L'Angelo azzurro

1930, Drammatico

Sternberg, l'angelo (azzurro) di Marlene Dietrich

L'Angelo azzurro, ovvero l'inizio del mito. Marlene Dietrich, qui al suo primo grande film, diventa grazie a Sternberg una delle icone cinematografiche più idolatrate di tutti i tempi.

Vincenzo Carlini

E' grazie a L'Angelo azzurro che Marlene Dietrich spalancherà le proprie porte al divismo hollywoodiano per antonomasia diventando, insieme a Greta Garbo, una delle icone imprescindibili del grande schermo. E' proprio grazie al film (tedesco) di Josef von Sternberg che, difatti, la fatale attrice teutonica potrà cominciare a calcare i sentieri dorati del cinema d'oltreoceano raccogliendo stima, ammiratori e ricchezze. E a pensare che la star della pellicola di Sternberg non doveva essere la Dietrich, allora una sconosciuta nonostante avesse già girato la bellezza di diciotto film! Per il ruolo di Lola Lola furono considerate, prima della Dietrich, Gloria Swanson (l'indimenticabile Norma Desmond di Viale del tramonto), Phyllis Haver e, addirittura, quella che sarebbe diventata la più importante regista del regime nazista (da non dimenticare il suo capolavoro Olimpia, il più grande docufilm mai girato sullo sport) Leni Riefenstahl. La scelta ricadde, però, su Marlene Dietrich, vista da Sternberg in un cabaret berlinese e che (come afferma lo stesso regista nella sua autobiografia) corrispose esattamente al suo archetipo femminile (e come dare torto a Sternberg, senza nulla togliere alle altre straordinarie contendenti?).

Ma L'Angelo azzurro non è solo il terreno privilegiato per la conturbante Dietrich. Il film di Sternberg è uno dei capolavori assoluti della storia del cinema, nato dall'ambizioso progetto, portato avanti dall'UFA e dal produttore Erich Pommer, per rilanciare il cinema tedesco grazie al nuovo supporto cinematografico: il sonoro. Pommer, a questo scopo, chiede un consiglio al grande attore del cinema muto Emil Jannings (interprete privilegiato di molti film di F.W. Murnau e che, nonostante una madre di origine ebraica, abbraccerà in seguito la causa nazista, collaborando alla preparazione di alcune pellicole di propaganda). In virtù dell'Oscar vinto nel 1928 (il primo in assoluto assegnato ad un attore) grazie al suo ultimo film girato in inglese (Crepuscolo di Gloria), Jennings indica a Pommer il regista di quella pellicola (Sternberg, appunto) come la persona che fa al caso suo. Al regista austriaco (che tornò in Germania dopo aver diretto ad Hollywood altre importanti pellicole, oltre a quella già citata) viene quindi affidato il compito di curare la trasposizione cinematografica del romanzo di Heinrich Mann (fratello dello scrittore Thomas Mann) Professor Unrath.

Sternberg, depura il racconto dalle propaggini politiche per creare un vero e proprio apologo sulla disperazione, individuale e sociale, dell'umanità e della borghesia della Repubblica di Weimar in particolare. La figura indimenticabile di Lola Lola (omaggiata da Liza Minnelli in Cabaret, da Madeline Kahn in Mezzogiorno e mezzo di fuoco e anche dal gruppo inglese The Kinks con l'album Lola) è ricalcata (come dichiarò lo stesso regista) su quella della Lulu di Wedekind, ma (aggiungiamo noi) anche su qualche lontana reminiscenza della Marie del Woyzeck di Büchner (opere musicate entrambe da Alban Berg). Il Professor Unrath, più che un semplice protagonista, è il rappresentante di un'intera società al limite del tracollo. E sarebbe ingeneroso ricordare L'Angelo azzurro esclusivamente per la presenza (iconica, ma non solo) della Dietrich, vista la straordinaria interpretazione di Jennings ("Il perfetto attore", dice Sternberg sempre nella sua autobiografia), già avvezzo a ruoli di fondamentale importanza (come, ad esempio, nell'impersonare il portiere d'albergo de L'ultima risata di Murnau).

Sternberg, l'angelo (azzurro) di Marlene Dietrich
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