I mercenari 2

2012, Azione

Recensione I mercenari 2 (2012)

Scomparsa l'aura nostalgica e malinconica che animava il capostipite, questo sequel sembra essere guidato esclusivamente dalla logica dell'accumulo esponenziale - più personaggi, più azione, più sangue, più esplosioni, più armi - perdendo però di vista l'umanità dei personaggi.

The boys are back in town (again)

"Non si batte il classico" sentenzia Lee Christmas (Jason Statham), accarezzando il suo tirapugni d'acciaio poco prima di lanciarsi insieme al fedele compagno Barney Ross (Sylvester Stallone) in una tremenda scazzottata all'interno di un sordido locale della desolata periferia esteuropea. Uno slogan, quello pronunciato dal personaggio di Statham, che centra alla perfezione lo spirito alla base dell'originale I mercenari - The Expendables, ma che poco si adatta a questo sequel, ahimè non più diretto da Stallone. I mercenari 2 è, infatti, tutto fuorché classico: semmai è barocco, esagerato, ridondante e artificioso, proprio come il manifesto promozionale del film che ritrae il cast in una posa da "Ultima cena" decisamente sopra le righe. Non che il primo capitolo incentrato sulla squadra di reduci dell'action anni Ottanta capitanata da Sly non fosse improntato sull'eccesso grottesco; anzi era proprio la sua impronta fracassona e cialtronesca a renderlo estremamente godibile. Tuttavia il film del 2010 - partito in sordina, ma divenuto ben presto un cult per gli appassionati del genere, nonché esaltato dalla critica - era pervaso anche di quell'aura nostalgica e malinconica che ha animato gli ultimi progetti da regista di Stallone, già impegnatosi a recuperare in chiave crepuscolare le icone di Rocky e Rambo, i due più inossidabili archetipi del cinema corporeo e ipertrofico degli 80's.

Video-recensione I mercenari 2


I mercenari 2: Sylvester Stallone, Jet Li, Randy Couture, Jason Statham e Terry Crews in una scena del film
Il primo I mercenari era un omaggio affettuoso - ma anche autoironico e perfino a tratti impietoso nei confronti del decadimento fisico dei suoi protagonisti - nei confronti della vecchia scuola del cinema d'azione, decisamente più genuina e sanguigna se contrapposta alla deriva asettica e virtualizzante del nuovo action di matrice prevalentemente fantastica e supereroistica. Questo seguito (sarà perché adesso alla macchina da presa c'è il giovane Simon West, responsabile di titoli come Con Air e Lara Croft: Tomb Raider; sarà perché dopo il successo del film precedente è andata inevitabilmente persa l'impronta naif e ingenua dell'originale) invece travalica il confine della sospensione di incredulità e si abbandona esclusivamente al gioco dei rimandi autoreferenziali a uso e consumo dei fan; facendo perdere l'umanità ai personaggi e trasformandoli soltanto in una sorta di "citazioni viventi".

I mercenari 2: Chuck Norris è Booker in una scena del film
Emblema di questa vocazione citazionista - che assurge quasi a compendio enciclopedico di un intero genere - è la volontà di includere in un unico film tutti i principali esponenti del cinema action anni Ottanta. Non solo, dunque, in questo secondo capitolo viene dato maggior risalto alle figure di Mr. Church (Bruce Willis) e Trench Mauser (Arnold Schwarzenegger), che nel film precedente si limitavano a una veloce comparsata; ma fanno il loro ingresso in scena anche Jean-Claude Van Damme, decisamente a suo agio nel ruolo dell'antagonista Jean Vilain (cattivo fumettistico desideroso di far scoppiare una guerra nucleare vendendo cinque tonnellate di plutonio russo) e soprattutto il leggendario Chuck Norris, le cui improvvise apparizioni da deux ex machina rimandano inevitabilmente all'immaginario mitico ormai creatosi attorno alla sua figura. La squadra dei mercenari, invece, oltre ai veterani Sylvester Stallone, Jason Statham, Jet Li (in una fugace apparizione), Dolph Lundgren (qui ancora più grottesco che nel primo film), Terry Crews e Randy Couture, si rimpolpa di due nuovi membri, il Liam Hemsworth di Hunger Games e la cinese Yu Nan, che abbassano di certo l'età media del gruppo ma purtroppo non ne incrementano il carisma.

I mercenari 2: Jean-Claude Van Damme nei panni di Jean Vilain in una scena del film
A guidare il sequel è esclusivamente l'elementare logica dell'accumulo esponenziale: più personaggi, più azione, più sangue, più esplosioni, più sparatorie, in un crescendo culminante in un finale dinamitardo che vede i nostri eroi riuniti sotto il segno della distruzione di un aeroporto. Poco importa se non rimane nient'altro oltre agli inseguimenti sui carri armati, agli attacchi a bordo di aerei muniti di mitraglie e lanciamissili, e agli agguati in scenari stranianti, come la ricostruzione di una cittadina americana anni Cinquanta nel bel mezzo della campagna sovietica.
Canto del cigno di un cinema che non può esistere più (perché l'età dell'innocenza dei Rocky e dei Rambo è ormai tramontata definitivamente sotto il peso dell'ipercitazionismo tarantiniano), I mercenari 2 saprà però farsi apprezzare dai fan irriducibili, che bramano esclusivamente l'azione esagitata e l'umorismo grezzo e caciarone da B-movie.

Recensione I mercenari 2 (2012)
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