Suicide Squad, come il film ha travisato il rapporto tra Harley e Joker

Il tentativo di rendere il personaggio di Harley Quinn più forte, volitivo e indipendente rispetto ai fumetti diventa un compromesso politically correct che indebolisce le premesse del film e anestetizza la follia anarcoide e nichilista del cattivo per antonomasia della DC Comics.

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Suicide Squad

2016 – Azione
3.3 3.3

Dopo mesi di hype, con il faccione sghignazzante di Jared Leto a fare quotidianamente capolino sulle nostre dash Facebook, ci siamo tutti trovati davanti all'amara verità. Ed è tempo di farcene una ragione: in Suicide Squad il tanto atteso, cattivissimo Joker si riduce, malgrado la pur brillante performance di Leto, a poco più di una comparsa di lusso, relegata in qualche flashback sul passato di Harley Quinn e in una sottotrama sconclusionata e del tutto ininfluente rispetto alla storia principale.

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Suicide Squad: Jared Leto e Margot Robbie sempre più vicini

Oltre alla sconcertante inutilità di questa sottotrama, sono i suoi presupposti a lasciare un po' perplessi, ed offrono l'occasione per una riflessione su come il film di Ayer interpreta e sviluppa il rapporto tra Harley e Joker. Vedremo come da questo punto di vista, come purtroppo da molti altri, Suicide Squad rappresenti un'occasione persa, un fallimento che però in questo caso è forse rivelatore di una certa tendenza del cinema e in generale della cultura contemporanea.

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Joker e Harley: anche i mostri amano?

Suicide Squad racconta di un Joker genuinamente innamorato di Harley, che si fa in quattro nel tentativo di farla evadere. La loro relazione è dipinta come l'incontro di due menti disturbate che si rispecchiano l'una nell'altra, in un rapporto simbiotico e (a modo suo) romantico che, al netto di tutti i suoi aspetti più scabrosi, non può mancare di commuovere almeno un po' lo spettatore, anche quello che non approva il crimine organizzato e l'omicidio di massa.

Culmine di questa rappresentazione è la scena del bacio che i due si scambiano dopo il tuffo nella vasca di acido, quando la dottoressa Harleen Quinzel diventa a tutti gli effetti Harley Quinn. Visivamente riuscitissima, questa scena è emblematica del modo in cui il film travisa i due personaggi e la loro relazione, rendendo, tra le altre cose, completamente ininteressante la figura di Harley Quinn. Questo malgrado la performance magnetica di Margot Robbie e malgrado la grande poesia della scena. Anzi, probabilmente anche a causa della grande poesia della scena. Dove sta il problema? È molto semplice: il Joker, così come noi lo conoscevamo o credevamo di conoscerlo, non ama Harley Quinn, e comunque non in questo modo, non in questa atmosfera da idillio romantico postumanista che, se levassimo via i colori kitsch e i volti sfigurati, potrebbe essere tratta da Romeo e Giulietta.

Suicide Squad: Harley Quinn (Margot Robbie) e Joker (Jared Leto) se la spassano

Ciò che Suicide Squad finisce col raccontare è la storia di due innamorati disposti a tutto per ritrovarsi. Possiamo riconoscerci senza problemi nelle loro peripezie, e i loro crimini diventano quasi metafore delle varie pazzie che tutti noi facciamo per amore, che come si sa vanno sempre al di là del bene e del male. L'ideale dell'amore romantico, espresso nella forma paradigmatica e convenzionale della coppia, e che rappresenta nella nostra cultura il modello ultimo di felicità autentica, offrendosi a molti di noi come unico traguardo e unica via di realizzazione possibile in una società alienante e fondata sullo sfruttamento, rivive qui nella sua ennesima declinazione, ed anzi trova la sua celebrazione somma, perché viene esteso anche ai mostri.

Everybody needs somebody to love. Persino Joker. Lo stesso Joker che vedevamo nel 2008 (ci scuserete se proprio non riusciamo ad evitare di tirare in ballo Heath Ledger) far saltare in aria ospedali e mettere a repentaglio la propria vita non per il denaro, non per il potere, e nemmeno per uccidere Batman, ma per dimostrare qualcosa, e cioè l'intima mancanza di senso dell'esistenza? Dimenticate pure l'apostolo del nichilismo, ora Joker ha una ragazza, e passa il tempo a correrle dietro, perché è innamorato.

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Suicide Squad: Margot Robbie in un'immagine tratta dal film

Sia chiaro: il problema non è che questa scelta narrativa non si allinea con le versioni precedenti del Joker. Si potrebbe persino sostenere che il rapporto tra i due personaggi è sempre stato alquanto ambiguo, e che in una qualche maniera il Joker sia effettivamente, se non innamorato, almeno affezionato ad Harley. Il problema sta nel fatto che questa lettura o rilettura del loro legame, per come è declinata in Suicide Squad, non è una rilettura interessante o stimolante, ed anzi rappresenta la peggior forma di conservatorismo possibile, quella che sotto le vesti di un'inoffensiva trasgressione di facciata e attraverso due personaggi fintamente aberranti fa passare un messaggio assolutamente reazionario: l'amore, quello dei grandi sentimenti e della coppia, è scritto nella natura, al punto che persino i fenomeni da baraccone, i mostri e i criminali folli non vi si sottraggono. Ma se Joker, il profeta della vanità della vita, diventa un semplice fidanzato geloso, il personaggio che esce peggio da questa operazione è proprio Harley Quinn, che pure avrebbe un gran potenziale nel dibattito sui generi che tanto scalda gli animi in questi anni.

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Harley Quinn prima di Suicide Squad: il piacere nella schiavitù

Harley Quinn e Joker

Senza dilungarci in una storia dettagliata di Harley Quinn prima di Suicide Squad, diamo giusto qualche punto di riferimento: il personaggio viene introdotto negli anni novanta, inizialmente non nei fumetti ma nella serie animata di Batman, che molti di noi ricordano con nostalgia e che rappresenta senz'altro uno dei vertici dell'animazione televisiva. Come ricordato anche nel film, Harleen Quinzel era la psichiatra che seguiva Joker nel manicomio criminale di Arkham, giovane brillante ma un po' ingenua che il principe-clown del crimine riesce, seduta dopo seduta, a manipolare e sedurre, facendole credere di stare rivelandole i più intimi segreti della sua sofferta storia personale, di stare finalmente mettendo a nudo la sua anima, fino a farla irrimediabilmente innamorare della sua presunta fragilità e del suo più che umano bisogno di amore, che né la società né il fascista Batman riescono a vedere. È così che la povera Harleen, convinta di avere un rapporto unico e speciale con il Joker, ne diventa complice e si lascia trasformare in Harley Quinn (gioco di parole con Harlequin, Arlecchino).

The Joker & Harley Quinn

Il personaggio di Harley, così come la serie (non a caso pluripremiata) lo rappresenta, e così come sarà ripreso nei fumetti, in storie capolavoro come Mad Love, è il prototipo di una donna incapace di definirsi indipendentemente dalla figura maschile che venera, che vive unicamente per lui, gli perdona le peggiori violenze e umiliazioni, (Joker la picchia continuamente, e in un episodio arriverà a gettarla da una finestra), vivendo unicamente nell'attesa del più piccolo segno di affetto e approvazione.

Un personaggio negativo, che non si può che condannare per i suoi crimini e per il suo attegiamento verso la vita, ma per il quale proviamo al contempo una grande empatia e una profonda compassione, perché con lei ci ricordiamo che non sempre è facile essere i buoni e fare la scelta giusta, che sia in una storia di supereroi o in una storia d'amore. Soprattutto, si tratta di un personaggio con cui certo il giovane pubblico della serie non poteva facilmente identificarsi, ma che ha moltissimo da dire ad un pubblico maturo, per il modo in cui mette tragicamente in scena quella condizione di servitù volontaria in cui molte donne, ancora oggi, si rinchiudono.

Harley Quinn mette le donne davanti a quello che le più convinte femministe riconoscono essere il principale problema: il fatto di continuare sempre e comunque, malgrado tutti gli sforzi per un'emancipazione spesso superficiale, a definirsi a partire dagli uomini. Gli uomini che le guardano come oggetti di desiderio, gli uomini con cui sono in competizione sul mondo del lavoro, gli uomini che semplicemente amano.

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Harley Quinn disinnescata

Suicide Squad - Margot Robbie in un momento del film

Questo poteva essere Harley Quinn, e poteva esserlo senza troppi problemi anche in un blockbuster come Suicide Squad: il personaggio di Gollum, ne Il Signore degli Anelli di Jackson, ci sembra offrire un eccellente esempio di come una problematica simile (Gollum si distrugge nel suo patologico amore per l'Unico Anello come Harley fa in quello per il Joker) possa essere rappresentata eccellentemente in tutta la sua ambiguità anche in un film a forte vocazione commerciale. Purtroppo, invece, Suicide Squad opta una volta per la strada più sicura, che peraltro sempre più spesso si sta scegliendo di percorrere in questi anni, nei reboot di storie classiche come nel cinema in generale: si decide di non urtare la sensibilità delle persone proponendo un personaggio scomodo, sessista, inevitabilmente disturbante.

Suicide Squad: una foto di Margot Robbie

È probabile che la nuova versione di Harley Quinn risponda ad un'istanza di rinnovamento che si vorrebbe decisamente femminista: anziché rappresentare una donna sottomessa, schiava dei propri sentimenti al punto da perdere ogni senso critico, bloccata in un circolo vizioso che la condanna alla servitù o all'autodistruzione, si è voluto, seguendo in questo la rielaborazione del personaggio già cominciata nella più recente versione a fumetti di Suicide Squad, mostrare una donna innamorata ma indipendente, che con il suo uomo condivide un idillio perverso, una relazione di coappartenenza, da pari a pari. Una donna forte, bella, provocatoria, un modello positivo. La sua natura criminale (che del resto il film non mostra affatto, visto che a parte spaccare una vetrina Harley spara quasi solo sui veri cattivi, se escludiamo il flashback di un inseguimento con Batman) potrebbe addirittura essere vista come positiva volontà di autoaffermazione, come gioiosa trasgressione delle regole costituite da una società conformista (e perché no, fallocratica).

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Suicide Squad: Jared Leto e Margot Robbie in una foto del film
Suicide Squad - Margot Robbie in un momento del film di David Ayer

Facendo del Joker un innamorato devoto, occultando in nome del politically correct tutte le violenze e gli abusi che Harley subisce dal suo brutale idolo (immaginiamo il putiferio se si fosse mostrato uno dei tantissimi schiaffi che la poveretta si prende nel cartone, ripetendosi peraltro ogni volta "è colpa mia, l'ho fatto arrabbiare"), Ayer toglie ad Harley Quinn il suo più grande difetto morale, la sua mancanza di indipendenza, la sua paura dell'indipendenza, disinnescando definitivamente un personaggio attuale e ricco di potenzialità. Una scelta, questa sì, veramente suicida dal punto di vista artistico e che riflette, come dicevamo all'inizio, una tendenza diffusa nell'arte e nella società contemporanee: una sorta di malinteso sul femminismo, come su tutte le altre culture minoritarie, che ci fa preferire un'arte di regime, cioè un'arte che rappresenti il mondo come dovrebbe essere e non offenda mai la suscettibilità di nessuno, piuttosto che un'arte che parli del mondo reale, a costo di risultare inquietante.

Suicide Squad: Margot Robbie e Jared Leto in una scena del film

È questo il modo migliore di lavorare per l'emancipazione? Siamo sicuri che non ci sia più bisogno di mostrare una donna del genere? Che mostrarla debba significare necessariamente innalzarla a modello? Non potrebbe la vera Harley Quinn essere oggi, molto più del piatto modello che l'ha rimpiazzata, una forza negativa, un monito, uno stimolo? Ma a quanto pare preferiamo adagiarci nel politicamente corretto piuttosto che lasciare al cinema la possibilità di metterci di fronte, oppressori ed oppressi, ai nostri stessi fantasmi, rischiando di doverli affrontare.
Preferiamo insomma che i mostri come Joker e Harley Quinn diventino "normali" come noi, che cioè somiglino all'immagine idealizzata che abbiamo di noi stessi, piuttosto che accettare che essi riflettano il mostro che realmente siamo.

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