Vita da strega

2005, Commedia

Recensione Vita da strega (2005)

Paradossalmente l'aspetto romantico del film, nonostante la presenza della veterana Nora Ephron alla regia, è quello meno riuscito e finisce con il cancellare anche quel poco di buono che era stato costruito nella prima metà della pellicola.

Stregati dalla Kidman

Ricordate la strega Samantha protagonista del telefilm anni '60 Vita da strega? Certamente sì. Come, infatti, dimenticare la bella Elizabeth Montgomery che strizza il nasino per compiere ogni genere di sortilegio, o i divertenti siparietti tra il povero marito "normale" e la stramba famiglia di lei? Non sarebbe forse splendido riportare in auge questa fantastica serie, magari realizzandone un remake televisivo? Due produttori hollywoodiani sembrano essere di questa opinione, e finiscono con il convincere anche tale Jack Wyatt, ex star del cinema ora in crisi e in disperato bisogno di un successo per riconquistare il favore del pubblico. Ma da star capricciosa qual è, non perde l'occasione, su consiglio anche del suo agente, di puntare i piedi e imporre alla produzione come sua compagna sul set, non una star, ma una perfetta sconosciuta che non possa in nessun modo rubargli la notorietà che tanto anela. E' così che per caso, in una libreria, incontra Isabel, splendida svampita che sa arricciare il naso meglio di tante candidate e che, ad insaputa di Jack, è realmente una strega che sta tentando di vivere una vita "non-magica" contro il volere del padre.

Tanto materiale su cui lavorare per Nora Ephron che qui dirige, produce ed è co-autrice dello script. Tante possibili buone idee per poter finalmente fare giustizia a questo nuovo trend che sta portando sempre più spesso la tv sul grande schermo, finora con risultati non certo esaltanti. In particolare l'aspetto metacinematografico (o forse sarebbe più giusto dire metatelevisivo) è quello che più colpisce; un espediente che garantisce alla pellicola un inizio frizzante, sapientemente elaborato su due opposti: la comicità fisica e grottesca di Will Ferrell e l'aura ingenua e sbarazzina emanata da una radiosa Nicole Kidman, tutta sorrisi e mossette. Le piccole parti affidate a due grandi "vecchi" quali Michael Caine e Shirley MacLaine non fanno altro che rendere più evidente il clima giocoso che pervade il film.

Le cose cambiano, purtroppo, quando subentra l'aspetto romantico del plot: nonostante la Ephron di Insonnia d'amore e C'è posta per te dovrebbe essere quasi una garanzia sotto questo punto di vista, arrivati a metà pellicola sembra ormai che non ci sia più nulla da aggiungere alla storia finora raccontata ed è così che l'immancabile rovesciamento di fronti, con lui che si sente tradito dalle menzogne di lei, suona più che mai fuori luogo e inopportuno, tanto da scatenare una serie di sequenze, a tratti imbarazzanti, che non commuovono nè appassionano né fanno sorridere.

La Ephron è molto, troppo, lontana dalla pungente (auto)ironia di Harry, ti presento Sally, e se perfino nelle sue meno riuscite commedie romantiche emergeva un'alchimia tra i protagonisti, un sentore di quel sentimento di cui spesso si accenna nei dialoghi di questo Vita da strega, tra la Kidman e Ferrell non ve ne è traccia; qui l'amore non è altro che un espediente su cui basare le scene di contorno ad un'idea anche carina, ma poco fertile.

Recensione Vita da strega (2005)
Luca Liguori
Redattore
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