Albakiara

2008, Drammatico

Stefano Salvati rilegge il mondo di Vasco

La realizzazione di Albakiara nelle parole del regista, Stefano Salvati, e di alcuni tra gli interpreti del film che rende omaggio a Vasco Rossi

L'anteprima di Albakiara, decisamente affollata nonostante una giornata di scioperi cui può essere ricollegata qualche defezione di rilevo (tra le più importanti, quelle di Ivano Marescotti e Alessandro Haber, cui vanno aggiunti i nomi del musicista Gaetano Curreri e di Carlo Lucarelli, che ha collaborato alla sceneggiatura), ha visto emergere due tendenze contrapposte. Da un lato gli sguardi perplessi di diversi rappresentanti della stampa, portati a esprimere la loro insoddisfazione di fronte al film di Stefano Salvati che, secondo un'opinione diffusa, propone modelli giovanili piuttosto ambigui, rischiando di esaltarli anche quando l'intenzione sembrerebbe quella opposta. Di segno completamente contrario, ovviamente, la reazione emotiva da noi riscontrata nel regista e nel cast, visibilmente partecipe, che vantava peraltro parecchie presenze in sala: in un tripudio di abbracci e baci sia l'autore che altri appartenenti alla troupe, molti dei quali presumibilmente vedevano il film per la prima volta, hanno ricevuto i complimenti di una radiosa Patrizia Pellegrino, qui nelle vesti di produttrice.
Il successivo confronto con la stampa, particolarmente curiosa riguardo alle dichiarazioni del regista sugli studenti intervistati prima di elaborare il soggetto, è stato comunque molto serrato. Ne riportiamo qui alcuni stralci.

Abbiamo sentito ripetere più volte che Vasco è l'anima di questo film. Come dobbiamo interpretare tale affermazione?

Stefano Salvati: Ah, se non ci fosse stato Vasco non avrei mai potuto realizzare un film simile a questo Albakiara con la K. Un paio di anni fa avevo cominciato a intuire che stava succedendo qualcosa di strano nelle scuole. Periodicamente faccio interviste a studenti che vivono tra Bologna e Modena, allo scopo di trarre indicazioni utili per il mio lavoro di regista di videoclip. Ebbene, sono rimasto scioccato sentendo le loro risposte, con storie di bidelli che spacciano nelle scuole e giovanissimi che sniffano cocaina.
Così ho avuto l'intuizione che mi ha portato a questo lungometraggio pensato proprio per il grande schermo, anche perché secondo me i film di Moccia o altri come Notte prima degli esami non rappresentano veramente le nuove generazioni, offrendone un ritratto troppo buonista.
Per questo ho pensato di scrivere una fiaba cattiva. Alla maniera di Vasco, che aveva fatto un ritratto straordinario della ragazzina romantica e ingenua degli anni '70, quella la cui trasgressione più grande poteva essere toccarsi da sola nella cameretta, io ho pensato fosse necessario aggiornare quella figura. E così, quando ho mostrato le interviste di cui vi parlavo a Vasco Rossi, lui è rimasto molto colpito dal mio progetto, tant'è che se avessi trovato un produttore mi avrebbe sostenuto concedendomi di utilizzare le sue canzoni, come in effetti è stato.

Come pensa che reagiranno i più giovani alla visione del suo film?

Stefano Salvati: Ovviamente abbiamo già fatto qualche test con i ragazzi. Durante il film si sono divertiti ma verso la fine hanno reagito come se fosse stato dato loro uno schiaffo. Hanno subito lo shock della storia che raccontiamo, un po' come mi aspettavo. Il messaggio del resto non può essere equivocato: chi tocca certe cose muore. È un po' come nella favola di Pinocchio, quando lui e Lucignolo entrano nel Paese dei Balocchi, finendo per essere trasformati in ciuchini.

Come mai si vedono così poco gli adulti, in particolare i genitori?

Stefano Salvati: No, in realtà gli adulti si vedono eccome! Per quanto riguarda invece i genitori, nel loro caso tocca fare un piccolo passo indietro, tornando alle interviste da cui ho preso spunto. Gli studenti più difficili con i quali sono entrato in contatto erano perlopiù figli di genitori separati, spesso assenti, ed è questo tipo di assenza che ho cercato di rappresentare.

Una domanda per Davide Rossi, che oltre ad essere attore ha fatto realmente il Dj. Come ti sei trovato ad affrontare questo ruolo, che in qualche modo ti tocca da vicino?

Davide Rossi: Sicuramente di episodi negativi ne capitano in discoteca, inutile negarlo, e riguardano i più giovani come anche gli adulti. Il fatto che io abbia lavorato come Dj mi ha avvicinato al personaggio, ma per quanto riguarda il mondo che gira intorno al personaggio di Nico è un discorso diverso, il film è servito ad aprirmi gli occhi su realtà come quella di internet, che non conosco benissimo e che non pensavo si fossero spinte così in là, nascondendo autentiche insidie.

Ma non c'è un modello positivo tra i protagonisti del film? E in che modo Vasco Rossi può essere considerato a sua volta un modello?

Stefano Salvati: Guardate, posso dire qualcosa a livello molto personale. Dall'età di quattordici anni in poi non ho mai provato la tentazione di drogarmi, perché facevo sport ed ero una speranza del fondismo italiano, speravo un giorno di andare alle Olimpiadi. Poi un brutto infortunio mi ha costretto a interrompere. Ma finché facevo sport era mia abitudine correre ascoltando le canzoni di Vasco, come Vado al massimo, che mi offrivano sempre lo spunto per tentare di migliorarmi. Considero Vasco Rossi un modello positivo, specialmente prima si tendeva a equivocare sul suo conto, ad interpretare male il messaggio delle sue canzoni, il che mi dispiace molto. Non è che se uno ascolta Bollicine prende e si droga. Il fatto che negli anni '80 qualcuno abbia provato a usare Vasco e la sua musica come un simbolo del male è una sciocchezza, adesso magari si prova a fare lo stesso con le opere di altri artisti, mentre non si capisce che è il mondo in cui viviamo ad essere malato. Semmai è l'esempio dei genitori a contare sul serio, non tanto quello che dicono ma quello che fanno.
A tal proposito aggiungo pure che è vero, ho voluto inserire nel film ragazzi particolarmente problematici, ma non perché esistano solo casi come questi. L'ho fatto per mettere in evidenza i casi che ora fanno notizia, che ci fanno riflettere sulla tendenza in atto. Eppure nel film c'è posto anche per la sorella di Chiara, la ragazza sognatrice che in questa realtà ci vive male, per cui non solo rappresenta un modello positivo, ma svolge anche un ruolo fondamentale.

E come è arrivata invece Laura Gigante, qui praticamente al debutto, ad interpretare il ruolo della protagonista?

Laura Gigante: Guardate, io sono andata al provino per una comparsata, poi sono una persona molto spontanea e penso di aver fatto colpo per questo. Comunque non avevo molte esperienze, per cui Stefano mi ha proposto un anno di stage di recitazione, prima con lui e poi con nomi importanti dell'Actor's Studio. Il personaggio di Chiara per me nasconde anche un sincero desiderio d'amore, ma al tempo stesso vuole stare nel gruppo, al centro dell'attenzione, per cui si ritrova a fare certe cose. Per capire meglio il mondo in cui vive sono stata con Stefano e Davide in posti su cui avevamo sentito storie molto pesanti, scoprendo che in certe discoteche può succedere davvero di tutto!

Stefano Salvati: Sul personaggio di Albakiara aggiungo solo che tra le fonti d'ispirazione, come ha notato qualcuno del pubblico, ci sono davvero le figure femminili di alcuni manga orientali, che si caratterizzano per gli eccessi continui, per il mondo esagerato e coloratissimo di cui fanno parte.

Per quanto riguarda le scelte musicali? La versione di Albachiara che ascoltiamo è davvero quella originale?

Frank Nemola: Per quanto riguarda le musiche io e Gaetano Curreri abbiamo lavorato di comune accordo, componendo i brani sulle basi della sceneggiatura.
Sì, abbiamo voluto reintegrare quei due minuti circa di Albachiara perché all'epoca il produttore di Vasco Rossi volle accorciala; a noi piaceva l'idea di rendere omaggio alla canzone, facendola ascoltare così come era stata pensata all'inizio.

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