Gli uccelli

1963, Drammatico

Recensione Gli uccelli (1963)

Dopo quarant'anni continua ad essere un punto di riferimento per il genere horror, nonostante sia un film irripetibile. Tra il glamour biondo di Tippi Hedren, e gli attacchi feroci dei corvi, ecco l'anatomia de "Gli Uccelli" un film basato sul senso di pericolo costante.

Sulle ali del terrore

Tratto dal racconto omonimo di Daphne du Maurier, autrice anche di Rebecca dal quale Alfred Hitchcock trasse il suo film omonimo, è la dimostrazione di come una storia da film di serie B, possa restare per sempre nella storia del cinema, se diretta da un grande regista.

Ancora una volta il film ruota attorno ad una figura femminile, Melanie Daniels, una ragazza ricca ed eccentrica, interpretata da Tippi Hedren che assieme a Grace Kelly, Ingrid Bergman e Kim Novak ha dato vita ad una figura femminile tipicamente hitchcockiana: il biondo glaciale da signora di classe, involucro di una personalità impercettibilmente pericolosa. Melanie viene addirittura accusata - non senza una certa dose di superstizione - di aver scatenato gli attacchi degli uccelli con il suo arrivo a Bodega Bay forse è questo elemento ad aver scatenato le interpretazioni freudiane di buona parte della critica: tanti hanno provato a darne personali ed azzardate interpretazioni psicanalitiche, non ultima Camille Paglia, che su questo film ha scritto un libro di recente; ma credo che il successo di Gli Uccelli si debba più semplicemente alla bravura del suo regista che abbraccia complessivamente tutti gli elementi sul quale il film si basa per farne un capolavoro: attori, scenografie, montaggio e l'incredibile colonna sonora di Bernard Herrmann.

Gli Uccelli è un film di puro intrattenimento, vero capolavoro dei film del genere: la trama semplice e lineare che conquista grazie soprattutto alla sua enorme potenza visiva ed al fascino segreto delle catastrofi, al quale pochi sanno resistere; la tensione, ingrediente principale del film è dosata alla perfezione, non solo dal punto di vista narrativo, ma anche dal punto di vista tecnico, inframmezzata da battute e situazioni ironiche ed estesa oltre il finale grazie anche al mistero delle invasioni di uccelli che rimane senza una spiegazione logica ed alla scritta "THE END" che Hitchcock non volle far mettere per concludere il film in modo da non illudere lo spettatore sulla fine di tanta angoscia. Capostipite dei film di suspence ambientati in una piccola comunità terrorizzata da qualcosa di anomalo, non si può non riconoscerne l'influenza de Gli Uccelli in film come Lo squalo di Steven Spielberg. Pubblicizzato come un altro thriller spaventoso, dopo il grande successo di tre anni prima, con Psycho non credo che ancora adesso, dopo quasi quarant'anni, possa turbare i sonni degli spettatori più smaliziati, ma sicuramente è ancora capace di affascinarli e tenerli inchiodati alla poltrona.

Recensione Gli uccelli (1963)
Fabio Fusco
Redattore
5.0 5.0
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