The Leftovers

2014 - 2017

The Leftovers 3: l'inizio della fine è ricco di fede e segreti

The Book of Kevin ha dato il via all'ultimo capitolo della serie creata da Damon Lindelof e Tom Perrotta, in grado di esplorare con bravura le reazioni umane di fronte alle avversità.

The Leftovers 3: Justin Theroux e Scott Glenn nella prima foto

The Leftovers, arrivata alla sua terza stagione, è pronta a dire addio agli spettatori dopo averli trascinati in una realtà in cui la dimensione interiore dei personaggi si è rispecchiata in eventi che, come la vita stessa, spesso appaiono incomprensibili ma, a una visione più attenta, assumono la forma incredibilmente realistica ed emotivamente coinvolgente di concetti complessi come il dolore, l'elaborazione del lutto e la fede.
Dopo aver potuto contare sul romanzo scritto da Tom Perrotta per costruire la prima stagione, il team di autori guidato da Damon Lindelof e dallo stesso scrittore ha trovato modo di proseguire la narrazione con un coraggio raro, anche all'interno di un contesto televisivo sempre più orientato verso la sperimentazione e l'originalità, che si è tradotto in scelte estetiche e narrative inaspettate in grado di raggiungere un altissimo livello artistico e tecnico.

Ogni episodio della serie ha sempre riservato sorprese e svolte inaspettate, come accaduto con la puntata in cui Kevin Garvey (un Justin Theroux ingiustamente ignorato dai membri delle giurie dei premi televisivi più importanti) muore e si ritrova in una dimensione ultraterrena in cui deve affrontare i fantasmi del proprio passato per ricominciare letteralmente una nuova vita.
L'attesa per l'ultima stagione, che sarà composta da soli otto episodi, è quindi particolarmente alta ma la première intitolata The Book of Kevin sembra assicurare che chi ha amato il progetto della HBO non resterà affatto deluso.

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Dal 1814 al presente

The Leftovers: Liv Tyler in una foto della terza stagione

La puntata si apre, come accaduto nel precedente ciclo di episodi, con un flashback ambientato nel passato quando, nel 1814, una comunità particolarmente religiosa attende con una fiducia apparentemente incrollabile il giudizio universale. Nonostante i segnali che proclamano l'imminente fine del mondo, chi sale sul tetto della propria casa per salvarsi si ritrova ad attendere rimanendo però, di volta in volta deluso, e la propria fede, di fronte alla situazione e allo scherno degli altri cittadini vacilla totalmente, dissipandosi inesorabilmente.
Le tematiche dell'introduzione sembrano essere destinate a riflettersi nelle puntate inedite e il primo capitolo dell'ultima parte della storia compie un salto in avanti nel tempo dopo aver mostrato le conseguenze del caos scoppiato nella città di Jarden: i Colpevoli Sopravvissuti sono infatti vittima di un attacco aereo in grado di eliminare, come era stato accennato brevemente nella prima stagione ambientata a Mapleton, la minaccia. Tre anni dopo la situazione sembra invece quasi essere all'insegna della serenità: Kevin lavora come poliziotto insieme al figlio Tom, Matt Jamison è diventato quasi miracolosamente padre, Jill è tornata a studiare, John Murphy si è innamorato di Laurie e i due lavorano al limite del legale per aiutare le persone in difficoltà, e Nora ha trovato un lavoro che la soddisfa.

The Leftovers: Christopher Eccleston in The Book of Kevin

Dietro questa superficie apparentemente perfetta sembrano però esserci nuovi segreti e sofferenze celate per riuscire a godere il più possibile dei piccoli momenti di gioia come i festeggiamenti di un compleanno. Sull'intera comunità grava inoltre il peso della convinzione che a sette anni dalla misteriosa scomparsa dal 2% della popolazione mondiale stia per verificarsi qualcosa di ancora più terribile, probabilmente la fine del mondo. Quell'evento traumatico che ha segnato la vita dei protagonisti sembra però aver assunto delle sfumature più leggere nella mente di chi è rimasto, esorcizzando in qualche modo il terrore, la sofferenza e le conseguenze indelebili di una perdita inspiegabile. L'attesa dell'anniversario viene così ritratta mostrando chi si avvicina a questa data in modo quasi scherzoso e chi sente la pressione di quelli che potrebbero essere gli ultimi giorni della propria vita, avendo davanti a sé un destino incerto. Al centro di tutto questo c'è ancora una volta Kevin che, fisicamente ed emotivamente, si ritrova a soffocare nella propria esistenza e va alla ricerca di un qualche tipo di risposta che gli permetta di sopportare il peso rappresentato dalla propria vita.

The Leftovers: Justin Theroux in un'immagine della serie

Il personaggio interpretato da Justin Theroux sembra, nonostante siano passati degli anni, ancora alle prese con l'incapacità di accettare del tutto gli eventi, immergendosi nel lavoro e fingendosi sicuro pur di andare avanti, attendendo di essere solo per far emergere le proprie insicurezze.
In un clima così sospeso tra follia e razionalità, il ritorno di Dean (Michael Gaston) nella vita del protagonista, con la sua strana convinzione che i cani stiano assumendo forma umana, si inserisce bene in un contesto in cui ciò che è inaspettato e inspiegabile non può essere automaticamente etichettato come irreale, lasciando in sospeso qualsiasi giudizio.

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Questioni in sospeso

The Leftovers: Justin Theroux e Chris Zylka in una foto di The Book of Kevin

Lindelof e Perrotta, ancora una volta, non offrono agli spettatori tutti i tasselli della storia, evitando di chiarire ad esempio dove sia la piccola Lily o se ci sia stata qualche speranza di sopravvivenza per Erika, concedendosi piuttosto il proprio tempo per mostrare la situazione emotiva in cui si trovano i protagonisti e introducendo dei naturali dubbi sulla natura di Kevin, in grado di morire e ritornare in vita. La sua situazione ambigua obbliga chi gli è accanto e conosce la verità a porsi delle domande, a mettere alla prova la propria fede e a valutare seriamente la possibilità di avere a che fare con una presenza quasi biblica.
I confini tra il reale e quello che vorremmo lo fosse diventano nella serie sempre più sfumati e sembrano condurre alla situazione anticipata dall'ultima scena del primo episodio in cui appare una nuova versione di Nora, ritratta come una donna che sembra aver perso totalmente la fede, rinnegando ciò in cui ha forse creduto, o forse è, ancora una volta, in attesa di un segno destinato a non arrivare, potenzialmente persino essendo rimasta ancora una volta delusa dall'essere sopravvissuta.

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Delle performance di altissimo livello da parte del cast

The Leftovers: Carrie Coon in una foto della terza stagione

Gli autori hanno chiarito fin dall'inizio che The Leftovers non vuole dare le risposte e questa incertezza e ambiguità è diventata la vera forza della serie, in grado di esplorare a fondo le reazioni personali e umane.
L'intero progetto sarebbe però crollato come un castello di carte al primo alito di vento se non fosse sostenuto da un cast di altissimo livello in grado di interpretare con grandissima attenzione delle parti complesse e affascinanti. In particolare, considerando la première, Justin Theroux sa ormai incarnare senza passi falsi la difficile interiorità di Kevin e il peso che sente gravare sulle proprie spalle, mentre Carrie Coon trova le giuste sfumature in ogni cambiamento di Nora e Christopher Eccleston è impeccabile nel dare spazio alla religiosità del reverendo Jamison.

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Un mondo curato in ogni dettaglio

The Leftovers: una foto tratta da The Book of Kevin

Il lavoro degli autori è, come nelle due precedenti stagioni, da apprezzare per la sua capacità di sfruttare evidenti ricerche accurate dal punto di vista biblico e psicologico per raccontare la storia di chi deve fare i conti con ferite ancora aperte di diversa entità, mostrando come ognuno dei sopravvissuti all'inspiegabile evento si aggrappi a punti fermi diversi: c'è chi si rifugia nella fede, chi nell'amore di una famiglia, chi si ostina a cercare una risposta e chi invece prova semplicemente ad andare avanti.
La regia di ottimo livello di Mimi Leder permette di ritornare nel mondo di The Leftovers ritrovando quell'universo estremamente ricco, quasi come se fosse un'opera di Hieronymous Bosch, in cui ogni dettaglio potrebbe risultare essenziale. La performance di ognuno dei membri del cast viene valorizzata, avvicinandosi agli sguardi e ai piccoli gesti con sensibilità e intelligenza, senza mai perdere di vista il quadro generale.
Impossibile poi non lodare il lavoro compiuto da Max Richter: non appena le note del brano tematico creato per lo show vengono utilizzate ogni scena assume un significato emotivamente più d'impatto e malinconico, ricordando in modo brillante la dimensione invisibile che si cela nella mente e nell'anima.

The Leftovers: Justin Theroux in una foto di The Book of Kevin

I titoli dei prossimi sette episodi anticipano già la presenza di alcune puntate completamente dedicate ai singoli personaggi e, con una struttura circolare, la serie si concluderà con The Book of Nora, titolo che fa riferimento al personaggio interpretato da Carrie Coon che è riuscito, più di molti altri, condensare alla perfezione quel senso di smarrimento che la serie ha saputo tradurre in immagini e dialoghi, dando vita a un racconto dal grande fascino. Se dovessimo fare affidamento agli indizi inseriti nel poster e nei trailer entrambi i protagonisti potrebbero assumere il ruolo simbolico di un angelo e sarà interessante scoprire se si tratterà di una presenza destinata ad annunciare realmente l'apocalisse o al contrario la salvezza, rispecchiando probabilmente fino agli ultimi minuti quel difficile equilibrio tra Inferno e Paradiso esistente dentro di ognuno di noi.

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Conclusione

La terza stagione di The Leftovers ha preso il via in modo impeccabile riportando sugli schermi la formula convincente che ha contraddistinto il progetto firmato da Damon Lindelof e Tom Perrotta. Gli otto episodi che concluderanno la storia della famiglia Garvey si preannunciano già ricchi di spunti affascinanti nella rappresentazione della reazione umana di fronte alla propria fede in qualcosa o qualcuno.
Il cast offre fin dall'inizio delle interpretazioni convincenti e ben misurate dal punto di vista emotivo e la regia di Mimi Leder getta con attenzione le basi per un ultimo capitolo della storia destinato a lasciare davvero il segno.
Non resta quindi che lasciarsi condurre dalla serie, per l'ultima volta, in un viaggio emotivamente ricco di sfumature ed emozioni in cui le risposte sono meno importanti rispetto alle domande la cui stessa esistenza nella mente umana rappresenta l'oggetto di un'analisi attenta e inedita nel panorama televisivo.

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Beatrice Pagan
Redattore
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