Speciale Star Wars – Parte 1: come la saga di Lucas il nostro linguaggio influenzato ha

In attesa del risveglio della Forza, abbiamo deciso di ripercorrere i capisaldi di un magnifico universo narrativo attraverso tre approfondimenti speciali. Il primo è dedicato alle frasi mitiche di Star Wars, quelle entrate nel nostro linguaggio quotidiano come tormentoni indelebili. Perché al di là delle immagini stupefacenti e di una storia trascinante, l'epopea galattica ha influenzato persino il nostro modo di parlare.

Carrie Fisher, Mark Hamill e Harrison Ford in una scena di Guerre Stellari

Star Wars scorre potente nei nostri occhi, nei nostri cuori, tra i nostri ricordi, nelle nostre speranze. Il potere ipnotico e il fascino affabulatore della più grande saga cinematografica di tutti i tempi è innegabile, e oscuro è il disinteresse che avvolge qualche raro neofita mai avvicinatosi alle galassie lontane o, ancora peggio, immune alla loro poesia. Come vedete è difficile parlare di Star Wars senza esprimerci come Star Wars, senza farsi catturare dal buco nero di storie, personaggi e battute che echeggiano nella storia del cinema e nella passione di miliardi di fan. Un sentimento di partecipazione condiviso da quasi quarant'anni, adesso finalmente pronto a ridestarsi e tornare attuale con l'arrivo di Star Wars: Il risveglio della forza.

Darth Vader in una celebre scena de L'impero colpisce ancora

Per prepararci insieme ad un nuovo salto nell'iperspazio, abbiamo deciso di analizzare le differenti forme in cui la saga ideata da George Lucas è riuscita ad insinuarsi nell'immaginario popolare, radicandosi nella fantasia collettiva, ma anche plasmando la realtà stessa. Star Wars ha pubblicato idealmente un vocabolario tutto suo, un'enciclopedia stellare piena zeppa di termini, modi di dire e strutture sintattiche insolite, entrate con prepotenza tra le nostre espressioni quotidiane. Non avremo il ritmo compassato di Yoda, né la battuta pronta di Han Solo, ma quelle che seguono sono comunque parole nostre, adottate da un pubblico mai davvero passivo, perché coinvolto attivamente nel restituire all'universo di Lucas un senso comune.

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Un universo espanso ignaro dei confini della fiction, fonte di una cultura partecipativa alimentata per anni dando vita al concetto di transmediale (tra libri, fumetti, videogames, saggi), anche quando dal 1983 al 1999 il cinema non ha proposto nuovi film della saga. Un vuoto colmato anche da tante parole indimenticate e da un lessico inedito che di colpo hanno ridefinito il Bene a suon di cavalieri Jedi e il male attraverso gli oscuri Sith; dato un nome a razze aliene dotate di una personalità ben definita e forgiato una mitologia alternativa credibile. Perché basta rivedere il trailer del prossimo film di J.J. Abrams per capire come anche solo attraverso un video di due minuti, siano già state forgiate tre parole magiche, una frase semplice e allo stesso tempo impregnata di sentimento e voglia di nuovo: "Siamo a casa".

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Tanto tempo fa...

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana: l'incipit del primo Star Wars

Impossibile non partire dal principio, perché è così che si fa con le grandi storie. Dal primo fotogramma di Guerre stellari, George Lucas rivoluziona la formula classica del racconto e lo fa con una frase semplicissima, ma capace di imporsi come il "c'era una volta" dei nostri tempi. Sfondo nero e scritta celeste acceso, con un font essenziale, senza fronzoli: "Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana". Lucas prende le distanze nel tempo e nello spazio eppure riesce ad abbracciare lo spettatore, lo guida all'interno del suo universo grazie alla scritta successiva, quella sinossi gialla che scorre, si perde nello spazio sconfinato e si rimpicciolisce sulle note evocative di John Williams, quasi a formare una strada ideale che conduce dentro un mondo altro. Il "tanto tempo fa" si impone negli anni come una firma d'apertura necessaria che ritorna in ognuno dei sei capitoli della saga; una specie di passaporto visivo per il pubblico, un lasciapassare per quella "galassia lontana lontana" che sicuramente sarà entrata nelle favole della buonanotte raccontate a molti bambini nati dopo il fatidico 1977.

La Forza sia con noi

Ewan McGregor e Liam Neeson sotto assedio ne La minaccia fantasma

Non è qualcosa di paragonabile alla magia, né qualcosa di dimostrabile scientificamente (nonostante la sgradevole faccenda dei midi-chlorian recettori, accennata ne Star Wars ep. I - La minaccia fantasma). Alcuni la accostano alla fede, altri vengono sedotti dal suo mistero, certamente alla base del suo fascino. Stiamo parlando della Forza, quell'entità metafisica che trascende lo spirito e plasma l'universo attraverso la sua energia percepibile dagli individui in maniera più o meno intesa. Un concetto complesso nel suo essere astratto e oggetto di tante interpretazioni, che Lucas è stato in grado di rendere accessibile attraverso una riuscita metafora dell'eterna lotta tra il Bene il Male. Per una volta lo scontro manicheistico supera la scissione netta, ma viene incarnato da questa essenza dove il benefico e il maligno convivono. Star Wars ci ha insegnato che giusto e sbagliato coesistono in chiunque e che la Forza incarna il dubbio morale e il dovere di una scelta etica. Qualcosa che va affrontato ogni giorno, dentro ognuno di noi.

Alec Guinness è Obi-Wan Kenobi in Guerre Stellari

È così che, guidati dalla saggezza di Obi Wan Kenobi (la Forza "ci circonda, ci penetra, tiene unita la galassia") e dalla lungimiranza del maestro Yoda ("la vita essa crea e accresce, la sua energia ci circonda e ci lega"), abbiamo imparato ad abitare la soglia tra il Lato Chiaro e il Lato Oscuro, a vivere sospesi tra una naturale predisposizione altruista e il fascino malefico corrosivo. Quello della Forza è un lessico a parte, con una serie di termini ed espressioni che abbracciano questo eterno dilemma. Lei "scorre potente", in lei bisogna avere Fede (qualcuno potrebbe trovare insopportabile la sua mancanza) e si avvertono "perturbazioni" mentre si cerca "equilibrio". E poi abbiamo compreso che bisogna essere educati ad un giusto (o errato) utilizzo della Forza, grazie ad un maestro e ad un apprendista/ padawan. Attraverso l'allegoria della Forza, declinata in tanti modi, Lucas ha inserito un dilemma esistenziale e filosofico all'interno di un film popolare di puro intrattenimento, fondendo avventura e spirito introspettivo. Un tema diventato un dogma per tutti quelli che, per augurare il meglio ad un caro amico, lo salutano a suon di "la Forza sia con te".

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Di Yoda le perle di saggezza

Una scena del film Star Wars ep. III - La vendetta dei Sith

Perentorio nella sua estrema sintesi, sempre diretto e mai banale, il maestro Yoda è stato il dispensatore ufficiale di tante perle di saggezza, divenute linee guida per qualsiasi fan. Come se la grande fatica nel parlare (soprattutto nella prima trilogia) gli facesse soppesare ogni fiato emesso, il grande maestro Jedi esprime tutta la sua forza attraverso la parola. Prima di essere visto nelle vesti di agile combattente visto ne Star Wars ep. II - L'attacco dei cloni, Yoda è un anziano solitario al tramonto della sua lunga esistenza ("quando 900 anni di età avrai, bello non sembrerai"), a cui non resta che il dovere dell'insegnamento. Se L'impero colpisce ancora è da molti considerato l'episodio più bello di tutti è anche per merito della sua apparizione insolita e del potere ammaliante di ogni sua frase.

Mark Hamill in una scena de L'impero colpisce ancora

Al piccolo, grande Maestro dobbiamo la spiegazione più esemplare della Forza ("Tu devi sentire la Forza intorno a te, qui, tra te, me, l'albero, la pietra, ovunque!"), del Lato Oscuro ("Rabbia, paura, violenza: sono loro il Lato Oscuro") e del jedi ideale ("Un jedi usa la Forza per saggezza e difesa, mai per attaccare"), così come il più stimolante dei consigli, che ognuno di noi potrebbe imporre a se stesso nei momenti di indecisione e di sconforto: "Fare o non fare. Non c'è provare". Un inno al pragmatismo impossibile da dimenticare. Ma al di là di tante altre frasi efficaci, a Yoda abbiamo rubato anche la curiosa struttura sintattica dei suoi preziosi suggerimenti. Dal 1980 in poi, spostare il predicato verbale alla fine di una frase ci ha fatto sentire saggi e creato un codice nerd in cui si identifica e attraverso cui ci si riconosce (con tanto di doverosi "mmm"). Il grande maestro Yoda sarà anche scomparso, ma non si è mai dissolto davvero, perché in tutti noi rivive per trasmettere ciò che da lui imparato abbiamo.

Solo e soltanto Han

Il ritorno dello Jedi: Harrison Ford in una scena

In mezzo a questi dubbi etici e al perenne conflitto tra ordini opposti, schiacciati da doveri e obblighi morali, emerge il sorriso compiaciuto di un bel mascalzone. Han Solo è l'antidoto necessario all'epica struggente delineata da Lucas, il contraltare dello strazio lacerante vissuto da Luke, l'incarnazione più disincantata e invidiabile di una libertà che sfocia in un divertito egocentrismo. La faccia da schiaffi di Harrison Ford ha dato vita ad un personaggio dalla battuta facile e la lingua più lesta della mano che impugna il blaster. La maggior parte dei suoi interventi sono sopra le righe e politicamente scorretti, proprio perché sempre sinceri e spontanei.

Il bacio tra la principessa Leia e Han Solo

Han si autoglorifica di continuo lodando le sue doti di pilota, riesce ad essere sarcastico anche in situazioni disperate ("diventeremo tutti magrissimi") e impone la sua indipedenza da lupo solitario quando esprime tutto il suo scetticismo nei confronti della Forza: "Nessun campo di energia mistica controlla il mio destino. Sono soltanto dei semplici trucchi e delle idiozie". Queste ed altre battute celebri fanno di lui il "blasfemo" tra tanti uomini di fede, un uomo dotato di uno spirito indipendente assai spiccato ("prendo ordini da una sola persona: da me"), non curante del buon senso e del tatto che certi ruoli richiedono. Non a caso la sua vittima preferita è certamente la principessa Leia, donna inizialmente per lui irraggiungibile, conquistata a suon di sferzanti frecciatine ("fantastica la ragazza, eh? Non so se ucciderla o se innamorarmi di lei"). L'amabile capitano del Millenium Falcon, ironico ad oltranza, ammalia principesse e spettatori con l'arma della strafottenza, perché, alla fine, Han Solo è molto più di un personaggio: è uno stile di vita. E l'eroe sfuggente che piace proprio per il suo modo di sottrarsi alla banalità, è colui che "ha sparato per primo" e ci ha insegnato ad essere irresistibilmente gradassi, rispondendo ad un "ti amo" con un "lo so".

Rivelazioni

Una celebre scena de L'impero colpisce ancora

"Inaspettata è questa". Persino uno come Yoda rimane stupito davanti agli scossoni di trama di Star Wars. La saga di George Lucas è un sapiente contenitori di generi, che spazia dalla veste fantascientifica all'anima fantasy, passando per un dramma familiare in cui il colpo di scena è stato spesso protagonista. Potremmo dire che la saga prequel ha sfruttato tanti piccoli twist visivi, facendoci provare inevitabili sussulti nel riconoscere i mitici personaggi della saga originaria: il piccolo Anakin, lo scheletro di C-3PO, Luke e Leia neonati e quel Wookiee di nome Chewbecca. Apparizioni a parte, L'impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi ci hanno regalato le battute più sconvolgenti, rimaste avvinghiate alle nostre lingue per decenni. Le ultime parole affaticate di uno Yoda in fin di vita ci rivelano che "c'è un altro Skywalker", frase spiazzante, confermata subito dopo da Obi Wan Kenobi e dall'intuizione di Luke Skywalker ("Leila!").

Ma nulla supera e supererà mai (almeno crediamo) il duello finale tra Darth Vader e Luke, uno scontro di spade laser ma soprattutto psicologico, che viene sugellato dalla mitica e sconcertante frase: "Io sono tuo padre". Quattro parole diventate il simbolo stesso dello spoiler, l'emblema del colpo di scena ad effetto, poi utilizzate da spot, parodie e infinite imitazioni. Quello che resta ancora oggi è l'eco di quel lungo "no" di Luke, sospeso tra incredulità e disperazione. Un "no" stampato anche sui volti di noi spettatori.

Tormentoni cult

Wallpaper del film Star Wars ep. III - La vendetta dei Sith - 6

Una saga enorme come Star Wars è stracolma di frasi ricorrenti e momenti minori che, proprio in quanto tali, sono stati elevati dai fan come attimi cult. Se gli attimi di maggiore tensione sono stati sempre sottolineati da un'espressione presente in ognuno dei sei capitoli ("ho un brutto presentimento"), l'eterna diatriba tra jedi e sith si è combattuta anche a colpi di "cerca dentro di te". Impossibile dimenticare l'ardita traduzione italiana che, nel momento più intenso dello scontro finale tra Anakin e Obi Wan visto alla fine de La vendetta dei Sith, ha scelto un insolito "sto più in alto di te" (in originale "I have the high ground") per esprimere il vantaggio del maestro sul suo vecchio allievo. Un adattamento probabilmente ricavato dal gergo militare ma dal risultato alquanto infelice.

E se, sempre nell'episodio III, l'esasperato e grottesco "no" urlato dal neonato Darth Vader dopo aver saputo della morte di Padmé sembra il lato oscuro di quello di Luke, non potevamo dimenticare il grande momento di gloria vissuto dall'ammiraglio Ackbar quando, nel corso de Il ritorno dello Jedi, sottolinea l'evidenza con l'indimenticabile "it's a trap!", una battuta di grande ispirazione per migliaia di meme. Anche così, tra epica e disimpegno, Star Wars è diventato parte di noi, compagno di visioni e di discorsi. Un influsso culturale e linguistico che dal prossimo 16 dicembre verrà alimentato, speriamo, con nuove fantasticherie, pronte a diventare reali. Perché, in fondo, "è vero, tutto vero".

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