The Walking Dead - Stagione 2, episodio 2: Sangue del mio sangue

Dopo gli eccellenti riscontri della premiere di stagione, la popolare serie horror si concede un episodio di transizione, in cui la componente horror viene sacrificata a favore di una tensione più "umana", con al centro la salvezza del piccolo Carl.

Dopo l'ottimo esordio e gli ascolti record della settimana scorsa, c'era molta attesa intorno a questo secondo episodio della nuova stagione di The Walking Dead. Il micidiale cliffhanger che aveva visto il piccolo Carl vittima di un colpo di fucile, al culmine di una sequenza che sembrava lasciar presagire tutt'altro esito, aveva lasciato tutti gli spettatori della serie col fiato sospeso (con l'ovvia eccezione di coloro che conoscono il fumetto originale di Robert Kirkman); e certamente l'attesa per questo nuovo episodio, chiamato anche a confermare le premesse qualitative di quest'appena iniziata seconda stagione, è stata più spasmodica del solito. La serie creata da Frank Darabont, e ora passata sotto la direzione di un Glen Mazzara che qui ha curato da solo la sceneggiatura, ha offerto stavolta ai suoi spettatori quello che si dice un episodio "di transizione": un segmento che di fatto lascia in sospeso tutte le domande rimaste aperte finora (la sorte della piccola Sophia e ora quella di Carl, le decisioni di Shane sulla sua permanenza o meno nel gruppo, le conseguenze della sua troncata relazione con la Lori) ma mantiene comunque una buona dose di tensione, gettando inoltre uno sguardo ravvicinato e molto partecipe sulla famiglia di Rick e sui legami che la tengono unita. E' il punto di vista di Lori, personaggio finora rimasto un po' in secondo piano nella serie, quello che qui viene assunto come privilegiato, con il parallelo tra l'esperienza che la donna è costretta a vivere adesso (con il ferimento di suo figlio) e quella che aveva vissuto quando Rick, poco prima dello scoppio dell'epidemia, era stato colpito in uno scontro a fuoco, restando per lungo tempo in ospedale tra la vita e la morte.

The Walking Dead: Andrew Lincoln e Jon Bernthal in una scena dell'episodio Sangue del mio sangue
Ed è proprio con un flashback relativo al ferimento di Rick che si apre questo Sangue del mio sangue: un espediente insolito per la serie, che se da una parte mostra uno scorcio di quella vita quotidiana che l'arrivo degli Erranti ha spazzato via, e in cui era tuttavia già in atto una crisi tra Rick e Lori, dall'altra fa vedere il primo colpo ad essa inferto dal drammatico episodio occorso al poliziotto, che rappresenta anche il primo, traumatico contatto del piccolo Carl con la possibile perdita di suo padre. Ed è ora proprio Carl, per una spietata legge del contrappasso, a trovarsi al posto di Rick, in bilico tra la vita e la morte a causa di un colpo di fucile sparato dal cacciatore Otis: un proiettile diretto al cervo che il ragazzino stava contemplando, arrivato a colpire il suo corpo dopo aver attraversato quello dell'animale. Una tragica fatalità che serve anche agli sceneggiatori per introdurre un nuovo gruppo di personaggi, i componenti della fattoria degli Hershel e in particolare l'anziano capofamiglia, un chirurgo veterinario che cercherà in tutti i modi di salvare la vita del ragazzino. Il focus della narrazione si sposta così dalle ricerche, ancora infruttuose, di Sophia (che vedono avvicinarsi sempre più, per il gruppo, il momento di una scelta che potrebbe comportare una rinuncia, e una conseguente, crudele condanna per la ragazzina) alla più urgente necessità di salvare il figlio del poliziotto, necessità che ricompatterà, momentaneamente, la famiglia di quest'ultimo con l'amico Shane. Quello che tuttavia si comprende, dai dialoghi tra i due uomini, e da quelli successivi tra Rick e la moglie, è la presenza di un macigno tra i tre personaggi, un "non detto" di cui i drammatici eventi occorsi hanno soltanto ritardato l'emersione. Quanto Shane potrà ancora convivere col suo senso di colpa, proprio ora che gli eventi lo hanno riavvicinato all'amico, ponendolo nella posizione di punto di appoggio per quest'ultimo? E quanto potrà farlo la stessa Lori, messa per la seconda volta a dura prova dalla possibile perdita di un familiare? Interrogativi che la sceneggiatura lascia di episodio in episodio in sospeso, caricandoli tuttavia di una tensione che qui si fa ancora più "umana" e credibile.

The Walking Dead: da sinistra, Sarah Wayne Callies, Jon Bernthal e Andrew Lincoln nell'episodio Sangue del mio sangue
L'altro elemento importante, in un episodio che giocoforza sacrifica un po' della sua componente più propriamente horror (vediamo gli Erranti solo nei, comunque fondamentali, minuti finali) è l'evoluzione di personaggi secondari come il nero T-Dog e Daryl Dixon, fratello dell'ancora disperso Merle: se il primo, gravemente ferito nell'episodio precedente, inizia a dare segni di insofferenza verso il gruppo, convincendosi di essere un elemento sgradito (a causa del colore della sua pelle e dell'episodio che l'ha visto costretto ad abbandonare lo stesso Merle) il secondo mostra un inatteso senso di equilibrio e praticità, e una collaborazione sempre più fattiva con gli altri personaggi; spendendosi più volte nel tentativo di rassicurare la disperata Carol e intervenendo per la seconda volta in soccorso dello stesso T-Dog, quando offre a quest'ultimo, ormai sopraffatto dalla febbre e in pericolo di vita, la scorta di medicinali di suo fratello. Un apparente "perdono" che apre scenari interessanti, e che rovescia nelle premesse il rapporto tra due personaggi che potrebbero assumere (complice anche il possibile ritorno dello stesso Merle) un peso sempre più importante nel prosieguo della serie. Un elemento che conferma l'ottimo livello fin qui mostrato dalla scrittura, che non tralascia di dare attenzione e rendere credibili anche quei personaggi finora apparsi come secondari.

The Walking Dead: una terrificante creatura nell'episodio Sangue del mio sangue
La spedizione nel liceo abbandonato e infestato dai morti viventi, necessaria per recuperare le attrezzature necessarie alla sopravvivenza di Carl (e, verosimilmente, gli antibiotici in grado di salvare la vita a T-Dog) riempie i minuti finali dell'episodio: protagonisti ne sono Shane e Otis, entrambi in qualche modo in debito verso un Rick sempre più sfinito e a un passo dal cedere, sia a causa della debolezza fisica (dopo le trasfusioni a beneficio di Carl) sia per un destino che pare sempre più crudelmente avverso. Il ruolo di leader del poliziotto, e la sua funzione di pilastro in grado di infondere fiducia all'intero gruppo, non sembra mai essere stato così in discussione. La puntata si chiude con un altro cliffhanger, seppur emotivamente meno forte di quello dell'episodio precedente: con Otis e Shane intrappolati in una tipica, e apparentemente letale, situazione da zombie movie. Quella debole barra di ferro, che separa i due uomini da un'orda numerosa e famelica, funge anche da ultimo baluardo per la salvezza di altri due personaggi; e, forse, per l'equilibrio mentale di Rick e il suo recupero di quella fiducia che è stata, finora, elemento fondamentale per la sopravvivenza dell'intero gruppo.

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Marco Minniti
Redattore
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