The Idol: si può essere eroi cantando

Il film si delinea come un ulteriore tassello della filmografia di un autore che ha come scopo quello di dar voce al suo popolo per permetterci di conoscerne più a fondo ogni sfaccettatura, superando l'immagine distorta e superficiale fornita da giornali e telegiornali.

The Idol: si può essere eroi cantando
The Idol

2015 – Commedia
2.8 2.8

Dopo aver sviscerato il conflitto israelo-palestinese con i drammatici Paradise Now e Omar, Hany Abu-Assad approda nel territorio della commedia. Già in passato il regista palestinese aveva dimostrato di possedere un sottile humor, ma stavolta l'autore sceglie lo strumento del biopic brillante - in questo caso un biopic del tutto particolare - per raccontare una storia di pace e speranza.

The Idol: un'immagine del film

Mohammed Assaf è un cantante di origine palestinese, proveniente da Gaza, che nel 2013 è stato scelto per partecipare al talent show Arab Idol. Dopo aver raggiunto l'Egitto, sede dei provini, con un viaggio rocambolesco durato due giorni, Mohammed ha conquistato i giudici grazie alla sua voce potente e, puntata dopo puntata, ha messo d'accordo tutti diventando un simbolo di libertà per i giovani palestinesi bloccati nella striscia di Gaza e incarnando la speranza per un futuro di pace.

Crescere a Gaza, abbandonare Gaza

The Idol: un'immagine tratta dal film

The Idol è diviso in due parti. La prima, più vivace e pittoresca, si focalizza sul piccolo Mohammed Assaf, sui due amici d'infanzia, e soprattutto sulla sorella dodicenne, la ribelle Nour, adolescente intelligente e piena di vita, insofferente alle imposizioni a cui le giovani donne palestinesi devono sottostare. È proprio Nour, con il suo entusiasmo, a spingere gli amici a formare una band con cui suonare ai matrimoni e alle feste locali, sfidando così i precetti religiosi secondo cui una ragazzina su un palco, di fronte a un pubblico di uomini, non è vista di buon occhio. Ma a Nour importa solo di far sentire la voce angelica di Mohammed, che si è già fatto notare per il suo talento durante la preghiera quotidiana.

The Idol: un momento del film

Con un ardito salto temporale, la seconda parte di The Idol ci conduce nel presente. Un presente poco soddisfacente per Mohammed, i cui sogni si sono infranti contro la durezza del quotidiano. Bloccato a Gaza, oppresso dai ricordi del passato, il giovane ha abbandonato la musica e fa il tassista per mantenersi agli studi. Il canto diverrà la sua sola via di fuga quando verrà a conoscenza dei provini per Arab Idol in Egitto e deciderà di coinvolgere gli amici d'infanzia in un piano rocambolesco per attraversare il confine di Gaza e presentarsi alle selezioni.

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Sogni di libertà canori

Per la sua pellicola biografica, Hany Abu-Assad sceglie la via della semplicità. Il regista racconta la storia dell'Arab Idol Mohammed Assaf con stile diretto, immediato. Questa scelta si rivela particolarmente felice, soprattutto nel frammento ambientato nel passato, il più vivace e colorito, dove a farla da padrone sono i talentuosi ragazzini scelti dal regista. Con i suoi occhioni sgranati, Hiba Attalah interpreta una Nour vulcanica, in perenne movimento, un maschiaccio che si ribella alle rigide imposizioni della società araba con coraggio e sfrontatezza. A interpretare il riflessivo Mohammed Assaf è il piccolo Kais Attalah, anche lui campione di spontaneità.

The Idol: una scena del film

Il tono lieve, da commedia adolescenziale, che pervade la prima parte del film, lascia il posto a una visione più pessimistica una volta che il Mohammed bambino lascia il posto allo sguardo adulto e disincantato del Mohammed ventitreenne. Allo slittamento del punto di vista, non corrisponde, però, un cambiamento sostanziale nello stile che conserva la propria immediatezza. Hany Abu-Assad sceglie un genere brillante come il biopic musicale per offrire uno sguardo approfondito su Gaza. La scelta di non indugiare sugli aspetti drammatici dell'ambientazione non impedisce al regista di offrire una rapida analisi sociologica di un mondo oppresso dalla religione e dalla tradizione, dove la libertà è ridotta ai minimi termini per via dell'occupazione militare. In questo mondo di calcinacci e fucili i giovani si trovano schiacciati dagli obblighi nei confronti di un mondo oscurantista, che ne limita la libertà d'azione, e il modello occidentale che invade il loro immaginario. Non per nulla Arab Idol è la versione araba di un format di successo internazionale come American Idol.

Mosaico palestinese

The Idol: un momento del film diretto da Hany Abu-Assad

Pur dando al suo The Idol un'impronta moderna, Hany Abu-Assad non perde di vista la tradizione che connota la propria cultura d'origine. Lo stesso Mohammed Assaf, una volta catapultato sotto i riflettori, tra lussuosi hotel egiziani, fan urlanti e popolarità, non dimentica le macerie della sua Gaza facendosi cantore della libertà del suo popolo e portando alla ribalta motivi della tradizione popolare e religiosa. Ad aiutarlo ad affrontare la pressione che deriva dalla fama è l'assistente di produzione interpreta dalla bella Nadine Labaki, attrice e regista libanese a cui viene affidato uno dei ruoli secondari più interessanti. Nel finale la vicinanza temporale agli eventi narrati ha la meglio sul racconto e il regista sostituisce alle sequenze di finzione le vere immagini di repertorio della vittoria di Mohammed Assaf ad Arab Idol. Vittoria su cui Hany Abu-Assad non ha interesse a indugiare. Nella realtà il giovane cantante è stato nominato ambasciatore ONU per i rifugiati palestinesi. The Idol si delinea, perciò, come un ulteriore tassello della filmografia di un autore che ha come scopo quello di dar voce al suo popolo per permetterci di conoscerne più a fondo ogni sfaccettatura, superando l'immagine distorta e superficiale fornita da giornali e telegiornali.

Valentina D'Amico
Redattore
3.0 3.0
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