The Leftovers

2014 - 2017

The Leftovers: un brillante finale conclude una serie memorabile

Il progetto tratto dal romanzo scritto da Tom Perrotta dice addio agli spettatori con un epilogo onesto e catartico.

The Leftovers ha detto addio ai suoi spettatori con un'ultima stagione composta da otto episodi ideati e realizzati con maestria per poter condurre, passo dopo passo, a un finale soddisfacente e memorabile. Pochi altri progetti televisivi sono riusciti ad affrontare tematiche e situazioni complicate ed emotivamente complesse con la stessa bravura e sensibilità, dando vita a una struttura narrativa originale e imprevedibile ma sempre sostenuta, in ogni singolo passaggio, da un livello tecnico e artistico di livello ineccepibile. La storia di Kevin Garvey e della sua famiglia, nel corso di tre stagioni, si è evoluta prendendo svolte inaspettate che hanno obbligato a mettere da parte i propri punti di vista e addentrarsi in un mondo in cui realtà e finzione spesso si sono confuse, dando forma concreta alle emozioni e alla sofferenza, e trasformando il dolore in metafore inserite in un contesto estremamente veritiero e onesto, nonostante gli eventi assumessero sfumature al limite del sovrannaturale.

Il merito principale di Damon Lindelof, sostenuto dallo scrittore Tom Perrotta (autore del romanzo che ha dato vita al progetto) e da un team di brillanti autori, è stato quello di avere il coraggio di non seguire schemi tradizionali e direzioni già prese, trovando la propria strada per sviluppare una storia che andasse oltre il libro da cui è tratta per seguire fino alla fine un cammino di cui non si conosceva il punto di arrivo, potendo inoltre contare sul contributo della HBO che ha concesso la chance di concludere la narrazione esattamente come desiderato, non preoccupandosi eccessivamente di ascolti o delle aspettative della critica e del pubblico.
The Leftovers, quasi a sorpresa, si è però congedata con una dose di speranza che, solo alla fine, appare non solo necessaria ma anche inevitabile.

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Un cerchio che si chiude

The Leftovers: Carrie Coon e Justin Theroux in The Book of Nora

La terza stagione della serie aveva anticipato quello che avremmo visto nell'ultimo episodio: una Nora anziana che ha tagliato ogni legame con il suo passato e che sembra ancora in attesa di risposte, giorno dopo giorno. The Book of Nora riporta in quella dimensione temporale dopo sette episodi che hanno gettato le basi per questo capitolo della storia, ricco di emozioni e di un pizzico di umorismo, mostrando i motivi che hanno condotto Kevin, Nora, Matt, Laurie, John, Kevin e Michael in Australia e quanto accaduto durante la loro ricerca di risposte. È infatti la scoperta che potrebbe esistere un modo per riabbracciare le persone misteriosamente scomparse sette anni prima e una potenziale apocalisse incombente a spingere i protagonisti a compiere un viaggio che modifica per sempre la loro esistenza, tra una crociera in compagna di "Dio" e di situazioni che sembrano tratte da un girone infernale dantesco a un "sequel" di Assassino internazionale che ha obbligato Kevin confrontarsi con i propri demoni, senza dimenticare Laurie che ha fatto emergere segreti del passato e il padre del protagonista con i suoi tentativi di impedire la fine del mondo.

Al centro degli eventi, tuttavia, c'è stata principalmente la coppia interpretata da Justin Theroux e Carrie Coon con alcuni dei momenti più memorabili dello show grazie alle sceneggiature intelligenti e a una regia straordinariamente efficace.
The Book of Nora ha ripreso la narrazione dalla scelta, apparentemente definitiva compiuta dalla donna, regalando anche un commovente scambio di battute con Matt, e mostrandone le conseguenze, riallacciandosi così a quell'immagine invecchiata e indurita dal tempo. A scalfire ancora una volta il suo scudo emotivo è però il ritorno in scena di Kevin, una presenza che obbliga a fare i conti con il proprio passato e, forse, finalmente trovare un modo per guardare al futuro.

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L'importanza di avere fede

The Leftovers: Carrie Coon e Christopher Eccleston in The Book of Nora

La terza stagione di The Leftovers si era aperta introducendo la possibilità che Kevin fosse in realtà un Messia a cui credere ciecamente e da seguire come un gregge fedele pur di avere la speranza di salvezza. Gli autori, in modo poetico e intelligente, hanno però deciso di concludere la storia ribaltando questa idea, obbligandolo così ad ascoltare Nora e a credere alle sue parole. Gli autori hanno infatti compiuto un lavoro attento per creare una situazione in cui non si può quasi mettere in dubbio che il racconto condiviso dalla donna sia vero, nonostante non si abbiano prove o immagini a testimoniarlo. Lindelof ha sempre dichiarato che non si sarebbe mai spiegato il mistero sul motivo e sulle modalità con cui milioni di persone sono inspiegabilmente svanite nel nulla e ha mantenuto questa sua promessa fino alla fine. Lo show non ha mai cercato di spiegare razionalmente le regole che esistono nell'universo creato per la tv, nonostante gli eventi incredibili mostrati nel corso delle puntate, ma di analizzare la reazione degli esseri umani all'inspiegabile e spesso inaccettabile, come la perdita di una persona amata.

The Leftovers: l'attrice Carrie Coon nell'episodio The Book of Nora

La puntata conclusiva è quindi dedicata totalmente all'ultima tappa della storia di Nora, un personaggio a cui Carrie Coon ha regalato incredibile profondità e sfumature nel rappresentare come si possa cercare di affrontare la vita quotidiana nonostante le proprie ferite interiori, magari illudendosi di avere la forza di costruirsi una nuova vita. The Book of Nora regala però al personaggio quello che ha sempre cercato, senza trovarlo: la consapevolezza che è necessario liberarsi dal peso rappresentato dal proprio passato, forse mentendo o forse, al contrario, rivelando per la prima volta dopo molti anni la verità. La regista Mimi Leder non ha esitato nell'affidare alla Coon il peso di sostenere la narrazione a livello emotivo e l'attrice ha premiato questa scelta con un'interpretazione indimenticabile che dovrebbe farle conquistare, finalmente e con merito, nomination e numerosi premi.

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Due interpretazioni indimenticabili

The Leftovers: Christopher Eccleston in The Book of Nora

La puntata ha inoltre dato spazio a due dei pilastri che hanno sostenuto The Leftovers nel corso delle tre stagioni: Christopher Eccleston e Justin Theroux.
L'interprete del reverendo Matt Jamison, nell'ultimo dialogo con Carrie, riassume alla perfezione come il personaggio abbia dovuto mettere in dubbio la sua fede apparentemente incrollabile, ammettendo per la prima volta le proprie paure e debolezze, ma dimostrando come il suo voler credere in uno scopo più grande che sfugge alla comprensione umana possa dare la forza che non si pensa di avere.
Kevin Garvey, dopo l'incredibile confronto avvenuto in The Most Powerful Man in the World (and His Identical Twin Brother) , sembra invece finalmente in grado di accettare che deve convivere con i problemi e le insicurezze.

The Leftovers: Carrie Coon e Justin Theroux in The Book of Nora

Nell'esperienza vissuta nella misteriosa dimensione introdotta nella precedente stagione, il protagonista ha letteralmente cercato dentro se stesso la chiave per far finire il proprio mondo e ammettere con coraggio che alle volte non ci sono spiegazioni o risposte che alleviano la sofferenza, solo vuoti mai del tutto colmabili; l'apocalisse tanto attesa non è avvenuta, o in realtà è accaduta ma solo all'interno di chi è rimasto sulla Terra sette anni prima e Kevin è ancora alla ricerca della sua pace. La nuova scomparsa nella vita del personaggio affidato a Theroux lo mostra però in una situazione diversa in cui non è più disposto ad accettare passivamente quanto accaduto, lottando per finalmente trovare un modo per vivere pienamente la propria vita. L'attore, nel portare in scena la lotta di Kevin, ha saputo creare una figura credibile in ogni momento, anche quello più surreale, e nel finale sa sottolineare ogni debolezza e speranza del suo personaggio, mostrandone la vulnerabilità e la determinazione nel non essere più disposto a lasciarsi sfuggire forse l'ultima possibilità di un lieto fine.

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Delle parentesi che impreziosiscono la narrazione

The Leftovers: Carrie Coon in The Book of Nora

Gli autori non hanno dato spazio ad altri protagonisti, pur rivelando quanto accaduto negli ultimi anni, tuttavia è stato piacevole vedere brevemente Laurie (Amy Brenneman). Nella terza stagione, a sorpresa, si è scoperta la vera ragione che l'ha spinta a unirsi ai Colpevoli Sopravvissuti e quella verità tenuta nascosta così a lungo ha posto sotto una nuova luce tutta la sua storia e dato ancora più valore alla sua capacità di provare empatia e compassione, cercando in ogni modo di aiutare gli altri a trovare la propria pace, nonostante dentro di sé ci siano delle ferite ancora aperte celate anche a chi si ama. Tra i tanti personaggi introdotti nella serie è forse proprio Laurie a rappresentare una costante in grado di offrire un rifugio sicuro per Kevin, Nora e le loro famiglie, proponendo una figura positiva che si avvicina agli altri senza mai giudicare e disposta a comprendere.
Piacevoli, e utili a stemperare l'atmosfera drammatica, anche alcuni momenti più leggeri, come quelli delle battute durante il matrimonio, che hanno reso la visione della puntata più scorrevole e godibile.

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Conclusione

The Leftovers, fino agli ultimi minuti, non ha offerto risposte chiare, preferendo lasciare aperti i dubbi sulla veridicità dei racconti compiuti dai protagonisti, riflettendo in più momenti sul valore di una menzogna e sul significato che si nasconde dietro la scelta di fingere di credere o di considerare vero quanto detto basandosi solo sulla propria fede in qualcosa di superiore o in qualcuno. I tanti riferimenti biblici e letterari, senza dimenticare una colonna sonora ben curata anche in sequenze come quella del commovente ballo, hanno impreziosito un epilogo che ha sicuramente messo alla prova anche gli spettatori nel suo tentativo estremo di rimanere fedele alla scelta di rappresentare in modo veritiero le difficoltà nel trovare la propria strada in un mondo in cui tutto sembra incerto e senza punti di riferimento, e dove il vuoto lasciato da chi è scomparso rischia di inglobare ogni possibilità di gioia. Quello della serie non è un lieto fine tradizionale ma è qualcosa di meglio: nella sua totale mancanza di certezze regala la speranza che qualcuno sappia ancora compiere un atto di fede per amore, senza porsi troppe domande o cercare dentro di sé motivi razionali.

A distanza di anni dalle polemiche causate dall'epilogo di Lost, Damon Lindelof ritorna a proporre, in modo diverso e originale, una riflessione su come l'amore e il sostenersi a vicenda siano essenziali per sopravvivere nel mondo e trovare il proprio scopo nell'universo e l'addio di The Leftovers, così ricco di simbolismo e di poesia, dimostra con efficacia la sua teoria secondo la quale non sia necessario avere tutte le risposte per apprezzare una storia. Non si saprà mai se Nora e Kevin abbiano detto la verità ma la loro evoluzione, pur circondata da un alone di mistero, è una delle rappresentazioni più oneste e sincere dell'animo umano realizzate negli ultimi anni. Il finale riesce dove molti altri show hanno fallito: a concludere un racconto in modo catartico e rimanere al tempo stesso fedele agli scopi e alla natura del progetto, senza mai cercare compromessi o facili vie d'uscita, suscitando profonde emozioni e costruendo in modo saggio ogni scena dal punto di vista visivo e metaforico, permettendo di apprezzare pienamente il valore del lavoro compiuto da un cast tecnico e artistico in stato di grazia che ha saputo tradurre la capacità di rialzarsi e rinascere dopo un immenso dolore in immagini e dialoghi.

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Beatrice Pagan
Redattore
5.0 5.0
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