Supereroi e superstar a Roma: arriva Iron Man

Uno dei film più attesi della stagione cinematografica è stato presentato a Roma dal regista Jon Favreau, dal suo straordinario protagonista Robert Downey Jr. e da due attori del calibro di Gwyneth Paltrow e Terrence Howard. Il 1º maggio è vicino, Iron Man sta per arrivare...

Sono passati più di quarant'anni dalla sua prima apparizione sulle pagine della rivista di fumetti Tales of Suspense, ma solo ora Hollywood si è decisa a rendergli omaggio. Parliamo di Iron Man (in anteprima mondiale in Italia dal 1º maggio in più di 500 sale), il supereroe creato dalla geniale matita di Stan Lee nel 1963, il più umano, il più intelligente, il più colto e il più istruito dei supereroi, l'unico ad essersi 'fatto da sé' senza lo zampino di alcuna forza aliena o di alcun potere paranormale.
L'ingegnere Tony Stark è un miliardario, da anni la sua azienda produce armi da guerra per l'esercito degli Stati Uniti ma è anche un tipo piuttosto freddo sentimentalmente. E' ricco ma non è felice della sua vita. Quando per la prima volta si trova faccia a faccia con la morte, a causa delle armi da lui stesso prodotte, Tony si ritrova a dover progettare qualcosa capace di andare oltre, una sorta di armatura di protezione e al contempo invincibile arma di distruzione. E' così che Mr. Stark si trasforma nel suo alter ego Iron Man. Lo fa per egoismo, certo, ma anche per dimostrare a se stesso di essere in grado di pensarne sempre una in più del diavolo, per difendere se stesso e il mondo dalle sue stesse creature e rinnegare un passato che non gli appartiene più. E' infatti nei panni (o meglio nella pesante armatura) di Iron Man che Tony riesce a comprendere la sua vera identità e ad accettarsi finalmente per quel che è: un uomo come tanti, cui la natura ha donato un talento straordinario da mettere a disposizione dell'umanità per migliorare il mondo ed evitare che per bramosie di denaro e potere esso sfugga ad ogni controllo.

Dopo Spider-man, Batman, Superman, gli X-Men e chi ne ha più ne metta, ecco il comic-movie che non ti aspetti, un film divertente, goliardico e di puro intrattenimento, che però non si tira indietro di fronte ad argomenti seri e attuali come il terrorismo e il mercato delle armi.
Grande il cast che è stato riunito per l'occasione sotto la supervisione della Marvel, attori che hanno largamente contribuito anche alla stesura della sceneggiatura sotto la supervisione di Jon Favreau, buon attore oltre che bravo regista, uno che sa anche valorizzare i suoi colleghi. Interprete principale nel ruolo di Iron Man uno straordinario Robert Downey Jr., attore non più giovanissimo ma che nei panni del supereroe egocentrico ha fatto di gran lunga meglio di tutti gli altri (e quando diciamo tutti intendiamo proprio tutti), coadiuvato da un cast di 'comprimari' che non ha precedenti nella storia dei supereroi cinematografici: un grande Jeff Bridges dal look inedito e zero scrupoli nel ruolo del cattivo, Gwyneth Paltrow nel ruolo della zelante assistente di Tony Stark nonché segretamente innamorata di lui e Terrence Howard nel ruolo dell'amico fraterno di Iron Man nonché ufficiale dell'Esercito.
Per la promozione del film, che uscirà nelle sale italiane un giorno prima rispetto agli Usa, il cast è giunto a Roma (unico assente Jeff Bridges) e ha messo a disposizione un'intera giornata del suo tempo per soddisfare le numerose curiosità dei giornalisti, accorsi in massa per l'occasione da ogni parte d'Italia.

Iron Man è molte cose: un film su un supereroe, una commedia, ma anche un'opera che affronta questioni delicate come il traffico di armi e la guerra. Come avete fatto a bilanciare i dialoghi in modo da non appesantirne troppo i toni?

Jon Favreau: Abbiamo indirizzato il film su questi binari attraverso la recitazione degli attori, che partendo tutti dalla stessa sceneggiatura di base hanno poi definito strada facendo tante piccole situazioni che riguardavano i loro personaggi, il tutto in piena libertà. Volevamo distinguere Iron Man da tutti gli altri film sui supereroi già realizzati donandogli un tono leggero, favorendo uno scambio di battute ritmato tra gli attori e l'improvvisazione. E' stato concepito come un film ironico e scherzoso, d'altronde io vengo dal cinema indipendente, un mondo in cui lo humor è fondamentale anche per raccontare tutto, anche storie dai risvolti drammatici.

Una commedia fumettistica con un chiaro messaggio di fondo o semplicemente un intrattenimento che non può prescindere dalla realtà odierna?

Jon Favreau: Quello che ci interessava maggiormente era riuscire a divertire il pubblico, regalare due ore di spensieratezza senza rinunciare ad una riflessione su quello che sta accadendo nel mondo. Speriamo di esserci riusciti, da quel che ho potuto vedere forse ce l'abbiamo fatta.

La riflessione politica non è poi tanto sottintesa visto che il nostro supereroe si è arricchito producendo e vendendo armi alle spalle della povera gente che muore in guerra...

Jon Favreau: Non sono un cineasta che fa del suo schieramento politico una missione e uno spunto su cui costruire i suoi film. Iron Man è lungi dal voler predicare alcunché, personalmente non ho un punto di vista politico immutabile, cambio idea spesso. E' più che altro un ritratto obiettivo ed oggettivo sulla realtà americana, un film onesto che riflette le mutazioni subite dal mondo dopo l'11 settembre. E' piuttosto Tony Stark, il protagonista che re-inventa se stesso dopo una presa di coscienza, a trasmettere al pubblico un messaggio importante nel momento in cui si accorge delle gravi conseguenze delle sue azioni.

Il film è un'ottima trasposizione del fumetto originale, non proprio tra i più famosi del mondo. Molti supereroi hanno acquisito notorietà solo dopo l'uscita dei film, come avete fatto a creare intorno ad Iron Man così tanto clamore?

Jon Favreau: E' stata una grande sfida per me trasporre un fumetto così poco conosciuto, per fortuna la Marvel ci ha aiutato nella difficile impresa di educare il pubblico, ma un ruolo fondamentale l'ha giocato il web, che ci ha permesso di veicolare grandi quantità di materiale. Il cast di primissimo piano poi ha fatto tutto il resto, ci ha aiutato a stuzzicare la curiosità di milioni di spettatori e a far crescere le aspettative intorno a quello che altrimenti sarebbe stato il solito film sui supereroi. Pensate a quanta meno gente avrebbe visto i Pirati dei Caraibi se non ci fosse stato Johnny Depp a fare da mattatore...

Parlando di supereroi e grandi uomini è chiaro che il successo di Tony Stark/Iron Man si deve soprattutto alla grande donna che è al suo fianco. Che ne pensa Pepper Potts?

Gwyneth Paltrow: Se non ci fosse Pepper a sostenerlo per lui sarebbe stato impossibile riuscire in tutte le sue imprese. Lei è insieme la sua coscienza e il punto di riferimento fondamentale della sua vita; è fedele, leale e sincera, una che si mette in gioco in tutto e per tutto, ma soprattutto è l'unica persona che non lo giudica mai. Una qualità importantissima nelle dinamiche tra uomo e donna, in qualsiasi tipo di relazione. Per questo Tony trova il coraggio di osare, di andare sempre avanti per la sua strada, perché sa che c'è sempre lei a sostenere le sue scelte.

Pepper Potts nel film sceglie di nascondere i suoi veri sentimenti per Tony Stark. Nella vita le è mai capitato di dover nascondere il suo vero stato d'animo per mantenere intatta la sua immagine di star?

Gwyneth Paltrow: Sappiamo cosa si chiede oggi alle celebrità e come vengono considerate, per questo un attore ha bisogno di mantenere la sfera privata lontana dai riflettori. Come attrice però il mio compito è quello di mostrare più possibile la verità al mondo intero. Dopo la nascita del mio secondo figlio ho attraversato un periodo di depressione, e non l'ho mai nascosto. Pensavo di essere la sola e invece ho scoperto che molte donne hanno dovuto affrontare lo stesso mio problema. Fortunatamente ne sono uscita e ho trovato la forza di tornare ad essere la donna che ero prima. Parlarne mi ha molto aiutato.

La sua vita negli ultimi anni è molto cambiata. In base a cosa, oggi, sceglie le sceneggiature?

Gwyneth Paltrow: Ora ho due bambini piccoli, che hanno fatto passare tutto il resto in secondo piano, ma non per questo ho scelto di rinunciare alla mia carriera. Posso fare al massimo un film all'anno e per questo cerco di scegliere sempre qualcosa di particolarmente interessante e stimolante che mi faccia crescere come attrice e come donna.

Cos'ha convinto Robert Downey Jr. a partecipare al progetto di Iron Man?

Robert Downey Jr.: Quando mi è stato proposto di interpretare Iron Man sono andato subito nella sede della Marvel, ero circondato da poster, da fumetti, da disegni e stranamente mi sentivo molto a mio agio. Ho iniziato a leggere le storie di Iron Man e ogni giorno mi sentivo più coinvolto, specialmente dopo aver a lungo parlato Jon del progetto. Poi ho superato il test preliminare e dopo qualche mese abbiamo iniziato le riprese. Posso dire che tutti noi abbiamo fatto del nostro meglio per accontentare il pubblico, abbiamo messo tutto quel che avevamo in questo film.

Quanto si sente di aver contribuito alla sceneggiatura del film?

Robert Downey Jr.: Penso di aver dato molto al mio personaggio e ringrazio Jon per avermi dato tanto spazio. Certo, non ho potuto dire realmente cosa penso di certi argomenti, ma il compromesso è stato accettabile, visto che si trattava di un film importante e destinato all'intrattenimento puro e semplice. E poi c'erano delle esigenze di mercato da dover rispettare, l'Esercito USA(che ha offerto tutto l'appoggio strutturale necessario al film, ndr) non avrebbe mai permesso che si parlasse in termini negativi di cose così delicate. Non è un film indipendente, è un film costoso e come tale ci si aspetta soprattutto un riscontro economico.

Quanto è importante la spiritualità per un attore?

Robert Downey Jr.: Vi sembrerà assurdo sentir parlare di questa esperienza in certi termini ma penso che sul set di Iron Man ci sia stata una grande spiritualità. C'è stato spirito di gruppo, grande aggregazione e nell'aria si avvertiva quasi un'atmosfera monastica. Non sembrava di essere sul set di un film hollywoodiano, c'era una grande energia nell'aria, a volte si parlava a bassa voce per non intralciare il lavoro degli altri o per stabilire un contatto simbiotico con il partner di scena o con il regista. Per questo forse il film è venuto così bene.

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