The Handmaid's Tale 2: fuga da Gilead

Se avete dubitato che una seconda stagione dello show di Bruce Miller tratto dall'opera di Margaret Atwood potesse mantenere la forza espressiva e la potenza narrativa del primo ciclo di episodi, preparatevi ad essere smentiti. E agghiacciati, e sbalorditi. Dal 26 aprile ogni giovedì in esclusiva su Timvision, a meno di 24 ore dalla release americana su Hulu.

Nonostante la qualità stratosferica messa in campo in ogni aspetto produttivo e realizzativo di The Handmaid's Tale, la novità televisiva e seriale più esplosiva del 2017, come attestano anche il Primetime Emmy e il Golden Globe tributati allo show di Hulu, era legittimo avere qualche titubanza all'annuncio del rinnovo della serie di Bruce Miller per una seconda stagione, visto che il primo ciclo di episodi aveva esaurito il materiale narrativo offerto dal romanzo di Margaret Atwood Il racconto dell'ancella.
Tra l'altro il romanzo di Atwood si chiude con una nota in cui il mistero che circonda destino dell'ancella Offred informa l'essenza stessa del racconto, evocando una nuova era per il mondo post-apocalittico in cui si è instaurato il regime totalitario e teocratico di Gilead in cui si muovono June e gli altri protagonisti (ma non vi diciamo altro: correte in libreria se siete curiosi, il romanzo è stato ristampato l'anno scorso anche in lingua italiana). E invece Miller e soci fugano subito ogni dubbio con una première di stagione magnifica e sconcertante, che amplifica l'immaginario visivo ed emotivo dello show restando fedele allo spirito del romanzo e all'autenticità del percorso di Offred/ June.

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Il mio nome è June Osborne

The Handmaid's Tale: Elisabeth Moss in una foto della seconda stagione
The Handmaid's Tale: Elisabeth Moss in una foto della seconda stagione

Avevamo lasciato la nostra ancella ribelle (e incinta) su un misterioso pickup nero, destinazione sconosciuta: un interrogatorio con Zia Lydia, le Colonie, la resistenza di Mayday? La speranza di salvezza per la nostra eroina ci viene immediatamente strappata per precipitarci in dieci minuti di televisione straordinaria, vibrante e sconcertante, che raccontano l'incubo del totalitarismo attraverso riferimenti storici e letterari e attraverso una costruzione visiva elettrizzante e una recitazione superba da parte di Elisabeth Moss, Ann Dowd e le loro comprimarie. Moss, come nella prima stagione, non teme i primi piani strettissimi e ci fa vivere l'angoscia e lo strazio di Offred a contatto diretto con il sudore che le imperla la fronte, con l'affanno nel suo respiro e con la furia del suo battito cardiaco tra effetti sonori frastornanti e messa in scena mozzafiato.

The Handmaid's Tale: un'immagine della seconda stagione
The Handmaid's Tale: un'immagine della seconda stagione

La vertigine è la cifra estetica ed emozionale di questo episodio inaugurale della seconda stagione, intitolato June e diretto da Mike Barker - unico regista maschio dello show, di cui è anche co-produttore esecutivo. La vertigine della corda che pende dalla forca, e dal campanile, afferrata da Zia Lydia per suonare le campane e celebrare una nuova miracolosa gravidanza; la vertigine della pioggia che cade nella ripresa aerea delle ancelle in circolo, durante le ore interminabili della loro punizione. Una vertigine è ancora una volta quella in cui ci trascina la narrazione, al fianco di Offred e nel nome di June, una giovane donna che, nonostante quello che ha visto e subito, rifiuta di arrendersi e trova il coraggio di affrontare l'incertezza e l'oscurità, sostenuta dalla consapevolezza della persona che è stata, degli affetti che ha avuto e del tempo in cui è vissuta prima che il mondo andasse avanti.

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Vita nelle Colonie

The Handmaid's Tale: primo sguardo ad Alexis Bledel nella stagione 2
The Handmaid's Tale: primo sguardo ad Alexis Bledel nella stagione 2

In buona parte la struttura di The Handmaid's Tale è la stessa della prima stagione, con l'enigma della vita nella Repubblica di Gilead, l'impressione di ordine e nitore che cela l'oppressione più bieca ai danni della popolazione di sesso femminile (ma anche dei gay e degli intellettuali), che si scioglie gradualmente alla luce dei flashback del mondo di prima, non meno angoscianti perché pervasi da un senso di catastrofe imminente e paranoia strisciante. La storyline di Offred in queste prime battute del secondo ciclo di episodi ci porta in una dimensione ancor più struggente e inquietante, con la visita a luoghi simbolo della "nostra" Boston, Fenway Park con gli echi della storica vittoria della World Series da parte dei Red Sox nel 2013, e gli uffici del Boston Globe deserti ma ancora pieni di una vita sospesa, di voci, gesti, oggetti; luoghi profanati, orribilmente trasfigurati dall'oscurantismo e dalla violenza.

The Handmaid's Tale: una foto della seconda stagione
The Handmaid's Tale: una foto della seconda stagione

Ci lasciamo alle spalle l'ordine e la pulizia visitando, insieme a Ofglen/Emily (Alexis Bledel, brava abbastanza da non far mai rimpiangere Lizzie Moss), a partire dal secondo episodio, intitolato Unwomen. Non-donne: per il regime di Gilead, le donne che non si assoggettano al volere di Dio, che non rinunciano alla "libertà di" per abbracciare la "libertà da" - dalla possibilità di scegliere, dall'istruzione, dall'amore, dalla dignità, dal proprio nome - non sono più donne, e il loro destino è quello di morire di stenti e di malattie degenerative nelle tossiche e desolate Colonie oltre i confini della Repubblica. "Libere da" da quella definizione e dall'obbligo del servizio come come governanti e fattrici, le donne delle Colonie possono tornare persone, e morire da esseri umani? No, perché nelle parole di Zia Lydia, "Non puoi fuggire da Gilead, Gilead è dentro di te" c'è del vero. Le ex ancelle sono ciò che hanno vissuto, ciò che hanno sfidato e combattuto: lo dimostra l'agghiacciante episodio che coinvolge Emily e il personaggio interpretato dalla prestigiosa guest star di Unwomen, il premio Oscar Marisa Tomei. Come all'occhio del Grande Fratello in 1984 di George Orwell, anche a Gilead è impossibile sfuggire, perché trasforma in utili strumenti anche i propri oppositori? Il suo nome è June Osborne, e, comunque vada, lo scopriremo insieme a lei.

Movieplayer.it

4.5/5