Parla con lei

2002, Drammatico

Recensione Parla con lei (2002)

Uno splendido gioco di specchi in cui storie ed immagini si riflettono una nell'altra, e soprattutto, per il regista spagnolo, un'altra storia sospesa tra palcoscenico e realtà.

Specchi di celluloide

Il sipario si alza a mostrare una donna vestita di bianco: ha i lunghi capelli sciolti ed il viso segnato dalla disperazione. Ad occhi chiusi, la donna attraversa il palcoscenico ingombro di sedie, e poi si scaglia contro una parete, come una mosca che cerca di uscire da una stanza chiusa. Dietro di lei appare un'altra donna vestita di bianco che ripete gli stessi gesti, più lentamente, come se fosse un'eco lontana e sbiadita del suo dolore cieco. Entrambe, quindi, attraversano ancora il palcoscenico, stavolta più rapidamente, mentre un uomo sposta le sedie dal loro passaggio per evitare che si facciano del male. Due spettri danzanti, due donne che cercano di uscire da una stanza facendo forza unicamente sulla vita che scorre nelle loro vene, ma non sui propri sensi, completamente annullati. In sala due spettatori osservano quella danza eterea, la lotta di due donne contro il nulla: Marco e Benigno sono seduti uno accanto all'altro e non sanno che sul palcoscenico si rappresenta simbolicamente la loro storia; perchè Parla con lei di Pedro Almodovar non è altro che uno splendido gioco di specchi in cui storie ed immagini si riflettono una nell'altra, e soprattutto, un'altra storia sospesa tra palcoscenico e realtà.

Con una manciata di tasselli di vita e di cronaca - tra cui un amore finito male e le storie di due donne, una risvegliatasi dal coma dopo sedici anni e un'altra svegliatasi da uno stato di morte apparente dopo essere stata stuprata dal custode del cimitero - Almodovar realizza uno splendido caleidoscopio in cui gli elementi principali si sdoppiano vertiginosamente fino a formare una sorta di mosaico emotivamente complesso e ricco. Uno degli elementi principali di questo caleidoscopio è la Vita, la realtà di due donne obbligate ad un sonno cupo e misterioso che sembra essere l'anticamera della morte, e poi c'è lo Spettacolo, la finzione: una vita parallela a quella reale e che si svolge sul palcoscenico. Nei film di Almodovar c'è sempre la possibilità, per i protagonisti di vivere una vita reale ed una immaginaria che pur contrapponendosi confluiscono l'una nell'altra: dal set del B-Movie di Lègami! alla sala di doppiaggio di Donne sull'orlo di una crisi di nervi in cui i protagonisti si dichiarano amore prestando le voci ai personaggi sullo schermo, dopo essersi lasciati nella vita reale, poche ore prima. In Parla con lei, Almodovar racconta le storie dei suoi personaggi alternandole a spettacoli che sono allegorie delle stesse e che si svolgono sotto i riflettori.

Benigno è un infermiere che passa gran parte delle sue giornate accanto ad Alicia, una ragazza in coma che conosceva prima dell'incidente perchè la osservava dalla finestra di di casa sua mentre lei si librava leggera durante le lezioni di danza. Benigno vive la sua femminilità attraverso Alicia: non ne è propriamente innamorato, ma d'istinto sceglie lei come donna simbolo del suo lato femminile: le dedica tutto sé stesso, la cura, la trucca, la pettina, le parla della propria vita ed al tempo stesso ne fa uno specchio dei propri pensieri e della propria anima, concretizzando e vivendo, seppur indirettamente, una femminilità idealizzata e sognata. Dopo la morte di sua madre, cui riservava le stesse attenzioni e le stesse cure, Benigno sente di aver trovato in Alicia una nuova ragione di vita, più concreta e meno effimera e la ragazza accoglie in silenzio le sue confidenze ed al tempo stesso diventa la sua voce. Se Alicia è contenta o triste è Benigno a comunicarlo agli altri: per lei e per lui stesso.

La storia di Alicia e Benigno si riflette in quella di Lydia e Marco, e come tutti i riflessi di specchio ne è l'opposto: Lydia Gonzalez, interpretata da una splendida Rosario Flores, è una toreador che si muove con grandi difficoltà in un ambiente maschilista, una donna forte che ha scelto di seguire le orme del padre, una donna coraggiosa e fragile al tempo stesso, che non ha paura di affrontare sei tori nell'arena, ma ha il terrore dei serpenti e il cuore spezzato da un amore finito male. Marco è un giornalista che la incontra per proporle un'intervista e se ne innamora. Durante una corrida, Lydia verrà travolta da un toro e andrà in coma. La sua stanza d' ospedale è vicina a quella di Alicia: assieme le due donne danzano nel loro limbo cercando di superare gli ostacoli della vita quotidiana ed affrontano la morte, lottando per rimanere in vita, e i loro due uomini, Benigno e Marco, sono spettatori e protagonisti delle loro esistenze, come lo erano di Cafè Muller la coreografia di Pina Bausch che apre il film e che introduce la prima parte del film, in cui Alicia e Lydia lottano silenzosamente per uscire dal coma.

La parte centrale del film di Almodovar si apre con le scene del film muto L'amante menguante un piccolo gioiellino di cinematografia, una poesia in bianco e nero che il regista spagnolo ha inserito nel film per anticipare quel che sarebbe successo tra Benigno ed Alicia. Benigno durante tutto il tempo passato accanto ad Alicia, ne ha assimilato gli interessi per il cinema muto e per la danza. L'amante menguante si conclude con la scena di un uomo alto quanto un dito che entra nel sesso della propria amata mentre questa è a letto e dorme: Benigno non riesce a dimenticare questa scena ed un giorno rompe il tranquillo gioco di specchi tra lui ed Alicia, semplicemente possedendola, entrando dentro di lei. Per anni ha visto Alicia come una possibile immagine di sé stesso al femminile, un'immagine tangibile e lontana al tempo stesso: dal giorno in cui vede quel piccolo uomo in bianco e nero sparire in un enorme sesso femminile, decide istintivamente di raggiungere e far sua la femminilità di Alicia attraverso quel che si potrebbe definire il centro di essa. La tradizione popolare dice che quando si rompe uno specchio si preannunciano sciagure, e come in una fiaba l'incantesimo di Benigno si spezza ed egli è costretto a separarsi dalla sua Alicia.

La terza ed ultima parte di Parla con lei si conclude con la catartica Musarca Fogo, un'altra coreografia di Pina Bausch: c'è una donna che si tuffa in un un mare di mani che la sostengono, l'ambientazione bucolica suggerisce un'idea di rinascita, di un dolente ritorno alla vita. In platea, accanto a Marco c'è Alicia.
I loro sguardi si incrociano e si intuisce come potrà continuare la storia.

Almodovar si conferma ancora una volta un genio nel suo personalissimo stile e dopo Tutto su mia madre firma un altro melò intriso di colori forti ed emozioni intense, ma non privo di quella graffiante ed eccessiva ironia che contraddistingue tutti i suoi lavori; Parla con lei è un film straordinario che mette in scena senza falsi pudori e ipocrisie, il dolore e la sofferenza della vita, ed ancora una volta i segreti dell'animo femminile, stavolta raccontati da due uomini: uno straordinario Javier Càmara e Darìo Grandinetti, rispettivamente nei ruoli di Benigno e Marco: due uomini che danno vita ad un lungo monologo nonostante il silenzio delle loro donne, due uomini tra cui si viene a creare un legame speciale, quasi fossero amanti. Tra le attrici spicca una splendida Geraldine Chaplin in un ruolo piccolo e intenso, poi Rosario Flores e Leonor Watling nei ruoli di Lydia e Alicia due donne che dalla silenziosa prigione del coma, parlano di sé stesse in un lungo racconto a labbra chiuse e cuore aperto.

Recensione Parla con lei (2002)
Fabio Fusco
Redattore
5.0 5.0
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