The Walking Dead - Stagione 2, episodio 7: Muore la speranza

Arrivata al giro di boa del settimo episodio, prima della prevista pausa di due mesi, la serie targata AMC ci lascia con la risoluzione della vicenda della piccola Sophia, e con una serie di importanti quesiti per il suo prosieguo.

Siamo così giunti al giro di boa dei primi sette episodi, per questa seconda stagione di The Walking Dead: una prima frazione che ha riservato tante sorprese e un grande quantitativo di tensione, e che, anche per come è strutturato questo Muore la speranza (perché non tradurre letteralmente il titolo originale Pretty Much Dead Already?) mostra chiaramente di esser stata pensata come blocco a sé; con la drammatica risoluzione della vicenda della piccola Sophia da un lato e l'esplodere della tensione tra Shane e il resto del gruppo dall'altro, preparando la lunga attesa per il secondo blocco di episodi che potremo vedere da febbraio prossimo. Proprio la terribile conclusione della ricerca di Sophia, con la ragazzina che scopriamo trasformata in una Errante e rinchiusa nel fienile di Herschel, è forse il colpo più duro assestato dagli sceneggiatori agli spettatori della serie, colpo più che mai inatteso in quanto giunto dopo diversi episodi di ricerche, nei quali la fiammella della speranza era stata costantemente tenuta in vita. Un evento giunto proprio al culmine di un episodio tutto giocato sul personaggio di Shane e sulla sua insofferenza, ormai incontenibile, per le regole imposte da Herschel all'interno della sua proprietà, specie dopo la rivelazione da parte di Glenn del segreto degli Erranti rinchiusi nel fienile.

The Walking Dead: Andrew Lincoln e Scott Wilson in una scena dell'episodio Muore la speranza
E' di nuovo il dualismo Shane-Herschel a rappresentare l'asse portante lungo il quale si muove questo episodio, dualismo inteso come confronto tra due opposti modi di approcciarsi al "nuovo" mondo, quello successivo all'apparizione degli Erranti: da una parte il cinismo assoluto e la semplice, brutale aspirazione alla sopravvivenza, non importa se a costo di sacrificare la vita di altre persone; dall'altra, l'altrettanto irragionevole presunzione di ritenere gli Erranti degli esseri umani in tutto e per tutto, al punto di mettere a rischio la propria vita e quella delle persone a sé vicine per preservare delle vite che ormai non possono più dirsi tali. In mezzo, troviamo il personaggio di Rick, impegnato in un impossibile tentativo di mediazione tra queste due filosofie, che tenta di convincere il proprietario della fattoria della necessità che il gruppo resti, pur dopo la scoperta del fienile, perché sua moglie è incinta e "il mondo là fuori non è come l'hai visto in televisione"; e che tenta contemporaneamente di trattenere Shane dal suo proposito di entrare nel fienile e "fare piazza pulita", consapevole che è impossibile non tener conto della volontà di Herschel, e della sua ferrea opposizione all'uccisione degli Erranti. Per tormentato che sia il personaggio di Rick, per quanto roso dai dubbi, la giustezza della sua posizione (e la legittimità del suo ruolo di leader) vengono confermate proprio dal finale: quel colpo di pistola, quello più doloroso di tutti, richiedeva una persona con i nervi saldi e in grado di prendere la decisione giusta al momento giusto, piuttosto che qualcuno roso dalla cieca rabbia mostrata da Shane.

The Walking Dead: Norman Reedus e Jon Bernthal in una scena dell'episodio Muore la speranza
Uno Shane che, da parte sua, si è andato caricando di insofferenza e rancore per tutto il corso dell'episodio, sempre più ciecamente convinto di rappresentare l'unico tipo di persona adatta a sopravvivere al "nuovo" mondo popolato dagli Erranti: rancore che lo porta persino a dire in faccia a Lori che sarebbe stato meglio, probabilmente, se suo marito fosse morto in ospedale, perché lui "non è fatto per questo mondo" e dunque, prima o poi, dovrà inevitabilmente soccombere. Un rancore che raggiunge il suo culmine nel confronto con un Dale che aveva saggiamente deciso di nascondere le armi per sottrarle all'ex-poliziotto, e che alla fine riversa su quest'ultimo tutto il suo disprezzo. Resta inoltre, come incognita che grava sul prosieguo della serie (e sul personaggio stesso di Shane) l'incertezza sulla paternità del figlio portato in grembo da Lori: incertezza tuttora perpetrata dagli sceneggiatori ed espressa chiaramente nel confronto tra i due, con la donna che taglia fuori l'ex-poliziotto da qualsiasi pretesa, sottolineando che anche se quel figlio fosse suo, non lo diventerebbe mai nei fatti.

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Sono tante, invero, le incognite che questo Pretty Much Dead Already lascia sedimentare nella testa dello spettatore, prima fra tutte la permanenza o meno del gruppo nella fattoria, dopo la strage di Erranti compiuta da Shane: la logica porterebbe a ritenere che il contadino intimerà definitivamente agli uomini di lasciare la sua proprietà, ma la sua consapevolezza della gravidanza di Lori, unita al suo dialogo con la figlia Maggie (che gli rimprovera di esser venuto meno al comandamento che impone "amatevi gli uni gli altri") autorizzano a mantenere più di un ragionevole dubbio. Lo stesso rapporto tra Maggie e il giovane Glenn, pur rappresentando un aspetto tra i più "leggeri" della narrazione, si fa sempre più interessante dopo l'ennesimo confronto tra i due; così come quello tra Daryl e la madre di Sophia, specie dopo che l'uomo ha dovuto veder frustrati, nel modo peggiore, tutti i suoi tentativi di ritrovare viva la ragazzina. Su tutto, i nuovi equilibri all'interno del gruppo, e la nuova collocazione di un personaggio come quello di Shane, che dopo le azioni compiute in questo episodio difficilmente potrà essere visto dal resto del gruppo così come è stato visto finora. Quesiti che dovranno attendere oltre due mesi prima di iniziare a vedere una soluzione, e che salutano questo primo blocco di episodi con un bilancio più che positivo: per una seconda stagione che, se finora si è caratterizzata per un taglio forse meno horror della precedente, sembra comunque aver assorbito bene il cambio alla sua testa (con la sostituzione di Frank Darabont con Glen Mazzara) e continua a fare dell'ottimo livello della sua scrittura la sua arma migliore.

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Marco Minniti
Redattore
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