The Walking Dead - Stagione 3, episodi 7 e 8

L'atteso mid-season finale per la serie targata AMC arriva con due episodi ricchi di azione, ma anche di momenti caratterizzati da notevole inquietudine. Un giro di boa premiato ancora da grandi ascolti, che hanno superato quelli dell'analogo appuntamento di un anno fa.

E' infine giunto, il tanto atteso mid-season finale per la terza stagione di The Walking Dead: è giunto con un episodio, Fatti per soffrire, che ha superato di molto i risultati dell'analogo appuntamento di un anno fa (10,5 milioni di spettatori nella prima trasmissione, contro i 6,9 della scorsa stagione) e ha convinto gli spettatori della serie horror AMC, con grandi quantitativi di azione e un bel cliffhanger finale. Ai fini della nostra analisi, ma anche di un climax sapientemente preparato dagli sceneggiatori, che evidentemente avevano ben chiaro l'obiettivo di questo appuntamento di metà stagione, si può comunque in parte accomunare il settimo episodio Infiltrati con questo ottavo; entrambi parti di un avvicinamento sempre più rapido a una resa dei conti tra i due gruppi principali di questa stagione (quello di Rick barricato nella prigione e quello del temibile Governatore nella sua Woodbury). Resa dei conti, in realtà, già avviata con l'operazione di salvataggio di Glenn e Maggie, portata a termine nell'ottavo episodio ma rimasta in sospeso con la cattura di Daryl. Ma non sono questi gli unici eventi rilevanti di questi due episodi di metà stagione: anche l'incontro con un nuovo gruppo di sopravvissuti, giunti al carcere e (per ora) segregati in un'altra ala della struttura, sembra foriera di possibili novità interessanti.

The Walking Dead: Michael Rooker è Merle Dixon nell'episodio Infiltrati
Protagonista principale, in tutti i sensi, dei due episodi è Merle, che avevamo visto rapire, nel finale della scorsa puntata, Glenn e Maggie, e che all'inizio di Infiltrati si accanisce sadicamente sul primo con lo scopo di farsi rivelare il rifugio dei suoi compagni. Il giovane, tuttavia, si rivela un osso più duro di quanto Merle (e anche lo spettatore) potesse supporre, riuscendo addirittura ad avere la meglio di un Errante lasciato nella stanza per ucciderlo; solo l'intervento del Governatore, per cui finalmente iniziamo a provare autentici orrore e odio, consente ai due uomini di ottenere la cruciale informazione, con una Maggie che infine cede alle violenze, fisiche e psicologiche, esercitate su entrambi. Un elemento degno di nota dei due episodi, in effetti, è proprio il definitivo svelamento della follia (ma anche dell'autentica crudeltà) del carismatico capo di Woodbury, con una temperatura emotiva che si alza gradualmente nel corso della narrazione, e che ci fa sperare (contro ogni logica narrativa) che Rick e compagni chiudano anzitempo i conti con lui. Una tensione gestita molto bene dalla sceneggiatura, e che sembra aprire (finalmente) anche le prime crepe nell'atteggiamento di una Andrea tuttora soggiogata dal fascino dell'uomo, ma finalmente colta dai dubbi (oltre che dall'orrore nel vedere i segreti nascosti nel suo laboratorio).

The Walking Dead: Danai Gurira in una scena dell'episodio Fatti per soffrire
Anche l'unione di Michonne al gruppo di Rick, altro evento posto all'inizio del settimo episodio, resta elemento centrale e insieme problematico per gli sviluppi della serie: la guerriera di colore non riesce a conquistare la totale fiducia degli uomini, giocando le sue carte esclusivamente sulla sua indispensabilità per il salvataggio di Glenn e Maggie; ma poi persegue un suo personale scopo, ovvero la vendetta nei confronti del Governatore e di Merle. Vendetta ovviamente non concretizzatasi nei confronti del primo (comunque accecato a un occhio, e probabilmente reso ancora più folle, sia da ciò che dall'eliminazione della figlioletta-zombie ad opera della donna); vendetta invece, in qualche modo, ottenuta nei confronti di un Merle considerato traditore dal capo di Woodbury, accortosi che la donna non era stata da lui eliminata come dichiarato. La sorte di Merle finisce per sovrapporsi di nuovo a quella di suo fratello Daryl, catturato e gettato insieme a lui nell'arena, in attesa di misurarsi con Erranti che questa volta, prevedibilmente, non saranno privati delle fauci. Invece del confronto fratricida che ci si aspettava, quindi, la riunione tra i due fratelli si consuma all'insegna di una nuova prova da affrontare insieme: il ruolo di Merle, con tutta la sgradevolezza del personaggio, sembra così sempre più elemento centrale di questa terza tranche di episodi.

The Walking Dead: Laurie Holden e David Morrissey nell'episodio Infiltrati
Più in generale, Infiltrati e Fatti per soffrire si caratterizzano (specie il secondo) per notevoli quantitativi di azione, che per la maggior parte (a cominciare dal lungo assalto di Rick, Daryl e gli altri a Woodbury) vedono contrapposti gruppi di umani, lasciando fuori gli Erranti. Pochi sono i momenti per rifiatare, tra cui l'attesa "resurrezione" di Carol, della cui sopravvivenza avevamo appreso nell'episodio precedente, e che ora torna con gioia a unirsi al gruppo di Rick. In mezzo, anche eventi apparentemente secondari, ma da non sottovalutare: tra questi, l'atteggiamento dell'ex detenuto Axel nei confronti della giovane Beth, elemento che potrebbe gettare una luce diversa su un personaggio finora rimasto in secondo piano, e contribuire a minare ulteriormente i fragili equilibri del gruppo. Discutibile può risultare forse l'uscita di scena (prematura) dell'altro detenuto superstite, Oscar, caduto vittima degli uomini del Governatore durante l'azione di salvataggio; così come un po' gratuito (e grottesco) appare l'episodio della baracca, e della fulminea uccisione del suo proprietario, nella settima puntata, quasi un pretesto per permettere al gruppo di aprirsi una via di fuga. Piccole sbavature narrative, comunque controbilanciate da altri episodi "secondari" riusciti e inquietanti, come l'esperimento del medico di Woodbury sul malato di cancro poi trasformatosi; altro tassello, quest'ultimo, che illumina (ulteriormente) la lucida follia del capo della città, trasmessa come un virus ai suoi seguaci.

Non resta molto altro da dire, su due episodi generalmente ben scritti e ottimamente diretti, che hanno chiuso al meglio questa prima metà della stagione: le caratteristiche che avevamo già evidenziato nelle puntate precedenti (tensione e azione sempre presenti, uno sviluppo narrativo all'insegna dell'imprevedibilità, con potenziali sorprese sempre dietro l'angolo) vengono qui pienamente confermate. La pausa natalizia (e oltre: l'appuntamento con il nono episodio è infatti previsto per il 10 febbraio) sarà più dura del solito da mandar giù: specie visto il ritmo, a dir poco sostenuto, a cui questa terza stagione ci ha già abituato.

The Walking Dead - Stagione 3, episodi 7 e 8
Marco Minniti
Redattore
4.0 4.0
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