Terry Gilliam: il visionario sardonico

L'indipendenza creativa e la sua visione artistica non compromissoria hanno fatto di Gilliam una figura difficile e controversa per gli standard di Hollywood, nonché un regista poco prolifico suo malgrado.

Terry Gilliam, regista, sceneggiatore, illustratore e cartoonist, è quasi la controparte sardonica e caustica di Tim Burton. La sua indipendenza creativa e la sua visione artistica non compromissoria ne hanno fatto una figura difficile e controversa per gli standard di Hollywood, oltre che un regista poco prolifico suo malgrado: sono proverbiali le tribolazioni produttive del mai completato Don Quixote, o la ribellione all'imposizione di un montaggio più "appetibile" per Brazil, mentre sono storia di questi anni le difficoltà di Gilliam a fare giungere al pubblico i suoi ultimi lavori, Tideland e I fratelli Grimm e l'incantevole strega. Quest'ultimo, deliziosa rivisitazione del mondo favolistico di Jacob e Wilhelm Grimm, è stato in concorso all'edizione 2005 della Mostra del Cinema di Venezia ed è approdato nelle sale italiane ben sette anni dopo Paura e delirio a Las Vegas.

Nato nel Minnesota ma amante del Vecchio Continente, Gilliam vive a Londra da molti anni, una scelta in cui ha il suo peso la fascinazione di Gilliam per la Storia: "In Europa la Storia ti circonda, è dovunque; in America sono riusciti a bandirla." L'interesse per la storia è uno dei tratti distintivi che rendono inconfondibile la poetica dell'ex Monty Python. Già nelle opere cinematografiche firmate con Terry Jones, Graham Chapman, Eric Idle, John Cleese e Michael Palin, per le quali Gilliam lavorava anche alle animazioni e alle scenografie, è evidente il gusto nella ricostruzione (e nello sbeffeggiamento) dei dettagli d'epoca: basti pensare a Brian di Nazareth e a Monty Python e il sacro Graal. Nei lavori individuali, Gilliam si è dedicato con piacere a rievocare il passato, anche grazie all'escamotage dei viaggi nel tempo. Così è in I banditi del tempo, diretto prima dell'apoteosi dei Python con Monty Python: Il senso della vita: lo spunto è tolkieniano, il tema tipicamente fantasy e avventuroso, ma le intenzioni iconoclaste di Gilliam sono scoperte, e le vittime del suo sarcasmo sono il potere e le istituzioni borghesi. Il legame con i Python e il loro vulcanico, trascinante humour è quindi ancora molto forte ne I banditi del tempo, ma sono presenti diversi passaggi nel film in cui scompaiono i dialoghi e la narrazione prende una piega principalmente visiva; e qui è percepibile un affrancarsi di Gilliam dai marchi di fabbrica dei Python. La definitiva svolta visionaria di Gilliam avviene proprio nell'ultimo film del gruppo, Il senso della vita, una pellicola che contiene alcune gemme della carriera del collettivo comico (tra cui l'irresistibile numero di Every Sperm is Sacred) ma che deve la sua coesione al contributo principale di Terry Gilliam, ovvero The Crimson Permanent Assurance, l'episodio che apre e conclude il film: protagonisti sono gli anziani e malmessi impiegati di una ditta di assicurazioni, che si ribellano ai loro superiori e si trasformano in feroci pirati, mentre l'edificio in cui ha sede l'agenzia diventa un vascello che salpa all'assalto delle fortezze del potere. La Assurance è un gioiello di umorismo nero, ma rivela indubbia genialità anche nella messa in scena e nella straordinaria imponenza visiva, oltre ad una tragicità di fondo che ritroveremo immancabilmente nel Gilliam post-Python e soprattutto nel lungometraggio del 1985 Brazil.

Quello di Brazil era un progetto cui Gilliam s'interessava già da prima del concepimento de I banditi del tempo, ma aveva incontrato insormontabili difficoltà nel reperimento dei fondi necessari, tanto da essere costretto a "invecchiare" il personaggio principale, perché Jonathan Pryce, l'attore per il quale il ruolo era stato scritto, non poteva più interpretare un uomo di venticinque anni. Quando le riprese furono concluse, in nove mesi e restando un milione di dollari sotto il budget iniziale, fu chiaro a tutti che si trattava di un lavoro ispirato; persino il capo della Universal Sid Sheinberg lo apprezzò tanto da convincersi che potesse essere un successo commerciale. Con un montaggio diverso, un finale diverso, e un bel po' di musica rock al posto dell'inquietante colonna sonora di Michael Kamen. Lo studio realizzò il suo "Brazil commerciabile" e sembrava intenzionato a considerarlo la versione definitiva, ma Gilliam minacciò di disconoscere la pellicola. La Universal aveva il coltello dalla parte del manico, e bloccò l'uscita del film; il regista, scoraggiato dall'intentare azioni legali, acquistò allora una pagina della rivista Variety in cui comparve il messaggio: "Caro Sid Sheinberg, quando farà uscire il mio film 'BRAZIL'? Firmato Terry Gilliam".
Il clamore fu sufficiente a incuriosire gli addetti ai lavori: copie del film iniziarono a circolare e pullularono le visioni casalinghe, e quando i critici losangelini si trovarono a dover votare per il loro riconoscimento al migliore film dell'anno, decisero che non era necessario un film fosse uscito ufficialmente per essere papabile. Incoronarono Brazil per le categorie di Miglior Film, Miglior regista e Miglior sceneggiatura, inducendo Sheinberg e la Universal a uscire con la versione originaria del film. E' significativo il fatto che la battaglia fu vinta non da Gilliam - che, per quanto abbia dimostrato ammirevole coraggio e integrità, poco avrebbe potuto contro i giganti della Universal - ma dal film. E' significativo perché è uno dei tratti tangibili della straordinarietà dell'opera che da sola è valsa all'ex cartoonist del Monty Python Flying Circus un posto tra i grandi di sempre. Grottesco, onirico, farsesco, claustrofobico, Brazil scivola con facilità dalla commedia alla più nera tragedia, con l'effetto che Gilliam ha definito "stupro cinematico", e resta insuperata vetta creativa che testimonia un intento artistico genuino, deflagrante, poliedrico.

Nei successivi lavori di Gilliam, l'uno o l'altro degli elementi che raggiungono il perfetto equilibrio in Brazil prevarrà: la frustrazione esistenziale in La leggenda del Re Pescatore, il prevalere della fantasia sulla realtà in Le avventure del barone di Munchausen, l'orrore per la tecnologia e la burocrazia in L'esercito delle dodici scimmie, lo humour grottesco in Paura e delirio a Las Vegas. Comuni denominatori sono il glorioso genio visionario e la vena dissacrante e cinica che - come prova I fratelli Grimm - non si sono ancora esauriti nel Gilliam sessantacinquenne; fattori sufficienti a farci pensare con ansia ai numerosi progetti che l'ex Python ha in gestazione o in lavorazione: tra gli altri, ricordiamo l'adattamento cinematografico del romanzo Good Omens della coppia d'oro Pratchett/ Gaiman, e The Man Who Killed Don Quixote, progetto accantonato a seguito della terrificante sequenza di eventi rovinosi narrata nel documentario Lost in La Mancha, cui Gilliam ha annunciato quest'anno di voler rimettere mano. E speriamo davvero che questa sia la volta buona.

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