The Terminal

2004, Drammatico

Spielberg e Hanks raccontano The Terminal al Lido

Rilassati, abbronzati, in vena di facezie: così i due divi americani hanno intrattenuti i cronisti in conferenza stampa per la presentazione di The Terminal.

Una grande apertura, quella della 61. Mostra del cinema di Venezia, con il lancio del nuovo film di uno dei maestri dei nostri tempi, Steven Spielberg. The Terminal è la storia di un turista proveniente dall'est europeo che resta bloccato nello scalo internazione di un aeroporto stelle e strisce: nel suo paese ha appena avuto luogo un colpo di stato, così non può né ripartire, né entrare in USA. Ma ecco come lo stesso Spielberg e il suo protagonista, il due volte premio Oscar Tom Hanks, hanno risposto alle domande dei giornalisti accorsi al Lido per l'occasione.

Hanks, ci può parlare dei personaggi da lei interpretati fino ad oggi? Hanks: Devo dire di essere stato molto fortunato. Sono un'artista che lavora della propria arte... Non avrei mai creduto di avere la possibilità di interpretare tutti quei ruoli meravigliosi ruoli. Devono essersi sbagliati a Hollywood!

Il personaggio protagonista di The Terminal è relmente esistito? Spielberg: Diciamo che il fatto è successo davvero, a Parigi. Quest'uomo è rimasto per un anno recluso in un'area dell'aeroporto Charles De Gaulle. Dopo essere stato "liberato", però, scelse di rimanere ed è ancora là! La vicenda umana però non è ricalcata sulla sua, ne abbiamo solo preso ispirazione.

La sequenza con la telecamera a circuito chiuso è un omaggio a Jacques Tati? Spielberg Sì, è un omaggio a Tati, ma molto di essa è dovuto alla capacità di improvvisazione ed alla creatività di Tom. Abbiamo giocato molto nell'enorme set del terminal. Tom è una fucina di idee.

A proposito del set, è impressionante. Com'è stato realizzato? Spielberg: E' un set meraviglioso. Il più grande nel quale abbia lavorato per tutti i miei film. Quando ce l'hanno consegnato è stato come ricevere un regalo.

Il film può essere letto come una critica alla politica americana sull'immigraziane? Spielberg: Io non la vedo così. In fondo Viktor va negli Usa per un motivo romantico, quasi fantastico e poi decide di tornare nel suo Paese. Diciamo che durante quell'esperienza ha modo di vedere molto dell'America...

Cosa preferite tra commedia e dramma? E, tra i film che avete fatto, queli amate particolarmente? Spielberg: Più che al genere, quando decido di fare un film guardo alla storia che c'è da raccontare; deve sorprendermi, commuovermi e cambiarmi.
Non penso che ci sia un film che mi rappresenti più di altri, ma senz'altro mi sento mi sento particolarmente legato a Schindler's List e a Salvate il soldato Ryan.

Hanks: Preferisco i film che ritraggono la vita umana e che esistono in funzione di essa. Non ho un mio film preferito.

Il cinema rappresenta ancora una via di fuga da una realtà sempre più sgradevole? Spielberg: In un certo senso è così. Nei momenti più tristi e difficili, Hollywood è lì, a riprodurre la realtà aiutandoci a comprenderla o per regalarci una via di fuga da essa.

Spielberg e Hanks raccontano The Terminal al Lido
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