The Killing of a Sacred Deer: la tragedia greca di Lanthimos ci riporta ad antichi orrori

Yorgos Lanthimos non è un regista che può lasciare indifferenti, e soprattutto non ha alcuna intenzione di farlo e il suo nuovo film ce lo conferma sin dalle primissime inquadrature, nonostante sia il suo lavoro più lineare.

Con il sensazionale ed originalissimo Dogtooth ci ha stregato, con l'ancora più morboso Alps ci ha scandalizzato e con la successiva (prima) co-produzione internazionale, The Lobster, ha catturato l'attenzione del mondo intero con un universo distopico inimmaginabile e disturbante. Il regista Yorgos Lanthimos, capostipite dell'interessante new wave del cinema greco, non è un autore che può lasciare indifferenti, e soprattutto non ha alcuna intenzione di farlo. Lo sappiamo dal prestigioso curriculum e ce lo conferma questo The Killing of a Sacred Deer fin dalla primissima inquadratura: indugia su un intervento chirurgico a cuore aperto quasi a rappresentare in qualche modo una minaccia ed una promessa verso i suoi spettatori.

The Killing of a Sacred Deer: Colin Farrell nella prima foto del film

Ma chi conosce il cinema del regista greco sa che i suoi film difficilmente posso rappresentare un colpo di fulmine, perché l'apparente freddezza della sua rigorosa e bellissima messa in scena e l'utilizzo di dialoghi spesso sconnessi e surreali non favoriscono l'immedesimazione immediata da parte degli spettatori. In questo senso la nuova opera presentata in concorso a Cannes, e con protagonisti due superstar quali Colin Farrell (alla seconda collaborazione con il regista) e Nicole Kidman, è forse il film più facile e immediato della sua filmografia perché mantiene alla base le stranezze tipiche del suo cinema ma le unisce ad una storia più lineare e semplice del solito, pur non perdendo nulla di quel fascino del mistero che avvince e spinge lo spettatore ad andare avanti nonostante tutto.

Orrore e nichilismo

The Killing of a Sacred Deer: Barry Keoghan in una scena

Il mistero che circonda la prima parte del film è dovuto all'ambiguità del rapporto apparentemente molto intimo tra il protagonista del film, il chirurgo del film interpretato da Farrell, ed un ragazzo sedicenne (il bravissimo ed inquietante Barry Keoghan che rivedremo presto nel Dunkirk di Christopher Nolan). Perché questo ragazzino comincia a frequentare la famiglia del medico e i suoi due figli? Perché, nonostante sappia benissimo che è un uomo sposato, lo invita a casa e lo spinge verso una relazione con la propria madre (Alicia Silverstone)? Con le risposte che arriveranno pian piano e che sono direttamente legate al passato di tutti questi personaggi, il film si trasforma da bizzarro dramma familiare in una sorta di thriller/horror psicologico che potrebbe ricordare Kubrick per lo stile di riprese e l'utilizzo della colonna sonora, ma in realtà rievoca in più di una occasione il sadismo di Haneke.

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The Killing of a Sacred Deer: Colin Farrell e Nicole Kidman in una scena
The Killing of a Sacred Deer: Nicole Kidman fuma in giardino

A differenza dell'autore austriaco, però, Lanthimos utilizza molto l'arma dell'umorismo nerissimo e soprattutto dimostra di preferire alla critica sociale contemporanea un ritorno a temi antichissimi, tipici delle tragedie greche di Euripide (Ifigenia in primis) o addirittura della Bibbia, che, proprio perché calati in un ambiente borghese e spesso grottesco, portano a risultati orrorifici potentissimi e destabilizzanti. Anche perché tutti gli attori, a maggior ragione Farrell e la Kidman, mettono a disposizione tutto il loro talento e carisma nel trasformare questo cinema apparentemente gelido, eccessivo ed intenzionalmente provocatorio in un qualcosa di molto più atavico e agghiacciante: un orrore quotidiano e davvero senza tempo.

The Killing of a Sacred Deer: la tragedia greca...
Luca Liguori
Redattore
3.5 3.5
Cannes 2017
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