The Walking Dead - Finale Stagione 3

La terza stagione della serie AMC, e lo showrunner Glen Mazzara, salutano gli spettatori con un season finale atipico, che non scioglie la tensione e lascia aperti molti dei nodi narrativi accumulati in questi 16 episodi.

E infine, la tanto attesa conclusione è arrivata. La terza stagione di The Walking Dead, finora la più lunga, si è chiusa con un altro prevedibilissimo record di ascolti (12,4 milioni di spettatori negli USA) e ha nuovamente spiazzato tutti. D'altronde, come già abbiamo avuto modo di riscontrare, la cifra caratterizzante questa stagione è stata, per tutta la sua durata, proprio l'assenza di punti di riferimento, il continuo giocare con le attese degli spettatori, a volte anticipandole, a volte disattendendole completamente. Una sorpresa, dunque, che in un certo senso tale non è stata, considerato che le sorprese stesse sono state all'ordine del giorno nel corso di questi 16 episodi: eppure, la mancata sublimazione del climax creato dagli sceneggiatori nelle ultime puntate, con l'attesa di un epico scontro tra il gruppo di Rick e quello del Governatore, rende comunque altamente spiazzante questa conclusione; che nulla risolve a livello narrativo, non chiude come ci si aspetterebbe la vicenda intorno alla quale si è incentrata tutta la stagione (il confronto tra i due gruppi), lascia fisicamente immutate le due location cardine che abbiamo imparato a conoscere (il carcere e Woodbury) e rimanda tutti gli sviluppi più importanti alla prossima tranche di episodi. Una scelta che sta già facendo discutere, ma che secondo noi si è rivelata coerente con l'impostazione che Glen Mazzara, showrunner purtroppo dimissionario (o forse dimissionato) ha voluto dare a tutta la stagione. Una conclusione che sembra quasi, volutamente, tradire le regole della grammatica di base di un season finale, con l'unica eccezione dell'uscita di scena (comunque emotivamente molto forte) di due importanti personaggi.

The Walking Dead: David Morrissey in una scena dell'episodio Nelle tombe
Il sospetto che l'attesa battaglia risolutiva non si sarebbe verificata, o almeno non nei termini in cui era lecito attendersi, si affaccia d'altronde già nel primo quarto d'ora di questo Nelle tombe: dopo che un Philip ormai completamente folle ha lasciato Milton e Andrea nella cella, con il primo agonizzante (e destinato presto a trasformarsi) e la seconda legata a una sedia e apparentemente condannata, l'esercito di Woodbury parte immediatamente alla volta del carcere. Troppo presto, viene da pensare: nonostante l'attacco militare in grande stile sferrato dal Governatore e dai suoi uomini, è subito evidente che non sarà questo lo scontro che porrà fine al confronto tra i due gruppi. Gli uomini di Rick, infatti, con un'intelligente strategia di guerriglia, riescono facilmente ad aver ragione degli aggressori: prima facendo trovare i locali del carcere vuoti, e poi facendo cadere i nemici in un'imboscata, riuscendo ad eliminarne un buon numero. La ritirata è inevitabile, ma il leader di Woodbury ha ormai perso ogni contatto con la realtà: al rifiuto di continuare a combattere opposto dai suoi uomini, ormai consapevoli di star affrontando il nemico sbagliato, il Governatore fa una strage, massacrando tutti tranne Martinez e l'altro suo luogotenente. Questo massacro segna anche l'ultima apparizione, carica di interrogativi, del personaggio in questa terza stagione: lui e i suoi due aiutanti, evidentemente, non hanno fatto subito ritorno a Woodbury, dove al contrario si sono subito recati Rick con i suoi uomini, decisi a sferrare un decisivo contrattacco. Anche questo proposito, però, darà esiti opposti a quelli previsti: ad attendere Rick ci sono infatti Tyreese e Sasha, ormai fortemente sospettosi delle reali intenzioni del loro leader, e presto convinti da Rick a evitare lo scontro. L'esito (il "passaggio" di molti abitanti di Woodbury nel carcere, persuasi della follia del Governatore, e così accolti nel gruppo di Rick) è quanto di più inatteso potesse verificarsi in quest'ultimo episodio, e quanto di più contrastante con la freddezza spietata che l'ex poliziotto ha mostrato per buona parte della stagione.

The Walking Dead: Chandler Riggs è Carl Grimes nell'episodio Nelle tombe
Tale freddezza, tuttavia, sembra essersi ormai trasferita nel piccolo Carl, personaggio la cui evoluzione apre gli scenari più interessanti. L'uccisione a sangue freddo di un giovane fuggitivo di Woodbury, e la dura risposta a suo padre, a cui rimprovera di non aver saputo proteggere a sufficienza il gruppo, sembrano segnare nel ragazzo un cambiamento decisivo: Carl, più che un bambino-soldato, appare ora la copia di ciò che Rick è stato fino agli ultimi episodi, prima che la visione del fantasma di Lori lo spingesse a recuperare un'umanità che pareva perduta. Il contrasto tra la necessità di restare umani e la tendenza alla freddezza, che ha portato Rick (e prima ancora l'ex amico Shane) a compiere azioni eticamente discutibili, è proprio tra i motivi portanti dell'episodio: contrasto che stavolta si risolve a favore della prima, con l'atto di solidarietà verso gli abitanti di Woodbury, la decisione di risparmiare la vita alla donna sopravvissuta al massacro di Philip, e la definitiva accettazione di Michonne nel gruppo. Quest'ultima, da par suo, è protagonista della sequenza più straziante dell'episodio (e forse dell'intera stagione) quando resta a fianco della morente Andrea: la donna, infatti, non è riuscita a liberarsi in tempo dalla "sedia delle torture" a cui Philip l'aveva legata, e a sfuggire all'attacco di un Milton ormai trasformato. Nonostante la sceneggiatura abbia abilmente illuso lo spettatore su un esito felice della fuga, Andrea è condannata: ha messo fuori gioco Milton, ma è stata morsa da quest'ultimo, contraendo irrimediabilmente il virus. Le lacrime di Michonne, e la sua decisione di restare vicino all'amica quando questa decide di puntare contro di sé la pistola, mostrano un personaggio anch'esso evolutosi, che sarà interessante continuare a scoprire. Il suo accennato background, e la sua convinta decisione di "perdonare" quel Rick che l'aveva quasi venduta al Governatore, ne fanno una dei probabili protagonisti della prossima tranche di episodi. Così come interessante sarà scoprire di più su Tyreese e sua sorella, altre new entry del gruppo, della cui storia l'episodio precedente aveva già iniziato a lasciar trapelare qualche particolare.

The Walking Dead: David Morrissey con Travis Love, Chad Coleman e  Sonequa Martin in una scena dell'episodio Nelle tombe
Più in generale, questo conclusivo Nelle tombe (a dispetto del titolo) chiude questa terza stagione con una nota di ottimismo: Rick torna ad essere quel leader "democratico" che avevamo imparato a conoscere nelle due stagioni precedenti, e la necessità di collaborare con gli altri esseri umani per far fronte al nemico comune (gli Erranti) torna di nuovo in primo piano. Glen Mazzara saluta la serie con sedici episodi che avranno forse fatto storcere il naso ai puristi, delusi da quantitativi di azione inferiori rispetto alle stagioni precedenti, ma avendo lasciato un segno e una personalità molto marcati sulla serie. Il nuovo showrunner Scott M. Gimple, pur abbondantemente inserito nei meccanismi della serie (ne è già produttore, ed ha personalmente curato la sceneggiatura di più di un episodio) rappresenta inevitabilmente un'incognita: così come altrettante incognite sono i punti lasciati in sospeso da questo atipico season finale, primo tra tutti la sorte di Philip e dei suoi alleati superstiti. Non sarà facile, per un pubblico ormai più che fidelizzato, attendere fino ad ottobre.

The Walking Dead - Finale Stagione 3
Marco Minniti
Redattore
4.0 4.0
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