The Following: commento all'episodio Resurrection, premiere stagione 2

Ritorna la serie thriller con protagonista il detective Ryan Hardy, interpretato da Kevin Bacon, che a un anno di distanza dalla morte del famigerato Joe Carroll scopre l'esistenza di altri seguaci della setta di spietati serial killer, pronti a scatenare un nuovo massacro...

Il plot
È trascorso un anno esatto dalla morte di Joe Carroll (James Purefoy) e dal conseguente, brutale assassinio di Claire Matthews (Natalie Zea), la donna di cui Ryan Hardy (Kevin Bacon) era innamorato. Traumatizzato dall'omicidio di Claire, Ryan sta tentando faticosamente di superare i suoi problemi di alcolismo, con l'aiuto del suo sponsor Barry (Keith Carradine) e della nipote Max (Jessica Stroup), e nel frattempo lavora come docente di un corso di criminologia. Ma in occasione dell'anniversario della morte di Carroll, nella metropolitana di New York compaiono tre individui con indosso la maschera del defunto criminale, che in pochi istanti uccidono i passeggeri di un intero vagone. Immediatamente si scatena il panico, e l'FBI richiama Ryan insieme al suo ex collega Mike Weston (Shawn Ashmore) affinché contribuiscano a rintracciare questi nuovi assassini. Ryan riesce a scovare uno degli ex membri della setta, Carlos (J.D. Williams), il quale, prima di sfuggirgli, gli rivela che Carroll in realtà è sopravvissuto all'esplosione ad Havenport. L'uomo, infatti, adesso vive in una casa nei boschi, isolato dal resto del mondo, e guardando un notiziario televisivo scopre che il suo culto non ha cessato di esistere...

Cosa ci è piaciuto di questo episodio
Lanciata dalla Fox nel gennaio 2013, con un ampio riscontro in termini di pubblico (ma molto meno entusiasmo da parte della critica), la serie thriller creata da Kevin Williamson, The Following, non aveva rispettato appieno le intriganti premesse del suo esordio, non essendo riuscita a distinguersi né per finezze narrative, né per una convincente descrizione psicologica dei suoi personaggi (al contrario, piuttosto schematici e stereotipati). Dopo il sanguinoso epilogo della prima stagione, Capitolo finale, non era facile riprendere le fila di un racconto che aveva annientato una buona metà dei suoi protagonisti, incluso - almeno in apparenza - il super-villain Joe Carroll, sadico scrittore e docente di letteratura responsabile di aver costruito, attorno alla propria persona, un vastissimo culto di seguaci che si ispiravano alle opere di Edgar Allan Poe per commettere azioni delittuose ed efferate.
Tuttavia, alla resa dei conti il primo episodio della seconda stagione, Resurrection, dimostra di funzionare più che degnamente e di saper riconquistare l'interesse dello spettatore, sfruttando quelli che si erano rivelati i (non molti) punti di forza di The Following: il ritmo spedito dell'azione, il tono decisamente macabro e dark, l'accumulo quasi parossistico di scene clou e momenti ad alta tensione. E questa puntata sa regalare più di un brivido grazie all'angosciante sequenza nella metropolitana, in cui assistiamo alla ricomparsa di nuovi killer con una maschera che riproduce le fattezze del volto di Carroll - ovvero, un terrore estremo ed inspiegabile che irrompe senza preavviso in un contesto di quotidiana ordinarietà, abbattendosi senza ragione su vittime innocenti. Ma, sempre a proposito di inquietudini, si dimostrano di notevole impatto anche le scene, in montaggio parallelo, di Mark e Luke, una coppia di gemelli (impersonati entrambi dal giovane attore Sam Underwood) dalla bellezza efebica e dai tratti quasi vampireschi, adepti al culto di Carroll ed accomunati dall'attrazione necrofila verso il cadavere di Heather Clarke (Haley Higgins), una ragazza che hanno ucciso.

Cosa non ci è piaciuto di questo episodio
In un prodotto come The Following, è ovvio che la nostra soglia di sospensione dell'incredulità richieda un drastico ridimensionamento, come già la prima stagione ci aveva costretto a fare (a partire dai presupposti stessi della serie). Tuttavia, il rischio è che gli autori arrivino a concedersi delle forzature narrative francamente eccessive: ed è il caso, prevedibile, previsto ma forse non auspicato, della "resurrezione" del personaggio di Joe Carroll, dato per morto nell'ultimo episodio della prima stagione (privo di sensi in un edificio in fiamme, devastato da una fragorosa esplosione) e materializzatosi come per miracolo al termine di Resurrection, in una tenuta da vecchio montanaro scorbutico e con tanto di folta barba a celarne in parte i tratti fisionomici. Una scelta, da parte degli autori, abbastanza "comoda" e più che comprensibile, ma che speriamo non conduca ad uno sgradevole "effetto fotocopia" fra la prima e la seconda stagione.

Note a margine
Oltre a Joe Carroll, l'episodio Resurrection segna anche il "rientro" della sua ex seguace ed amante occasionale, la giovane Emma Hill (Valorie Curry), che ora si aggira solitaria e guardinga fra le strade di New York, con un look da novella Lisbeth Salander, in cerca di tracce che possano riportarla al suo adorato Joe. Fra le new-entry, invece, si fa apprezzare la presenza del veterano Keith Carradine, attore cinematografico di classici come Nashville e I duellanti, tornato in voga grazie a recenti ruoli da guest-star in serie Tv quali Dexter e Damages: speriamo che il suo personaggio, Barry, possa apportare un contributo significativo alla vicenda di The Following.

What's next?
Ryan ha ora la conferma che Joe Carroll è ancora vivo, e sa di dover affrontare una setta sulla quale né lui, né l'FBI possiedono alcuna informazione utile. Una lotta speculare a quella che il protagonista sarà costretto a intraprendere contro i propri spettri: la dipendenza dall'alcol e il peso per la morte dell'amata Claire e delle innumerevoli vittime della follia distruttiva di Carroll. Mentre viene da chiedersi quanto ci vorrà prima che il redivivo Carroll rientri in contatto con il culto dei suoi ferventi imitatori, secondo quali dinamiche e soprattutto a che prezzo, in termini di vite umane: la nuova scia di sangue di The Following, insomma, è appena agli inizi...

Movieplayer.it

4.0/5