Life in a Day

2011, Documentario

Recensione Life in a Day (2011)

Perdersi Life in a Day significherebbe perdersi la possibilità unica di ascoltare voci, suoni, musiche, rumori e silenzi di gente comune sparsa in giro per il mondo, persone che raccontano il mondo così come lo vedono e lo vivono ogni giorno, e che di fronte a una telecamera parlano dei loro desideri, di quel che amano e di quello di cui hanno paura, senza filtri o copioni da recitare.

Tante vite in un solo documentario

Unico, questo l'aggettivo più indicato per definire Life in a Day, l'ultima opera di Kevin MacDonald, già premio Oscar nel 1999 con Un giorno a settembre e regista di La morte sospesa - Touching the void (in cui raccontava la vera storia di due alpinisti alle prese con la scalata delle Ande Peruviane) e dell'acclamato L'ultimo re di Scozia che è valso l'Oscar come miglior attore a Forrest Whitaker.
E' riduttivo chiamarlo semplicemente documentario, ma di questo si tratta, o meglio di un magnifico collage di tanti piccoli documentari che più di ottantamila persone sparse in tutto il mondo hanno realizzato filmando una giornata della loro vita, il 24 luglio 2010, e poi postando il filmato su YouTube. La risposta dei videomaker di tutto il mondo è stata immediata ed ha fruttato ben quattromilacinquecento ore di girato che MacDonald e i collaboratori della Scott Free hanno dovuto visionare, selezionare e poi passare a Joe Walker per il montaggio in un unico film.
Un'operazione gigantesca quella ideata da MacDonald insieme alla Scott Free, casa di produzione britannica creata da Ridley e Tony Scott, e a YouTube, ispirata alle opere del documentarista britannico Humphrey Jennings che realizzò delle opere di straordinaria poesia sull'Inghilterra durante la Seconda Guerra Mondiale, opere che MacDonald ha voluto in un certo senso omaggiare e traslare verso i nostri tempi moderni.

Un immane meccanismo si è subito mosso ed ha coinvolto persone provenienti da 197 paesi diversi che hanno catturato momenti della loro vita quotidiana ed ha fatto confluire sul web migliaia di straordinari filmati, tutti diversi fra loro per colori, durata, soggetto e modalità di ripresa. Ma al di là dell'aspetto tecnico di un progetto come questo, portato a termine grazie al grande lavoro di post produzione messo in atto da MacDonald e dalla sua squadra di tecnici, colpisce la forza delle immagini che vediamo sullo schermo. Il pianeta Terra e l'umanità che lo popola sono tutti racchiusi nei novantacinque minuti del film che alternano momenti commoventi e strazianti. Dalla nascita di un cucciolo di giraffa, al pulcino che esce dall'uovo passando per il parto di una donna in sala operatoria con tanto di svenimento del consorte, passando per il saluto accorato di un malato terminale cui sono rimasti pochi giorni di vita, al ragazzo che per telefono esce allo scoperto e confessa alla nonna di essere omosessuale fino al frammento forse più toccante, quello in cui una giovane mamma malata di cancro, devastata dalle operazioni chirurgiche, cerca di fare coraggio al marito e di spiegare al suo bambino come il momento sia difficile per tutta la famiglia.

Life in a Day: una scena del film
Il film parte dal risveglio arrivando fino alla notte successiva, mostrando collage di frammenti tra i più bizzarri e divertenti. C'è chi si sveglia e comincia la sua giornata accendendo una candela per il congiunto defunto, o mangiando le cose più strane, e poi il lavaggio dei denti, la doccia, i bisogni fisiologici, e il cibo, grande protagonista di questo film insieme alla musica che accompagna la maggior parte delle immagini per poi scomparire nei momenti in cui il silenzio è d'obbligo. Tante donne nel film, dalle mamme col pancione alle temerarie che senza paura si lanciano col paracadute da altezze inimmaginabili, ma anche tanti uomini coraggiosi, dal ciclista coreano che da nove anni e trentasei giorni vive la sua vita in bicicletta tentando l'impresa di fare il giro del mondo, all'alpinista che guarda i ghiacciai perchè forse un giorno non esisteranno più. C'è anche posto per i passaggi a tema, dal "cosa c'è nelle tue tasche?" a "cosa ti spaventa di più?" passando per "cosa ami fare di più?", e lì MacDonald si è potuto veramente sbizzarrire, perchè le risposte sono state davvero straordinarie. C'è chi ha filmato la propria ragazza per tutto il giorno, chi con le lacrime agli occhi ha immortalato il proprio gatto in tutta la sua bellezza, e poi tanti piedi, tante mani, tanti cani, tanti sport, tanti bambini, tante immagini forti come quella in cui si spara in testa ad un vitello e poi lo si macella proprio lì, davanti alla telecamera. Dall'Australia agli Stati Uniti, passando per la Gran Bretagna, le Filippine, l'Afghanistan, il Nepal, l'India, lo Zambia, Life in a Day è riuscito a contenere tutto e tutti, arrivando a raggiungere anche gli angoli più remoti del pianeta.

Distribuito negli Usa da National Geographic, ma presto il film sarà su YouTube per tutti quelli che lo vorranno vedere, Life in a Day è forse il documentario più globale e universale che sia mai stato realizzato, un progetto di cui il regista di Glasgow insieme a Ridley Scott, nei panni di produttore esecutivo, e alla produttrice Liza Marshall con i rispettiti team al seguito si sono occupati senza sosta sin dai primi giorni successivi al 24 luglio. Un vero esercito di voyeur ha visionato pazientemente tutte le ore di girato e selezionato tutti i frammenti di interesse che sono poi confluiti nel film regalando allo spettatore un'esperienza unica, piena di vita, di ironia e di verità, autentica come poche, uno spettacolo che solo il cinema e il web insieme, con il loro grande potere aggregante e divulgativo, potevano concepire. Life in a Day è uno di quei film che non ti aspetti ma che una volta visto non riesci a toglierti dalla testa. E pensare che un film così solo qualche anno fa non sarebbe stato possibile da realizzare.

Life in a Day: una foto del film
"Volevo regalare alla gente qualcosa di veramente nuovo, qualcosa che non avevano mai visto prima ed era un regalo che volevo fare anche a me stesso" ha dichiarato in un'intervista il documentarista scozzese, tra i più talentuosi in circolazione. Un esperimento riuscito ma in cui si nascondevano tanti rischi vista l'entità del progetto e le migliaia di persone coinvolte ma alla fine è andato tutto per il meglio e il risultato ottenuto è davvero straordinario.
Perdersi Life in a Day significherebbe perdersi la possibilità unica di ascoltare voci, suoni, musiche, rumori e silenzi di gente comune sparsa in giro per il mondo, persone che raccontano il mondo così come lo vedono e lo vivono ogni giorno, e che di fronte a una telecamera parlano dei loro desideri, di quel che amano e di quello di cui hanno paura, senza filtri o copioni da recitare.

Recensione Life in a Day (2011)
Luciana Morelli
Redattore
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