The Get Down

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The Get Down parte 2: meno visionaria della prima, ma trasforma i protagonisti in Jedi della musica

I Get Down Brothers sono tornati su Netflix con cinque nuovi episodi: la mancanza di Baz Luhrmann alla regia si sente, ma sequenze animate e la filosofia di Star Wars applicata alla musica rendono il finale un'esplosione di energia.

The Get Down - Part II: una foto di Jaden Smith, Skylan Brooks, Shameik Moore, Justice Smith, e Tremaine Brown Jr.

Avevamo lasciato Books (Justice Smith), Shaolin Fantastic (Shameik Moore) e gli altri The Get Down Brothers intenti a seguire il sogno di diventare dei musicisti, per urlare al mondo che anche dei ragazzini di colore del Bronx, dimenticati da tutto e tutti, hanno sentimenti e ambizioni: la seconda parte di The Get Down, serie creata da Baz Luhrmann, è disponibile dal 7 aprile su Netflix, con cinque nuovi episodi che si differenziano dai primi sei, soprattutto per l'aspetto visivo.

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Ritroviamo dunque i cinque ragazzi in piena adrenalina da esibizione: il gruppo, ormai dallo stile consolidato e l'intesa perfetta (anche con una divisa ufficiale, dei giubbotti in acetato nero e rosso che sono già oggetto di culto), è un vero e proprio animale da palcoscenico, che scalda gli animi, riempie i cuori e libera la mente. Non tutti però accolgono con entusiasmo il successo dei ragazzi: la famiglia di Books lo vorrebbe infatti sistemato con un lavoro normale, mentre la criminale Fat Annie (Lillias White) e suo figlio Cadillac (Yahya Abdul-Mateen II) hanno intenzione di sfruttare i The Get Down Brothers attraverso la loro etichetta discografica, privandoli di ogni libertà creativa.
Nel frattempo Mylene (Herizen F. Guardiola) è sempre più vicina al suo obiettivo di diventare una disco diva, anche se deve combattere costantemente con il padre, il pastore Ramon Cruz (Giancarlo Esposito), che vede la musica disco come un'espressione del diavolo.

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The Get Down Brothers come supereroi

The Get Down:

La prima parte di The Get Down, soprattutto grazie alla regia di Luhrmann, è un caleidoscopio di colori, musiche ed emozioni forti: proprio come nella sua Trilogia della Tenda Rossa, formata da Ballroom - Gara di ballo (1992), Romeo + Giulietta (1996) e Moulin Rouge (2001), il regista ha ripreso in immagini i sentimenti chiave alla base della sua opera, ovvero libertà, verità, bellezza e amore, spinto da quello che è diventato il motto della sua casa di produzione, la Bazmark Films, ovvero: "una vita vissuta nella paura è una vita vissuta a metà". Senza paura, l'autore australiano ha sperimentato ancora una volta, sovrapponendo in modo quasi bulimico immagini e melodie, realizzando un prodotto atipico, travolgente, dallo stile kitsch che o si ama o si odia.

The Get Down: un coro si esibisce in una delle immagini ufficiali

Costata 120 milioni di dollari, The Get Down è, al momento, la produzione più sfarzosa di Netflix, ma non ha avuto il successo sperato in madre patria: pur essendo molto amata in Europa, la serie non ha sfondato negli Stati Uniti. Forse per questo gli autori hanno aggiustato il tiro nella seconda parte: rinunciando a una struttura schizofrenica, che alterna passato e presente, immagini a colori e scene in bianco e nero, per questi nuovi episodi gli autori hanno deciso di costruire un racconto più lineare, concedendo ampio spazio alle esibizioni dei ragazzi, riprese come se fossero incontri di pugilato.

The Get Down: due dj sperimentano nuove sonorità in una foto della serie

Per mantenere uno stile coerente con la follia della prima parte (e probabilmente ammortizzare tempi e costi), in questi nuovi episodi sono state aggiunte delle sequenze animate, in cui Books, Shaolin Fantastic e i fratelli Kipling, Ra-Ra (Skylan Brooks), Boo Boo (Tremaine Brown Jr.) e Dizzee (Jaden Smith), diventano degli eroi dei fumetti. È proprio Dizzee, romantico e stralunato mago della street art, a raccontare quello che accade nei fumetti e ad avere una delle storyline più interessanti: attraverso la musica e i graffiti il ragazzo cerca di esprimere la sua complessa emotività, l'amore per le sue origini e per Thor (Noah Le Gros), un altro ragazzo, la voglia di lasciarsi andare e di trovare la propria identità in un mondo che è pronto a giudicare molto facilmente.

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Zulu Nation, Star Wars e la forza della musica

The Get Down: una foto che ritrae i protagonisti della serie

Pur senza la regia di Luhrmann, un'assenza che si fa sentire, la seconda parte di The Get Down non tradisce la natura della serie, soprattutto nella parte finale, quando i ragazzi chiedono l'aiuto di tutto il Bronx e in particolare di Afrika Bambaataa e della sua Zulu Nation: investiti dal rapper del titolo di "Jedi della musica", i ragazzi gridano al mondo la loro voglia di uguaglianza, rispetto, amore e comprensione, facendo dell'arte la propria ragione vita, in un'onda di energia positiva in grado di cambiare la collettività. Proprio come Mylene che, pur di essere fedele a se stessa, si ribella alla famiglia e alle convenzioni sociali, prendendo in mano il suo destino, facendo affidamento solo sulla propria forza e su quella della sua voce.

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The Get Down: una foto di gruppo dei giovani protagonisti

Nelle intenzioni di Luhrmann The Get Down è conclusa, ma forse Netflix potrebbe decidere di rinnovare la serie per una seconda stagione. Nei prossimi mesi sapremo chi ha avuto la meglio, in ogni caso viaggiare ad alta velocità nei sogni di questi ragazzi, anche se con qualche breve deragliamento, è stato uno "spettacolo spettacolare".

The Get Down parte 2: meno visionaria della...
Valentina Ariete
Redattore
4.0 4.0
Cinema e canzoni: quando la star si dà alla musica
The Get Down: Baz Luhrmann porta il suo “spettacolo spettacolare” in tv
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