The Shield: 5 motivi per cui ha rivoluzionato – a modo suo – le serie TV USA

A quindici anni dal debutto ricordiamo il brutale serial poliziesco creato da Shawn Ryan, che ci ha regalato uno degli antieroi più affascinanti del piccolo schermo.

Walton Goggins nel ruolo del detective Shane Vendrell in The Shield

12 marzo 2002: sul canale televisivo FX va in onda il primo episodio di The Shield, serial poliziesco che, insieme al coevo The Wire ha ridefinito i canoni del suo genere di appartenenza per un panorama televisivo americano segnato dalla tragedia dell'11 settembre (nel caso specifico di The Shield l'approvazione definitiva da parte del network arrivò pochi giorni prima dell'attentato del World Trade Center). Ambientato in una Los Angeles ruvida e sporca, filmata con un approccio quasi documentaristico che dà all'operazione un'intensità drammatica fortissima, lo show creato da Shawn Ryan ha esaminato, nel corso di 89 episodi sparsi su sette stagioni (la conclusione è stata trasmessa il 25 novembre 2008), la natura contraddittoria del poliziotto americano in generale e losangelino in particolare, il cui distintivo - shield in gergo - nasconde un'ambiguità morale portata all'esasperazione in una città dove le nuove paure si uniscono alle esistenti tensioni razziali (il pestaggio di Rodney King fu una delle fonti d'ispirazione di Ryan, insieme allo scandalo Rampart legato alla corruzione in seno al dipartimento di polizia). Ancora oggi rimane un esempio potente di narrazione catodica, la cui importanza non può essere sottovalutata. Un'importanza che noi vogliamo ricordare tramite cinque lasciti in particolare.

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1. FX, al vostro servizio

Nel dare il via libera all'idea di Ryan un piccolo canale basic cable specializzato nella messa in onda di film e repliche di serie prodotte dalla 20th Century Fox si trasformò in una realtà da tenere d'occhio nell'ambito della programmazione originale. Lo stesso network fece prova di una certa ambizione, mista ad arroganza, coniando lo slogan "È come la HBO, ma gratis", successivamente parafrasato dai critici che elogiarono The Shield. Da allora FX ha continuato a crescere, ed è tuttora in grado di rivaleggiare con i canali a pagamento - HBO e Showtime - con programmi come The Americans, Louie, Fargo, Atlanta, American Horror Story, Legion e Feud (senza dimenticare glorie del passato recente come Nip/Tuck, Rescue Me e Sons of Anarchy). Un piccolo grande trionfo che iniziò con il debutto televisivo di Vic Mackey e del suo Strike Team. E a proposito di Mackey...

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2. Un altro genere di poliziotto

Michael Chiklis in una scena del film Rise: Blood Hunter

Avevamo già avuto modo di vedere, in NYPD Blue, un protagonista che, pur lavorando per le forze dell'ordine, non esitava talvolta ad interpretare letteralmente la parte del bad cop (lo show ha anche influenzato il modo in cui i canali basic cable, che campano in parte di pubblicità e quindi si autocensurano rispetto ai network a pagamento, portano sullo schermo sesso, nudità ed espressioni scurrili). Ma Andy Sipowicz, nonostante il suo carattere discutibile, rimaneva una persona con cui in fin dei conti si poteva simpatizzare. Poi è arrivato Vic Mackey, un uomo che crede nella giustizia ma non per forza nell'efficacia della legge: in combutta con diversi criminali minori per tenere lontani dalle strade quelli più pericolosi, arriva persino ad uccidere il nuovo arrivato nella sua squadra alla fine del primissimo episodio, dopo aver scoperto che questi era sotto copertura per incastrarlo. Un uomo che si autodefinisce, quando un sospettato gli chiede se è buono o cattivo, "a different kind of cop". Un uomo paradossalmente impossibile da odiare, come molti antieroi del medesimo periodo (Tony Soprano su tutti), al punto che quando Ryan cercò di mettere alla prova la lealtà del pubblico, contrapponendo a Mackey un poliziotto convenzionalmente "buono" nella quinta stagione, gli spettatori fecero capire subito allo showrunner che non sarebbe cambiato nulla.

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3. Michael Chiklis

Gotham: Michael Chiklis in una foto di Better To Reign in Hell

Per quasi tutta la durata degli anni Novanta l'attore americano si è fatto notare come protagonista della sitcom poliziesca Il commissario Scali, nei panni del simpatico Tony Scali, un ruolo che inizialmente mise a rischio la sua possibilità di interpretare Vic Mackey poiché Ryan, che lo conosceva tramite amici in comune, non credeva che "il ciccione di The Commish" sarebbe stato convincente in una parte simile. Chiklis, che nel frattempo si era reinventato radicalmente perdendo venti chili e rasandosi la testa, insistette fino all'ottenimento di un provino, al quale si presentò senza essere riconosciuto dallo showrunner. Una volta ottenuta la parte ha incarnato una delle tante facce delle incertezze del maschio americano per sette stagioni, vincendo un Emmy e un Golden Globe per la prima annata e inaugurando una nuova fase carrieristica che continua ancora oggi: se attualmente lui ci diverte in Gotham, nei panni di un poliziotto meno terrificante ma non sempre amabile, il merito è dei metodi illegali di Mackey.

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4. Un capitano da Oscar

Glenn Close in una scena della premiere della stagione 3 di Damages

Per la quarta stagione, andata in onda nel 2005 e concepita come una critica esplicita della guerra in Iraq, Ryan e i produttori avevano bisogno di un'attrice del calibro giusto per il ruolo del capitano Monica Rawling, e venne fatto il nome di Glenn Close. Un sogno potenzialmente irrealizzabile, poiché all'epoca le star femminili di Hollywood non erano ancora state veramente sedotte dalle possibilità offerte dai ruoli seriali, ma per fortuna l'interprete di Attrazione fatale accettò e inaugurò un trend per colleghe come Jessica Lange, Drew Barrymore, Susan Sarandon e altre. La Rawling se ne andò dopo tredici episodi perché l'attrice non voleva passare troppo tempo via da New York per motivi legati alla famiglia, ma quando le venne offerta un'altra serie della FX girata proprio nella Grande Mela lei non esitò ad esplorare nuovamente i recessi oscuri della psiche umana, e così nacque Damages.

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5. A Few Good Writers

Comic-Con 2014: Kurt Sutter, il creatore di Sons of Anarchy

Come I Soprano, anche The Shield ha saputo fare delle scelte intelligenti nella composizione del suo team di sceneggiatori, successivamente capaci di generare successi per conto loro. Tra questi ci fu proprio un veterano della serie gangster della HBO, James Manos Jr., che dopo due stagioni passate a scrivere storie di poliziotti corrotti passò allo sviluppo di un altro serial su un membro particolare delle forze dell'ordine, ossia Dexter. Glen Mazzara fu invece reclutato per scrivere episodi di The Walking Dead, dopo aver già collaborato con Frank Darabont proprio su The Shield, e in seguito al licenziamento del primo showrunner gli fu dato l'incarico principale. Infine, Kurt Sutter, autore di molti dei momenti più cupi dello show, poté sfogare i propri impulsi in modo ancora più selvaggio con un'altra serie molto "maschia", Sons of Anarchy.

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