The Walking Dead - Stagione 2, episodio 11: La sentenza

La serie horror AMC inizia a tirare le fila per il finale di stagione, con un episodio ad alta tensione e dalla conclusione emotivamente durissima.

Una delle prime considerazioni che viene da fare, guardando episodi di The Walking Dead come questo La sentenza, è che sia riduttivo definire la serie di Frank Darabont e Glen Mazzara come una semplice serie horror. Osservando la portata e la rilevanza dei temi trattati in questo undicesimo episodio, in cui inevitabilmente si iniziano a tirare le fila per il finale di questa seconda stagione, viene logico dire che limitarsi a inquadrare la serie nel genere significherebbe sminuirne i temi, nonché la bontà della costruzione narrativa. Tutte considerazioni sensate, se non fosse che nascondono un sottile, spesso involontario, razzismo verso il "genere" stesso: dove sta scritto che l'horror cinematografico o televisivo, così come tutti quei generi che hanno fatto la storia del cinema prima, e della televisione poi, non possa affrontare argomenti di una certa rilevanza? Chi ha detto che una pellicola o una serie genuinamente horror non possa essere anche curata narrativamente? Decine e decine di classici, tra cui quelli di George A. Romero a cui il serial della AMC si lega a doppio filo, si incaricano di smentire categoricamente pregiudizi del genere, purtroppo ancora presenti in molti settori della critica. Questa lunga premessa, forse superflua ai fini della valutazione di questa puntata, vuole rafforzare l'idea che episodi come questo, in cui la tensione è tutta tra umani e l'"orrore" viene solo in minima parte dai famigerati Erranti, non pongono la serie al di fuori del genere: semmai, ne esaltano la qualità all'interno dei suoi confini, confini tanto duttili e manipolabili quanto maggiore è l'abilità di chi si trova a pianificare un prodotto (cinematografo o televisivo) e a scriverne la sceneggiatura.

The Walking Dead: Michael Zegen in una drammatica scena dell'episodio La sentenza
E gli sceneggiatori di The Walking Dead, tra cui si annovera quel Robert Kirkman che è autore del fumetto che a questa serie ha dato origine, hanno fatto finora un lavoro notevole, riuscendo anche ad allontanarsi gradualmente, e intelligentemente, dal soggetto originale. Sono proprio episodi come questo, in cui la scrittura è preponderante, a metterne in evidenza il lavoro: tutto questo La sentenza (ma il titolo originale Judge, Jury, Executioner era ancora più esplicativo) è incentrato sulla sorte del giovane Randall, prima salvato dal gruppo, poi oggetto di un tentato abbandono lontano dalla fattoria, dagli esiti quasi mortali per Rick e Shane, e infine condannato a morte dallo stesso gruppo. Un gruppo in cui l'unico oppositore a questa decisione è un Dale che combatte con le unghie e i denti non solo per la sorte del ragazzo, ma soprattutto per la necessità sua e dei suoi compagni di restare umani, in un mondo che di umano ha sempre meno; una battaglia solitaria, visto che Hershel ha abbandonato il suo umanesimo utopistico (che lo portava a preservare persino l'esistenza degli Erranti) a favore di un cinico pragmatismo, e il giovane Glenn sembra portato a mettere al di sopra di tutto la sicurezza del gruppo, e specie di una Maggie di cui ora, dopo l'importante e simbolico "dono" che il padre della ragazza gli ha fatto, sente in qualche modo di avere la responsabilità. Lo stesso Rick, dopo il duro confronto con Shane che ha caratterizzato l'episodio precedente, sembra essersi ormai convinto della necessità di fare quell'ulteriore passo che il suo stesso amico non ha esitato a fare, e di ammettere che uccidere un essere umano a sangue freddo, in certe situazioni, può essere accettabile. La sorte di Randall, forse solo un giovane sbandato, o forse un potenziale assassino, di sicuro un essere umano che ha paura di morire, sembra ormai essere segnata.

The Walking Dead: il piccolo Chandler Riggs in una scena dell'episodio La sentenza
Inaspettatamente, tuttavia, a fare da ago della bilancia (ma anche da involontario responsabile della tragica sorte di un altro membro del gruppo) sarà il piccolo Carl. È lui, a ben vedere, il vero protagonista di questo episodio: alle prese con la smania di crescere più in fretta del dovuto, smania comprensibile e sensata in un mondo come quello in cui i protagonisti sono precipitati, Carl finirà per salvare (probabilmente in modo definitivo) il giovane Randall, ma per condannare tragicamente a morte Dale. Arriviamo a capire tutte le sue scelte, che sono quelle di un bambino di 11 anni alle prese con un mondo ormai ingestibile anche da quegli adulti che dovrebbero essere i suoi punti di riferimento; persino il suo rabbioso confronto con la povera Carol, madre di Sophia, ha un senso. Sarà il suo confronto con l'Errante nei boschi, e la sua decisione di non parlarne agli adulti, per paura della loro reazione, a decretare la sorte di Dale. Una lezione durissima, quella che il ragazzino è costretto ad apprendere, e un peso, quello di aver provocato la morte di un essere umano, con cui sarà costretto a convivere per tutta la sua vita. In questo senso, tornando a parlare di qualità della scrittura e di abilità nel muoversi entro i confini del genere, va fatto anche un plauso agli sceneggiatori per come sono riusciti a rendere così funzionale, e importante ai fini dello sviluppo della trama, l'apparizione dell'unico Errante presente nell'episodio.

The Walking Dead: Jeffrey DeMunn nell'episodio La sentenza
L'uscita di scena di Dale (o meglio: la sua "esecuzione", che va tragicamente a sostituire quella programmata) arriva come un vero e proprio macigno al termine di un episodio teso, emotivamente molto duro; tutto incentrato su un tema forte (la sorte di un personaggio, e la liceità o meno di compiere una scelta che normalmente verrebbe considerata disumana) e inaspettatamente conclusosi con il più drammatico dei colpi di scena, di quelli a cui la serie ci ha abituati ma che non smettono mai di colpirci duramente. La risoluzione dei contrasti nel gruppo, a cui pure qui si accenna brevemente (con la conferma che i propositi di "ammutinamento" da parte di Shane sono tutt'altro che sopiti) è rimandata ai prossimi due episodi, e con ogni probabilità alla prossima stagione; così come l'incognita rappresentata dallo stesso Randall, che ormai appare scontato essere destinato a giocare un ruolo determinante sia nel finale di questa stagione, sia probabilmente in quella successiva; un terzo segmento di episodi già attesissimo, a cui sempre più insistentemente iniziano ad andare i pensieri dei tanti, e sempre più affezionati, spettatori di questa serie.

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Marco Minniti
Redattore
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