The Walking Dead - Stagione 2, episodio 8: Nebraska

L'atteso (e seguitissimo) ritorno della serie horror targata AMC ci consegna un episodio di passaggio, con sviluppi che tuttavia gettano le basi per una seconda parte di stagione che si annuncia più tesa e movimentata che mai.

L'attesa è finalmente giunta al termine: dopo oltre due mesi di stop, la seconda stagione di The Walking Dead è tornata sui teleschermi, confermando, e anzi aumentando ulteriormente, gli ascolti record finora riscossi oltreoceano. Con 8,1 milioni di spettatori, questa mid-season premiere ha infatti superato il pur eccellente risultato dell'episodio di apertura della stagione, confermando la serie AMC come drama più visto mai andato in onda su una tv via cavo "basic" (senza abbonamento). Un risultato che conferma la fidelizzazione del pubblico per il serial horror creato da Frank Darabont (e ora passato nelle mani di Glen Mazzara) ma che è anche il risultato del clima di spasmodica attesa creatosi dopo la conclusione della puntata precedente; con la rivelazione della terribile sorte toccata alla piccola Sophia e una gigantesca incognita sul futuro che attende Rick e compagni, dopo che il rapporto col loro ospite Hershel sembrava ormai definitivamente compromesso.

The Walking Dead: Scott Wilson e Lauren Cohan in una scena dell'episodio Nebraska
Questo Nebraska (il cui titolo acquisterà un senso solo verso la fine dell'episodio) si apre in effetti laddove si era chiusa la puntata precedente: con quel singolo, dolorosissimo colpo di pistola sparato da Rick a ciò che era rimasto di Sophia, e con lo sconcerto e l'atterrimento generale del gruppo. L'azione "muscolare" di uno Shane fuori controllo ha portato a un risultato che neanche lui stesso immaginava, e che lo ha evidentemente lasciato scosso a sua volta: lo si vede chiaramente dall'impacciato dialogo dell'ex poliziotto con la madre della bambina, Carol, in cui l'uomo cerca di giustificarsi ma non è in grado di dire cosa avrebbe fatto se avesse saputo della presenza di Sophia nel fienile. L'episodio, che possiamo schematicamente far rientrare tra quelli di approfondimento o "di passaggio", si sviluppa subito seguendo alcune linee narrative di base: la cocciuta ostinazione di Shane (che inizia a fare proseliti nel gruppo) nel voler giustificare la sua azione nel fienile, il suo contrasto sempre più manifesto con Dale, il perenne tormento di Rick, a cui pesa sempre più il suo ruolo di leader (specie quando le sue decisioni, come quella di proseguire le ricerche di Sophia, non si rivelano fruttuose), la resa e il crollo di Hershel.

The Walking Dead: Andrew Lincoln e Scott Wilson in una scena dell'episodio Nebraska
Proprio quest'ultimo elemento sembra essere quello più interessante e destinato a portare gli sviluppi più importanti nella seconda parte della stagione: se, dopo la fine dell'episodio precedente, si poteva infatti ipotizzare che il futuro di Rick e compagni sarebbe stato lontano dalla fattoria, dopo il massacro di Erranti deliberatamente compiuto da Shane, il comportamento del vecchio veterinario fa ora in modo che tutto torni in discussione. Hershel, nell'ultima parte dell'episodio, cede infatti all'alcol e alla disperazione, con un atteggiamento che è il rovescio della medaglia di quello di Shane: se da una parte c'è infatti lo spietato cinismo come unica molla di sopravvivenza, dall'altra troviamo la perdita della speranza e il crollo delle proprie convinzioni, la realizzazione che il proprio mondo, quello che si era cercato artificialmente di tenere in vita, non esiste più, e che le due creature tenute in piedi e nutrite nel fienile avevano ormai solo le fattezze della moglie e del figliastro, ma si erano irrimediabilmente trasformate in altro. Questa presa di coscienza potrebbe portare a una dolorosa ricomposizione tra Hershel e Rick, fermo restando che quella di Shane, e dei consensi che il suo comportamento inizia a riscuotere nel gruppo (i personaggi di T-Dog e Andrea ne sono un esempio) resta una grandissima incognita e un elemento potenzialmente destabilizzante per un equilibrio non ancora ricompostosi.

The Walking Dead: Andrew Lincoln in una scena dell'episodio Nebraska
La presenza, e il recupero dell'equilibrio mentale del veterinario si riveleranno fondamentali anche alla luce di altri eventi occorsi nell'episodio: l'improvviso malore, e la caduta in uno stato di quasi catatonia, di sua figlia Beth nella fattoria, e l'inatteso incidente di Lori, la cui automobile finisce fuori strada dopo aver investito un Errante. La forza mentale dell'uomo, già obnubilata dall'alcol, viene tuttavia messa a dura prova anche dagli eventi che vediamo alla fine dell'episodio: con l'arrivo dei due uomini nel bar (che subito intuiamo avere intenzioni non proprio pacifiche) e la loro imprevista uccisione, dopo un tentativo di aggressione, da parte di Rick. Un finale che riecheggia toni da western metropolitano, e con cui gli sceneggiatori si divertono un po' a stupire lo spettatore, vista l'immediata uscita di scena di due attori (Aaron Munoz e Michael Raymond-James) che erano stati annunciati come new entry del cast. L'incognita derivante dalla probabile, prossima apparizione dei loro compagni, va ad aggiungersi a quelle che riguardano gli altri personaggi: come un Daryl tanto amareggiato dall'epilogo della vicenda di Sophia, quanto deciso a rinchiudersi in un isolamento egoista, una Carol che non sembra in grado di assorbire il colpo della perdita di sua figlia, una coppia (quella costituita da Glen e Maggie) che sembra rappresentare, pur nei caratteri a volte grotteschi del loro interagire, un piccolo barlume di luce nella pesantezza plumbea che avvolge il gruppo. Punti interrogativi che rappresentano l'essenza del costante interesse del pubblico per questa serie, e che verranno man mano sciolti in una seconda parte di stagione che, stando alle recenti dichiarazioni di Robert Kirkman, vedrà un aumento del ritmo narrativo e della quantità di azione (e, viene da pensare, di emoglobina) presenti nella serie.

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