The Insult: le radici dell’odio nel legal drama libanese

Un libanese cristiano e un operaio palestinese, una crescente ostilità che sfocia in un atto di violenza, un caso giudiziario in grado di incendiare un'intera nazione: il regista Ziad Doueiri approda per la prima volta al Festival di Venezia con The Insult, un dramma processuale sulle contraddizioni del Libano.

The Insult: un momento del film

Yasser è un profugo palestinese di mezza età: un uomo apparentemente tranquillo che si guadagna da vivere a Beirut lavorando come operaio. Toni, libanese d'origine e con una giovane moglie incinta, è strenuamente xenofobo, ha un'indole a dir poco irruenta e non perde occasione per ostentare il proprio disprezzo verso i palestinesi. Quando Yasser si ritrova a dover aggiustare dei tubi sul balcone dell'appartamento di Toni, l'ostilità di quest'ultimo non tarda a scatenare un reciproco scambio di insulti.

Solo che l'insulto scagliato da Toni, "Sharon avrebbe dovuto sterminarvi tutti", annebbia per un attimo la lucidità di Yasser, provocano la reazione rabbiosa dell'uomo: un pugno in pieno petto che frattura due costole a Toni. Un gesto di violenza che porterà i due uomini a fronteggiarsi in tribunale, nel corso di un processo che, giorno dopo giorno, susciterà reazioni sempre più infuocate e sempre meno controllabili.

Ritratto di una nazione divisa

The Insult: un momento del film libanese

Cinquantaquattro anni, a lungo assistente alla regia per Quentin Tarantino, Ziad Doueiri è ancora un nome pressoché sconosciuto per il pubblico europeo: The Insult, infatti, segna il suo debutto alla Mostra del Cinema di Venezia, partecipando all'interno del concorso ufficiale. E il cuore del film, ambientato nella città di Beirut, tocca uno dei punti nevralgici del Libano contemporaneo, e in generale di quasi tutto il Medio Oriente: la difficile convivenza fra uomini e donne di origini, culture e religioni differenti. Una convivenza minata non solo dalle rispettive differenze e dai conseguenti pregiudizi, ma anche e soprattutto da un passato - un passato sia individuale, sia collettivo - marchiato dal sangue di innumerevoli conflitti, stragi e altri episodi di violenza.

The Insult: un'immagine del film libanese

In fondo, l'aspetto più interessante della pellicola di Doueiri potrebbe essere proprio questo: la capacità di portare avanti un discorso che procede in parallelo tanto sul piano individuale dei singoli personaggi, quanto sul piano collettivo delle nazioni (il Libano, ma anche Israele) e dei popoli. E Toni, uno dei due protagonisti di The Insult, si fa possedere da un cieco furore proprio a causa della sua incapacità di distinguere e separare i suddetti piani: per lui, contagiato dalla propaganda antipalestinese, Yasser è il meritevole destinatario del proprio odio, e la lite con Yasser si traduce in un'invettiva - l'insulto del titolo - che vorrebbe invocare addirittura uno sterminio di massa. In maniera analoga, la tragica storia del Medio Oriente degli ultimi decenni si lega in modo inestricabile al vissuto personale di questi due uomini, coinvolti in una sfida giudiziaria destinata a degenerare ben oltre ogni possibile previsione.

I semi della violenza

The Insult: un'immagine del film

Adottando un asciutto realismo, Ziad Doueiri mette dunque in scena lo scontro fra i due protagonisti per poi condurre il film sui binari di un canonico dramma processuale. E proprio nel corso del processo, attraverso le strategie spesso spregiudicate degli avvocati, iniziano a delinearsi con maggiore profondità e precisione sentimenti e punti di vista dell'uno e dell'altro, fra desideri di rivalsa e improvvise quanto inaspettate reticenze laddove si entra nel territorio dell'indicibile e del 'tabù'. Da questa prospettiva, The Insult si fa apprezzare proprio per come, a dispetto delle premesse, finisce per rigettare uno schematismo manicheo e allarga lo sguardo fino a comprendere ragioni e torti di tutte le parti in causa, in quanto perfino la rigidità della legge non può non tenere conto del "fattore umano", delle sue manifestazioni e dei suoi "effetti collaterali".

The Insult: un'immagine tratta dal film

Un notevole potenziale, dunque, che però Doueiri non sempre sfrutta a dovere: soprattutto nella seconda parte, The Insult incappa in più di una forzatura a livello narrativo, e in diverse occasioni pecca di un didascalismo eccessivo e niente affatto necessario, laddove l'autore avrebbe fatto meglio ad affidarsi ai sottintesi e alla forza del non detto. Soprattutto in virtù di una storia già di per sé così potente e in grado di raccontare tanto della nostra epoca, e non solo in riferimento alla realtà del Medio Oriente.

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Stefano Lo Verme
Redattore
3.0 3.0
Venezia 2017
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