno la loro prima vera mossa ed è altamente probabile, se non certo, che dovremo dire addio per l'ennesima volta a uno dei protagonisti.

Successo mondiale e cross-mediale

Andrew Lincoln nell'episodio Days Gone Bye di The Walking Dead

Basata sulla serie a fumetti omonima, edita oltreoceano da Image Comics e partorita dalla fervida (e scaltra) mentre di Robert Kirkman, The Walking Dead fu accolta calorosamente sin dal suo primissimo esordio in formato cartaceo (nel 2003), divenendo poi un vero e proprio fenomeno cult con la partenza della serie TV prodotta da AMC (nel 2010), trasformandosi così in un successo clamoroso e cross-mediale, con diramazioni anche nel mondo della narrativa in prosa così come in quello videoludico, con tanto di spin-off in live action (Fear the Walking Dead). Questo franchise, nonostante le numerose critiche, è al momento qualcosa d'inarrestabile, come dimostra il rinnovo della serie TV per un'ottava stagione giorni prima della messa in onda della prima puntata della settima (con buona pace degli haters).

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Apocalisse zombie

Come probabilmente anche le nostre nonne sapranno, The Walking Dead narra la storia di Rick Grimes e uno svariato gruppo di altri individui (numero sempre oscillante, a causa di operazioni d'introduzione di nuovi personaggi e successivi "sfoltimenti") in un mondo distopico e apocalittico, nel quale da un giorno all'altro, misteriosamente, le persone hanno iniziato a morire solo per poi tornare in vita sotto forma di zombie affamati di carne umana. Il tòpos dello zombie di The Walking Dead è quello più classico e canonico della narrativa horror: questi sono esseri privi di capacità logiche e razionali, spinti unicamente dalla pulsione di nutrirsi di esseri a base carbonio (umani o animali), incapaci di muoversi in maniera rapida ed eccessivamente articolata, il cui morso è contagioso e trasmissivo del virus che li ha così ridotti, e che possono essere definitivamente "uccisi" solo con un colpo ben assestato al cranio (che sia di pistola, arma bianca o altro, poco importa). Sotto tale aspetto, dunque, The Walking Dead propone una tematica e dei personaggi già noti e forse persino inflazionati, sebbene riportati in auge in chiave moderna e mainstream. Come si spiega quindi lo straordinario successo del quale questo prodotto gode da anni (possibilmente persino in modo crescente)?

Formula magica

Una delle prime immagini della seconda stagione di The Walking Dead

C'è probabilmente più di una risposta a questa domanda, piuttosto che una soluzione univoca: la "formula magica" grazie alla quale Kirkman ha dato vita a The Walking Dead, in realtà, magica non lo è per niente, ma anzi, dietro questa storia c'è una matrice molto umana e pragmatica, un insieme di "trucchi" (nell'accezione più positiva e genuina del termine) narrativi che la rendono estremamente accessibile e accattivante agli occhi di un pubblico straordinariamente eterogeneo (in termini di età, sesso, estrazione sociali e interessi).

The Walking Dead: uno zombie dell'episodio Seed, premiere stagione 3

Se lo stesso titolo di quest'opera, letteralmente "i morti che camminano", ci fornisce da subito una chiara e precisa idea di quale sarà la sfida che i protagonisti dovranno affrontare, quella dell'apocalisse zombie, con il passare del tempo e l'evolversi di questa storia ciò si è dimostrato essere rivelatore solo di quella che è la proverbiale punta dell'iceberg (che sotto la superficie del mare nasconde buona parte della sua mole).
Perché The Walking Dead non è meramente una storia di zombie, così come non può essere semplicisticamente inscatolata nel genere narrativo dell'horror.

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MacGuffin che camminano

The Walking Dead: un'orda di Erranti nell'episodio Detenuti

Specificando che nel racconto gli zombie sono comunque necessari, possiamo asserire con ragionevolezza che in questo caso lo stesso "morto che cammina" altro non è che un MacGuffin, termine coniato dall'indimenticabile maestro del cinema Alfred Hitchcock per indicare un motore dell'intrigo dalla natura pretestuosa e quasi virtuale, che è di fatto una chiave di volta per l'azione che porterà i personaggi della storia da un "punto A" a un "punto B" ideali. Pur non essendo gli zombie di The Walking Dead un vero e proprio oggetto come i quarantamila dollari di Psycho o la valigetta di Pulp Fiction (due esempi classici di MacGuffin), è altrettanto vero che questi non possono essere definiti neppure come esseri viventi, per mera definizione: motivo per il quale possiamo considerarli come dei "MacGuffin che camminano", facendo così volutamente riferimento alla stesso titolo di questo franchise.

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Zombie come catalizzatore dell'azione

The Walking Dead:

Riflettiamo assieme: se i morti non si fossero risvegliati, minacciando di scatenare l'apocalisse (comunque sempre prossima) sul mondo, nessuno dei personaggi di The Walking Dead sarebbe oggi negli stessi luoghi e situazioni nei quali li abbiamo lasciati. Ma se questa potrebbe essere considerata la classica "scoperta dell'acqua calda", ragioniamo sull'aspetto più importante: senza gli zombie, nessuno dei personaggi di questa storia avrebbe davvero rivelato se stesso, la propria più intima e primordiale natura, evolvendosi a tal punto e vivendo esperienze dotate di magnetica intensità. Il "morto che cammina", dunque, diviene un vero e proprio catalizzatore dell'azione: in una qualsiasi reazione chimica, il catalizzatore è il mezzo che, rimanendo inalterato, va a velocizzare un determinato processo, rivelandosi spesso e volentieri imprescindibile perché questo giunga a compimento. Gli esempi che potremmo fare sono praticamente infiniti, dalla relazione extraconiugale tra Lori Grimes e Shane Walsh che ha poi portato alla morte di quest'ultimo per mano di Carl, figlio di Rick, alla trasformazione di Philip Blake nella carismatica e folle figura del Governatore, o quella di Michonne da avvocato e "lone ranger" armata di spada e con al guinzaglio due zombie.

The Walking Dead: Andrew Lincoln in una scena di Thank You

Se questo discorso vale davvero per tutti i personaggi di The Walking Dead, la figura sicuramente più di spessore e "trasformata" rispetto al passato è quella di Rick Grimes, da pacato e forse un po' anonimo poliziotto di periferia, a leader indiscusso di un'intera comunità che da questi dipende, capace di compiere azioni di grande coraggio e talvolta sconvolgente brutalità. Con l'esordio di Negan, forse per la prima volta il protagonista si troverà alle prese con una forza della sua stessa dirompenza, sebbene antitetica, ma questa è un'altra storia che affronteremo al momento più opportuno.

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Character-Driven

The Walking Dead: Norman Reedus interpreta Daryl nella première intitolata Come la prima volta

Così come per ogni grande racconto, The Walking Dead ha dunque il suo punto di forza nei personaggi e in come questi si sono evoluti e continueranno a farlo a causa di tutte le varie vicissitudini vissute. Questa serie TV, pur avendo i "morti che camminano" nel titolo, è una storia di uomini (vivissimi) che lottano per la propria sopravvivenza in un mondo dove ogni traccia di società civile è stata annichilita. Allo stesso tempo, i veri nemici dei protagonisti sono anch'essi uomini in carne (non putrescente) e ossa (non esposte), che, spinti da ragioni complesse e contorte, agiscono in maniera opposta ai primi: è dunque importante aggiungere che in questo caso non abbiamo a che fare con personaggi puramente buoni e cattivi, non ci sono eroi ma (più o meno) normali esseri umani, i cui profili psicologico-attitudinali sono stati forzatamente estremizzati dalla tragica situazione nella quale questi versano.

Una soap-opera horror

The Walking Dead: Andrew Lincoln in una scena dell'episodio intitolato Crossed

Ne consegue che The Walking Dead non è meramente una serie TV di genere horror, dove i protagonisti sono perlopiù carne da macello, ma una vera e propria tragedia umana, ricca di dramma ed elementi orrifici, con un impianto narrativo quasi da soap-opera. Nell'impostazione della storia, sia del fumetto che della serie TV, Kirkman e i suoi collaboratori sono stati molto intelligenti nel diversificare la loro creazione da ciò che era venuto prima, utilizzando le premesse di un racconto horror per costruire qualcosa di continuativo sul modello delle telenovelas classiche, con una struttura narrativa molto cara anche al fumetto supereroico americano, e che oltreoceano viene definita come ongoing.

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Come va a finire?

The Walking Dead: Steven Yeun, Lauren Cohan e 	Danai Gurira nell'episodio 6x15 Il cerchio

Guardando a The Walking Dead da questa prospettiva riesce forse più facile comprendere la grande affezione dell'audience (molto vasta) nei suoi confronti. Poco importa la presunta ripetitività di certe tematiche, la effettiva decompressione narrativa di svariati episodi (e forse intente stagioni), o i tanti altri difetti che alcuni rimproverano a questo show: gli ascolti continueranno a rimanere sostanzialmente alti fino alla fine di questa serie TV, per il semplice fatto che tutti si sono appassionati alle intricatissime, drammatiche e talvolta persino bizzarre vite dei protagonisti e tutti vorranno vedere "come va a finire" per loro anche se al momento una vera fine non c'è, come può accadere ai vostri parenti più avanti con l'età incollati allo schermo in attesa di una nuova puntata di Beautiful. In linea di principio, davvero, in questo non v'è differenza.

Level Complete

In aggiunta, gli autori sono bravi a mantenere alta la tensione e la curiosità nei confronti di questa serie TV alzando progressivamente l'asticella del coefficiente di difficoltà per i protagonisti, che in ogni arco narrativo devono affrontare una minaccia sempre più grande di quella precedente: in questo senso, lo sviluppo della trama è quasi speculare a quella di un videogame, nel quale ogni nuovo livello è più difficile di quello appena superato. Anche qui, l'arrivo di Negan fungerà da "prova del nove".

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Variabili di un'equazione

The Walking Dead: il poster dedicato a Rick

Alla luce di quanto affermato, chiedetevi dunque quale ruolo effettivo giocano gli zombie in tutto questo. Oppure, per puro gioco mentale, sostituite i "morti che camminano" con un altro tipo di minaccia, come alieni, demoni, Sith o chi più ne ha più ne metta: cambiando questa variabile, il risultato effettivo dell'equazione rimane sostanzialmente inalterato. Come ultimo elemento a favore della nostra tesi, basti pensare che, giunti alla settima stagione, non abbiamo idea di cosa abbia scatenato l'apocalisse zombie, permettendo ai morti di tornare in vita. Se nella prima stagione vi era stato l'accenno a un misterioso virus del quale i creatori persero il controllo, tale sottotrama è stata subito dopo abbandonata e quasi dimenticata, proprio perché non sono gli zombie il fulcro di questa storia (così come l'assenza di questo farebbe però crollare l'intera struttura narrativa) e nessuno è intenzionato davvero a curare questa malattia che affligge tutti i personaggi della serie, almeno per ora e ammesso che sia possibile. Tutto ruota attorno al sopravvivere un giorno in più, un giorno alla volta. E ammettiamolo, è proprio questo che ci intriga.

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