The Walking Dead: commento all'episodio 4x08, Indietro non si torna

Un episodio di ottima fattura che chiude una fase importante della serie, quella legata al carcere e al Governatore, e getta le basi per una seconda parte di stagione necessariamente diversa e, se possibile, ancora più tesa.

Sapevamo che questo mid-season finale Indietro non si torna (Too Far Gone) sarebbe stato un episodio importante per The Walking Dead, ma quello che ci troviamo a commentare non è soltanto uno dei migliori episodi della serie ma un vero e proprio game changer: da questo momento in poi lo show è destinato a prendere direzioni narrative diverse da quelle che abbiamo visto svilupparsi nelle ultime due stagioni, con la perdita, per i superstiti, della relativa protezione delle mura del carcere e la prospettiva di affrontare nuovamente gli orrori del mondo di fuori, isolati dai compagni di sventura di tanti mesi.
Ma oltre agli eccitanti e sconvolgenti avvenimenti che andremo a rivisitare, c'è anche un grande approfondimento psicologico sui personaggi, vera caratteristica e punto di forza di questa prima metà della quarta stagione.

Il plot

Dopo aver confessato di aver rapito Michonne ed Hershel, il Governatore riesce a convincere il suo gruppo ad attaccare la prigione con tanto di carro armato per potersi assicurare un luogo più sicuro. Al carcere, prima ancora che possano accorgersi della scomparsa dei due amici, Rick confessa a Daryl e Tyreese quanto successo con Carol e Maggie è finalmente tranquilla nel vedere l'amato Glenn riprendersi dalla malattia, quando un colpo di cannone fa tremare le pareti: il momento della resa dei conti è arrivato, Rick non può fare altro che scegliere se arrendersi e cedere la loro nuova casa, o combattere causando la morte di tante persone.

Cosa ci è piaciuto di questo episodio

"Ne ho catturati due". I due episodi flashback sul Governatore, per di più subito prima del mid-season finale, sono stati una scelta senza dubbio coraggiosa, una scelta a cui un network difficilmente avrebbe acconsentito; ma per fortuna la AMC (che, ricordiamolo, è nota per programmi di grande qualità e maturità quali Mad Men o Breaking Bad) ha grande fiducia nei suoi spettatori e nelle potenzialità della serie ed è così che questa anomalia narrativa acquista perfettamente senso fin dai bellissimi minuti iniziali dell'episodio, quando abbiamo la conferma che quello che stiamo per vedere è in realtà, da un punto di vista cronologico, la continuazione dell'episodio L'inferno: con quel "tough son of a bitch" di Hershel che si prende una pausa dalla prigione insieme ad una Michonne finalmente pronta a lasciarsi alle spalle l'idea di vendetta, e Rick e Carl che si godono qualche istante di pace insieme, da soli, prima di annunciare a Daryl e Tyreese la "verità" su Carol.
E' un ritorno al presente brusco ma significativo, ed è solo il primo esempio di come questo ciclo di otto episodi sia stato pensato e scritto in modo efficace, sensato e, al contrario di quanto possano dire alcuni detrattori, con una direzione ben precisa in mente.

"Bugiardo!". Per due episodi abbiamo conosciuto lati inediti del Governatore/Brian e quantomeno noi spettatori sappiamo che un vero e proprio tentativo di cambiare ("Non mi chiamare così"), di redimersi c'è stato; ma quell'accusa lanciata con rabbia verso Rick subito prima di (quasi) decapitare Hershel è significativa della consapevolezza di questo uomo di non riuscire a dominare la sua follia, il suo odio, quel male interiore che sembra aver preso il controllo quando il mondo è cambiato per sempre. Aveva davvero intenzione di provare a prendersi la prigione senza spargimenti di sangue? Diciamo che voleva quantomeno provare a credere a quella sua stessa bugia, ma anche solo la scelta di uccidere Hershel e non Michonne, oggetto dei suoi desideri vendicativi da tanto tempo, lascia presupporre interessi non esattamente pacifici, ma anzi una volontà di poter successivamente occuparsi della donna in modo ancor più brutale. Far fuori Hershel inoltre vuol dire uccidere il padre spirituale e con esso l'elemento più compassionevole dell'intero gruppo, riportare la leadership a Rick e costringerlo a quella lotta, più o meno inconsapevolmente, cercata fin dall'inizio.

"Perché non sono le mie". Che Hershel sia diventato col tempo un personaggio caro agli spettatori è indubbio, e il bellissimo e già citato episodio L'inferno ha certamente contributo non poco a rendere più dolorosa la sua morte, esattamente come i diabolici sceneggiatori avevano sperato. Ma ci sono altri due momenti in questo episodio altrettanto struggenti: la domanda al Governatore "Se sai davvero cosa significa avere una figlia, come puoi minacciare quelle di un altro?" e la reazione alla sua terribile risposta, e quell'ultimo tentativo di aiutare Rick, anche solo con uno sguardo, a fare la cosa giusta, anche quando ormai non sembra esserci alcuna speranza: Rick era diventato come un figlio per lui ed Hershel può morire da padre orgoglioso.

"E' lei ma non è lei". In un episodio in cui così tante cose succedono, potrebbe essere fin troppo facile dimenticarsi di Carol, personaggio che effettivamente non abbiamo più visto negli ultimi episodi ma che è sempre presente, come un'ombra, nel gruppo sia per il suo ruolo che per le terribili azioni che dice di aver commesso. In questo episodio, quasi en passant considerato l'improvviso arrivo del carro armato, viene insinuato prima da un incredulo Daryl che dalla inquietante scoperta di Tyreese dell carcasse dei ratti morti (che ovviamente rimanda a quelli dati in pasto agli zombie in uno dei primi episodi) che il vero colpevole potrebbe non essere Carol, ma un non precisato "psicopatico". Se così fosse quale ragione avrebbe Carol per prendersi colpe che non le spettano? L'unica risposta plausibile è ovviamente per difendere qualcuno, e questo qualcuno potrebbe essere ovviamente Lizzie, ragazzina instabile ma comunque in gamba, che Carol ha promesso di accudire.
L'ombra di Carol è chiaramente presente anche negli occhi lucidi di Rick quando cerca di convincere il Governatore che una convivenza, anche forzata, è comunque possibile. Quel "Bugiardo!" che Philip/ Brian urla riferendosi alla sua esperienza, alla sua incapacità di cambiare, vale in realtà anche per Rick che ha dimostrato con i fatti, esiliando Carol appunto, che ci sono situazioni e scelte da cui "non si può tornare".

"Ognuno ha un compito". Nel bel mezzo della battaglia, e quasi sconfitta dal dolore del lutto, la fragile Beth non sembra in grado di reagire, ma ci pensa sua sorella Maggie a rammentarle l'insegnamento del padre. Ed è così che tutti si dividono e si perdono di vista, ma allo stesso tempo tutti contribuiscono alla fuga degli altri: dalla già citata Lizzie e le altre bambine che salvano Tyreese, a Bob che si becca una pallottola per permettere agli altri di raggiungere il bus; ed ovviamente in una situazione del genere non può che emergere Daryl che fa fuori anche il carrarmato in una sequenza da vero "badass".

"Non guardare indietro, continua a camminare". Chiudiamo i tanti aspetti positivi con Rick e Carl, padre e figlio, riuniti nel dolore e nella sconfitta: non solo nello scoprire che la piccola Judith è scomparsa, forse morta (ma non ci giureremmo), ma anche per la consapevolezza che tutto quello che avevano cercato a fatica di costruire, la nuova "casa" ma anche un nuovo ruolo nel gruppo, è andato per sempre. Il Rick che combatte e sta per essere sconfitto dal Governatore non è lo stesso che abbiamo conosciuto ad inizio serie, non è più quell'uomo pronto a tutto pur di sopravvivere e tornare dalla sua famiglia, un uomo che fa della speranza la sua forza e la sua arma. Ed è per questo che è prossimo ad essere sconfitto e sopraffatto, prima dal suo più acerrimo nemico e poi da un errante qualsiasi, ma viene salvato da Michonne e dal figlio stesso. Non è più quella persona, ma deve tornare ad esserlo, per se stesso, per Carl e per quella flebile speranza di rivedere vivi la figlia e gli amici. Guardarsi indietro e ripensare a quanto fatto non è più un'opzione, adesso quello che conta nuovamente è solo la sopravvivenza.

Cosa non ci è piaciuto di questo episodio

"Mamma, mi puoi aiutare?". In un episodio che ci ha convinto davvero sotto tanti aspetti, non siamo altrettanto entusiasti della parte relativa a Lilly e la figlia: nonostante nella scena dell'uccisione della piccola la tensione sia sufficientemente alta, quello che stona è il forzato inserimento di questa sequenza e il successivo arrivo di Lilly al carcere a battaglia appena iniziata. E' evidente che il tutto serve soprattutto a mostrare come anche quel poco di umanità emersa in Brian sia completamente spazzata via, ma probabilmente c'erano modi migliori per gestire questa situazione così come il rapporto tra Lilly e quest'uomo che non riconosce più.

Note a margine

  • Nonostante le grandi attese per un episodio che si sapeva sarebbe stato esplosivo, "soltanto" 12.1 milioni di spettatori USA hanno visto l'episodio domenica sera: si tratta comunque di un record come migliore mid-season finale della serie, ma forse poteva essere lecito aspettarsi di più dopo i 16 milioni sintonizzati per la premiere appena due mesi fa; forse non hanno aiutato i due episodi flashback sul Governatore e il nuovo approccio di questa stagione da parte del nuovo shorunner Scott M. Gimple. Siamo però certi che dopo questo ottimo episodio e la pausa invernale i ratings saranno ancora più alti del solito.
Il Governatore assalta la prigione nel fumetto
Il Governatore assalta la prigione nel fumetto
- Senza voler entrare troppo nei dettagli, anche per non rovinare la sorpresa ad eventuali nuovi lettori, non sono pochi questa volta gli elementi in comune con il fumetto: le due opere, come specificato più volte dallo stesso autore Robert Kirkman, sono molto diverse ma spesso si incrociano in avvenimenti chiave come proprio in questo caso con il Governatore che attacca la prigione con un carro armato e la sua morte per mano di Lilly.
  • Per finire, avete notato che tra i tanti zombie che alla fine invadono la prigione in fiamme ce n'è uno che viene inquadrato per un paio di secondi? Quella è Clara, la donna che Rick aveva conosciuto nel primo episodio di questa quarta stagione.

What's Next

Come abbiamo già detto quello che abbiamo visto è stato un vero e proprio game changer: la prigione che è stata l'ambientazione principale per l'ultima stagione e mezzo non c'è più e con essa anche il villain principale. C'è da scommettere che per un bel po' non esisterà più nemmeno il gruppo, e quindi anche la natura corale della serie potrebbe risentirne, forse ci troveremo davanti tanti episodi dedicati solo a pochi personaggi alla volta.
Quello che è certo è che ci aspetta una lunga attesa visto che il prossimo episodio, ancora senza titolo, è previsto soltanto per il 9 febbraio del 2014.

Movieplayer.it

4.0/5