The Walking Dead - Stagione 2, episodio 12: Il giustiziere

La serie AMC si prepara a salutare la sua seconda stagione con uno dei suoi migliori episodi, in cui viene infine risolto uno dei suoi motivi-chiave.

C'era da aspettarsi che gli eventi precipitassero, dopo la conclusione del precedente episodio di The Walking Dead, in previsione di un finale di stagione dopo il quale, fatalmente, tutte le carte saranno rimescolate. Le indiscrezioni che avevano iniziato a circolare già da qualche tempo (più generiche quelle di circa un mese fa, che parlavano di un nuovo gruppo nella terza stagione, più precise quelle recentissime dovute alle rivelazioni di Robert Kirkman) lasciavano d'altronde ben pochi dubbi sul fatto che, nella prossima stagione, la fisionomia narrativa della serie cambierà radicalmente, e che gli ultimi episodi avrebbero visto l'uscita di scena di più di un personaggio. Tuttavia la fine di Shane, arrivata al termine di questo Il giustiziere, posticipata rispetto a quanto accade nel fumetto originale, non può non colpire anche quegli spettatori che già, in un modo o nell'altro, erano preparati ad essa: questo, principalmente perché la sceneggiatura della serie ha già mostrato di sapersi allontanare, in modo determinante, dalle tavole originali di Kirkman, e dunque la fine di quello che forse è stato il secondo personaggio, per importanza, dell'intera serie, non era affatto scontata; in secondo luogo, in quanto la resa dei conti definitiva (che va a sostituire quella, fittizia, di due episodi fa) tra lui e l'ex amico Rick arriva a fare da culmine a una tensione tra i due che per tutta la stagione si era mantenuta altissima, che coinvolgeva altri personaggi (primi tra tutti Lori e Carl) e che rappresentava uno dei motivi-chiave di questo blocco di episodi, uno dei cardini intorno al quale ruotava l'intera narrazione.

The Walking Dead: una scena collettiva dell'episodio Il giustiziere
Eppure, le immagini iniziali dell'episodio sembravano suggerire la ricerca, nel gruppo, di una concordia che la morte di Dale aveva stimolato a mantenere. L'abile montaggio alternato delle immagini del funerale con la caccia allo zombie in cui è coinvolto Shane, suggerisce tuttavia che mantenere la promessa fatta sulla tomba dell'amico scomparso, per Rick, sarà tutt'altro che facile: la furia di Shane e degli altri, che si accaniscono sul corpo agonizzante di un Errante, mostra la presenza di una rabbia che sarà difficile contenere; e che fatalmente, da un momento all'altro, potrà trasferirsi dai morti ai vivi, dai nemici agli amici. "Il gruppo va in pezzi", aveva detto Dale; e i suoi compagni, finora, non sembrano essere riusciti a smentirlo.
L'atteggiamento iniziale di Shane, tuttavia, sembra essere quello di una persona che ha accettato di rientrare nei ranghi e di sottomettersi alle decisioni di un Rick determinato a seguire la volontà di Dale: il giovane Randall non morirà, nessuno si macchierà di un omicidio a sangue freddo. Ma la rabbia e l'insofferenza dell'ex poliziotto è come un forza cieca ormai difficile da contenere, pronta a sfruttare la minima crepa nel fragile guscio costruitole attorno per fuoriuscire; la crepa, in questo caso, sarà il dialogo con Lori, ancora legata, suo malgrado, da affetto e gratitudine verso l'uomo che salvò la vita a lei e a suo figlio. Lori riaccenderà, involontariamente, gli irrazionali propositi di Shane di sostituirsi a suo marito, trasformandoli in propositi omicidi; decretandone, indirettamente, la condanna a morte. Ma forse, il personaggio interpretato da Jon Bernthal era già condannato nel momento in cui, a inizio stagione, compì un omicidio a sangue freddo; forse quell'atto aveva già corrotto la sua anima al punto da renderne necessaria, a livello drammaturgico, la più drammatica delle espiazioni.

The Walking Dead: Andrew Lincoln, Jon Bernthal e Chandler Riggs in una drammatica sequenza dell'episodio Il giustiziere
Così, Lori diventa l'involontaria miccia che innesca i propositi di Shane (propositi disperati, concretizzatisi in un piano confuso e inevitabilmente destinato al fallimento); così come, nell'episodio precedente, il piccolo Carl era stato l'involontario responsabile della fine di Dale. Anche per il ragazzino l'occasione di riscatto si presenta subito, ma il suo personaggio subisce qui, in realtà, un'evoluzione ben più determinante: l'intenso dialogo col padre ne sancisce definitivamente la crescita, prematura ma necessaria, sigillata dalla possibilità di tenere con sé quell'arma che, nel finale, servirà proprio a salvare la vita di Rick. Salvataggio che giunge al termine di quella che è sicuramente una delle sequenze più tese dell'intera stagione: uno showdown drammatico e dal taglio classico, intessuto di motivi, anche scenografici, dal carattere quasi western (e non è la prima volta che succede, nella serie) ed emotivamente di una potenza assoluta. La sofferenza di Rick, nel prevalere in uno scontro fratricida che mai avrebbe voluto, è palpabile, resa ottimamente da un Andrew Lincoln che nel corso della stagione è ben riuscito a gestire, con la recitazione, le tante evoluzioni di un personaggio condannato ad essere tormentato; il suo dolore nell'essere stato costretto all'inganno, per uccidere l'uomo che salvò la vita a sua moglie e a suo figlio, è assolutamente credibile. Così come intensa è l'immagine di Rick fermo davanti a Carl con la pistola, col cadavere del suo migliore amico alle spalle, totalmente indifeso e in preda alla confusione, di fronte a un figlio che stavolta salverà a lui la vita. L'ultima immagine lascia presagire un finale di stagione ancora più drammatico: tutto è pronto per un ultimo episodio in cui il sangue, probabilmente, tornerà a scorrere copioso, preparando il terreno per un probabile nuovo cambio di setting, come già nel finale della precedente stagione. Ma per questo, fatalmente, l'attesa è destinata ad essere ben più lunga.

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Marco Minniti
Redattore
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